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**Monti, Grillo e i rischi per il Paese**
LA POLITICA TORNI AD AGIRE (ORA!) PER IL BENE (ESCLUSIVO) DEGLI ITALIANI
di FRANCO LARATTA*

novembre 19, 2012 di Redazione 

A cominciare da questi restanti quattro mesi di legislatura che non possono essere trascorsi a dibattere (in televisione. Accentuando ulteriormente il senso di ‘esclusione’ e straniamento dei nostri connazionali) di leggi elettorali o del futuro (di cui agli italiani non importa nulla!) di Monti, ma piuttosto (essendo un tempo in realtà lunghissimo’, in Politica!) possono essere impiegati (intanto!) per ‘iniziare’ (unificando gli incentivi! Come chiede da mesi il presidente di Confindustria Squinzi) a riorientare il nostro sistema (integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale) nel senso dell’innovazione, introdurre (ai fini della crescita! Culturale e quindi tecnica e professionale dei nostri lavoratori e dunque della nostra economia) la formazione (leva decisiva di uguaglianza, di coesione e dunque, come detto, di sviluppo) in una non-riforma del lavoro (Fornero) che comporta, ad oggi – lo si sappia – un ‘nulla di fatto’ (non prevedendo null’altro che licenziamenti che, le prime sentenze lo hanno chiarito, non potranno essere eseguiti. E dunque promettendo di non rigenerare alcunché in termini né di occupazione né di crescita); indicare finalmente alle imprese quella strategia unitaria che esse (insensibili alle sirene dei liberisti – di professione) chiedono da tempo, inascoltate da un capo del governo che ha reso un servigio alla Nazione, ma la cui totale incapacità di immaginare (e praticare!) soluzioni (reali) – a cominciare da quegli editoriali pre-nomina nei quali, come abbiamo ricordato più volte, nemmeno sapeva ‘citare’ il relativo capitolo. Altro che “agenda Monti”! – lo rende in realtà inadeguato a risolvere definitivamente le difficoltà dei nostri attori economici (che ri-chiedono appunto al contrario il coordinamento della Politica!); tutto questo mentre molti italiani stanno (certo, anche a causa della crisi – in quanto tale. Che tutti gli altri governi del dopoguerra, va riconosciuto, non hanno avuto; e partendo, l’esecutivo dei professori, da condizioni molto peggiori da quelle di tutti i suoi predecessori. Ma il ‘problema’ è che non sta facendo ‘nulla’! Non che la situazione – nonostante gli interventi – non stia migliorando ‘abbastanza’) molto peggio di un anno fa, e 15 milioni di loro (15 milioni! In un Paese dell’occidente – e dell’Europa! – ricco e democratico – ? – come l’Italia) sono caduti in condizioni di (semi)indigenza. E’ dando quelle risposte, ora! (e non fra quattro mesi: le elezioni ‘servono’ a creare le condizioni perché tutto questo sia possibile, e non a dare un ‘senso’ – che non è quello! – a legislature che siano finalizzate soltanto a traghettare i propri protagonisti – che dovrebbero essere gli italiani! – verso quel – tutto loro – traguardo) che la Politica sgonfierà la bolla (che dipende da-lla mancanza di- tutto ciò!) del grillismo, e potrà garantire all’Italia – attraverso l’assunzione di responsabilità DIRETTA del suo principale partito – una leadership che – come dice Bersani – sia ad un tempo istituzionale e ‘rivoluzionaria’: di governo ‘e’ cambiamento. Che, in un Paese che parte da un handicap di trent’anni di arretratezza rispetto alle più moderne democrazie, sono poi la stessa cosa. Ce ne parla il deputato del Pd. di FRANCO LARATTA*

Il ritratto raffigura il parlamentare Democratico

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di FRANCO LARATTA*

Esattamente un anno fa di questi tempi nasceva il governo-Monti, figlio di un’azione coraggiosa del Presidente della Repubblica, di una forte pressione internazionale, nato dopo un’inedita reazione popolare che ha spinto Berlusconi a dimettersi: ho ancora davanti agli occhi l’immagine di quella folla di migliaia di persone che letteralmente si accalcavano davanti ai Palazzi romani del potere, gridando ‘dimissioni, dimissioni’ e ‘ vattene buffone’.

Esattamente un anno fa di questi giorni, il Paese affondava sui mercati, la credibilità internazionale era sotto lo zero, nelle casse dello Stato non c’erano risorse a sufficienza per pagare gli stipendi pubblici di dicembre!

Monti è stato bravissimo a ridare prestigio e dignità internazionali all’Italia, a tenere testa, insieme a Draghi, ai tedeschi che imponevano una violenta cura di rigore, lacrime e sangue; bravo a misurarsi con il dramma di un Paese che scontava- e sconta ancora- un decennio di errori, di orrori e di giganteschi ritardi: ancora nel 2011 per Berlusconi ‘la crisi è solo psicologica’, ‘Abbiamo i migliori conti d’Europa’.

Il Paese affondava come il Titanic, e il suo governo nascondeva gli effetti della più grave recessione degli ultimi 70 anni! Solo per avere ingannato il Paese, Berlusconi e Tremonti meriterebbero la galera! Il primo ha chiesto scusa di recente, il secondo fa un nuovo partito. Patetici entrambi.

Usciti dalla fase acutissima dalla crisi, rimangono gli ultimi mesi ancora di recessione: saranno tempi molto duri, con il Paese in ginocchio, le imprese in gravissime difficoltà, una disoccupazione devastante. Ma Banca d’Italia prevede che a primavera si esca dalla fase recessiva. Finalmente un raggio di sole.

Dal rigore al rilancio economico, dalle ‘lacrime e sangue’ alla speranza di ripartire. C’è poco tempo: poi il Paese rischia davvero. Fatti sacrifici immani, occorre puntare urgentemente alla ripresa, al sostegno alle imprese, al lavoro, ad una massiccia dose di nuova occupazione. E questo non lo può fare il governo tecnico, che di fatto ha esaurito già ora il suo compito. I segnali fortissimi e crescenti di contestazione pubblica, segnano la fine del gradimento popolare per i tecnici. Ma Monti ha fatto bene al Paese: diciamo che lo ha salvato dal disastro. Il suo governo un po’ meno, alcuni ministri sono da dimenticare. Ora è il momento di ritornare alla politica, ma alla buona politica.

A primavera si vota. Il rischio che dalle urne non esca con chiarezza chi ha vinto e chi ha perso è molto alto. Si teme un pareggio, grazie al fatto che con molta probabilità Pdl-Lega e Udc sono d’accordo nell’eliminare il premio di maggioranza dalla legge elettorale, cosa che di fatto impedirà al Pd di ottenere la forza parlamentare necessaria per dare vita ad un nuovo governo.

Il prossimo parlamento rischia di essere ingestibile: sono in arrivo, fra le altre cose, le truppe di Grillo: forse 150-200 deputati, la forza del secondo partito del Paese, che non saranno tanto una legittima opposizione, quanto una forza antisistema. L’obiettivo è quello di far saltare gli equilibri che da 70 anni hanno garantito il sistema democratico del Paese. Una rivoluzione vera e propria, dalle conseguenze imprevedibili!

Ma attenzione: Grillo intercetta il profondo malessere del Paese, dice molte cose giuste (seppure nella sua insopportabile volgarità), esprime il desiderio di un radicale cambiamento che è sempre più forte negli italiani. Ma porta con sé una forza non utilizzabile per il governo del Paese in questo delicatissimo momento storico, forse non utilizzabile nemmeno per il sistema democratico così come lo conosciamo oggi in Europa.

C’è una speranza: che i grillini eletti nelle istituzioni, alla fine si rivelino ben diversi da quello che impone il loro Fondatore e Capo supremo! I sindaci, i consiglieri regionali, i futuri parlamentari di 5 Stelle potrebbero essere cosa ben diversa delle ‘bestemmie’ che lancia il comico nei suoi comizi-show. Speriamo. Ma è anche possibile che nessuno abbia compreso che Grillo in realtà urli come un pazzo scatenato, solo perché ha sperimentato che questo sistema funziona, fa crescere il Movimento in voti e consensi popolari. Dietro, in realtà, potrebbe esserci, e forse già c’è!, un progetto politico, un’idea di Paese e di Europa, magari radicalmente diverso.

Il tutto è ovviamente da verificare, ma potrebbe perfino avere la forza di uno tsunami dopo un terremoto! E sarà con questo che dalla prossima primavera dovremo fare i conti.

Una cosa al momento è certa: i partiti tradizionali, ad iniziare dal Pd, che alla fine rimarrà l’unico vero partito nazionale che potrà guidare l’Italia, non potranno mai più essere quello che sono stati finora, non potranno più candidare personaggi impresentabili, né portare avanti idee e progetti vecchi e fuori dal tempo. Diversamente, la partita è già persa.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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