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***Il discorso di Gettysburg***
NESSUN AMERICANO SIA MORTO INVANO
di ABRAHAM LINCOLN

novembre 18, 2012 di Redazione 

Una Nazione nasce (sempre) da (almeno) un conflitto: tra nativi e colonizzatori, tra conservatori e pionieri, tra resistenze territoriali e tensioni federative. Gli Stati Uniti da un po’ di tutto questo: ed è per ciò che oggi sono la più grande (e compiuta) democrazia del mondo, ovvero la terra (promessa) della Libertà. Perché hanno sconfitto le resistenze che covavano al loro interno; e, sulla memoria degli americani morti per questo ideale, hanno costruito il loro futuro, il loro (comunque, grande) presente. Anche l’Italia ha avuto i suoi conflitti. E anche noi abbiamo una lunga tradizione di eroi che sono morti perché oggi, ciascuno di noi, potesse godere della libertà della quale continuiamo (sia pure – sempre più – parzialmente – ?) a godere. I partigiani della Resistenza al nazifascismo (padri della nostra Libertà! E che né la sinistra né la destra dovrebbero strumentalizzare o manipolare ai fini della loro – vuota – propaganda); coloro che, nel cinquantennio successivo, hanno dato la vita per vincere le resistenze che, in una eco profonda, perdurano – si potrebbe dire – dal giorno della marcia su Roma di Mussolini, che consegnò il Paese erede della prima civiltà umana moderna e dei fasti del Rinascimento, nelle mani della “carica di mediocri” (cit.) il cui (sotto)potere (in particolare a Roma, ‘città dei ministeri’) è la cifra di una parte (rilevante) del conflitto sotto il quale soggiace, a tutt’oggi, l’anelito dell’Italia a diventare finalmente una grande nazione moderna. Ebbene: questo accade perché mentre “noi” (?) abbiamo dimenticato – Giovanni Falcone, Paolo Borsellino – morti solo vent’anni fa! E completamente esclusi dal portato – reale! – della nostra vita comune – in nome di quelle resistenze! – Pier Paolo Pasolini, Giorgio Ambrosoli, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Antonino Cassarà, Pio La Torre – gli Stati Uniti, al contrario, sono nati sulle fondamenta sicure del ricordo (vivo!) di quei loro patrioti, senza i quali non sarebbero oggi il più grande presidio della Libertà dell’intera umanità. Una (ri)nascita (di quelle “grandi anime”, nel loro impegno per il proprio Paese) che ‘risale’ a colui che raccolse, Politicamente, l’eredità di quegli eroi, facendone la sintesi (che non significa ‘compromesso’! Degli – Alti – ideali) nel costruire l’America – liberale – moderna; il suo nome è Abraham Lincoln, e sebbene sia stato il primo presidente (Repubblicano) della Storia, ancora oggi si stenta (evidentemente) a relegarlo nel recinto di una parte. Perché il discorso tenuto sui prati di una delle battaglie-chiave della guerra di secessione, quella da cui (ri)nacque la federazione, è un richiamo a ragioni più alte di – e ‘(in)toccabili’ da – qualsiasi interesse (particolare o parziale), ad una unità che non è consistita soltanto in un gentlemen (?) agreement (di facciata) con cui sigillare l’esito (magari mal digerito) di una elezione presidenziale – unico “valore” – in realtà estetico, e quindi, preso di per sé, sterile – che sembra essere stato colto dalla politica politicante nell’ultimo confronto tra Obama e Romney – Ma da una reale condivisione delle ragioni della propria Storia e di un (conseguente! E non retrivo) comune orizzonte da perseguire, alla quale la Memoria – prima ancora che la propaganda, come minimo ‘fuorviante’, dei partiti – che essendo ‘presi’ soprattutto da loro stessi, spesso parlano a vuoto – può dare, come cerca di fare oggi il Politico.it riproponendo il discorso di Lincoln, un contributo decisivo. di ABRAHAM LINCOLN

Nella foto, Abramo Lincoln

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di ABRAHAM LINCOLN

Or sono sedici lustri e due anni che i nostri avi costruirono, su questo continente, una nuova nazione, concepita nella Libertà, e votata al principio che tutti gli uomini sono creati uguali. Adesso noi siamo impegnati in una grande guerra civile, la quale proverà se quella nazione, o ogni altra nazione così concepita e così votata, possa a lungo perdurare.

Noi ci siamo raccolti su di un gran campo di battaglia di quella guerra. Noi siamo venuti a destinare una parte di quel campo a luogo di ultimo riposo per coloro che qui diedero la vita, perché quella nazione potesse vivere. È del tutto giusto e appropriato che noi compiamo quest’atto. Ma, in un senso più vasto, noi non possiamo inaugurare, non possiamo consacrare, non possiamo santificare questo suolo.

I coraggiosi uomini, vivi e morti, che qui combatterono, lo hanno consacrato ben al di là del nostro piccolo potere di aggiungere o detrarre. Il mondo noterà appena, né a lungo ricorderà ciò che qui diciamo, ma mai potrà dimenticare ciò ch’essi qui fecero. Sta a noi viventi, piuttosto, il votarci qui al lavoro incompiuto, finora così nobilmente portato avanti da coloro che qui combatterono.

Sta piuttosto a noi il votarci qui al gran compito che ci è di fronte: che da questi morti onorati ci venga un’accresciuta devozione a quella causa per la quale essi diedero, della devozione, l’ultima piena misura; che noi qui solennemente si prometta che questi morti non sono morti invano; che questa nazione, guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà; e che l’idea di un governo di popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a perire dalla terra.

ABRAHAM LINCOLN

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