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Nessuno ‘parla’ (e fa ‘per’) scuola E’ (‘unica’) chiave crescita (futura)

novembre 23, 2012 di Redazione 

Qualora un governo non avesse idea di cosa fare, e volesse comunque avviare la propria azione, ‘investendo’ (risorse o comunque energie, progettualità, rinnovamento – nel senso dell’ispessimento – di qualità) nei percorsi formativi (dei giovani e non solo), saprebbe di avere comunque cominciato a perseguire il bene e la costruzione del futuro del proprio Paese.

Forse non ci si rende conto dell’importanza dell’istruzione e dell’educazione per la stessa resa (economica) di una Nazione. Eppure il ‘rapporto’ è ben visibile nella vita di ciascuno di noi: siamo tanto più liberi, possiamo fare cose tanto più grandi e – quindi – significative ‘anche’ per il nostro Paese, quanto più – o, piuttosto, ‘meglio’ – abbiamo studiato, conosciuto, abbiamo fatto esperienze (e tutte le esperienze diventano ‘formative’ quando si affrontano a partire dalla base di una solida cultura), imparato a pensare (soprattutto – più potente strumento misconosciuto nel nostro attuale modello di istruzione – grazie alla scrittura).

E dunque è evidente che una comunità nazionale prometterà di diventare tanto più grande, quanto più questo sarà stato offerto ai propri giovani – classe dirigente di domani – senza cader nell’errore di ‘dedicarsi’ soltanto a curare i ‘primi della classe’: in primo luogo, perché non è detto che essi siano veramente quelli ‘giusti’: cosa che si rivelerà solo col tempo (e tanto più e ‘meglio’ quanto più la ‘semina’ sarà stata ampia e la fiducia data ai nostri ragazzi – perché di questo, si parla – sarà stata generosa e lungimirante); e poi perché una classe elitaria che non abbia ‘dietro’ – o, meglio, al proprio fianco – un popolo istruito, è una classe elitaria che non andrà lontano (certo, se poi ci si accontenta di coltivare il proprio – piccolo – orticello di interessi – particolari – essere la ‘sola’ istruita può bastare. Ma, in quel caso, c’è da dubitare che l’educazione ricevuta sia stata all’altezza delle aspettative).

Ma ancora più (al contrario) lontano andrà un Paese che sia esso stesso, una ‘classe dirigente’: ovvero un Paese il cui livello di istruzione ‘medio’ sia talmente alto da consentire a ciascuno di prendere parte alle decisioni – alle decisioni! E non soltanto alla loro ‘vidimazione’ – sul proprio futuro.

Perché, la Nazione dalla più grande tradizione al mondo – e dunque quella che più di tutte ‘promette’ di (di)mostrare ‘basi’ solidissime da questo punto di vista, che non aspettano altro che qualcuno le ‘innalzi’ in costruzioni futuribili – dovrebbe rinunciare ad una simile prospettiva?

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