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M. ‘coglie’ sfida euromediterranea Ma perché cominciare da Algeria?

novembre 15, 2012 di Redazione 

Sconcertante che il presidente del Consiglio, pur raccogliendo – utilmente! Per l’Italia – la sollecitazione de il Politico.it (per una maggiore integrazione euro-mediterranea-africana nella chiave di un possibile progetto di sviluppo comune che tenda a rimettere al centro – degli scambi economici e culturali mondiali – il nostro Sud a cominciare dalla Sicilia; cosa che gli va al di là di tutto riconosciuta) lo abbia fatto andando a ‘parare’ sull’unico paese (non ‘attraversato’ dalla Primavera araba), quello ‘presieduto’ da Bouteflika (eletto l’ultima volta con il 90% dei voti: il che la dice lunga sul grado di libertà – democratica – dello Stato algerino), i caratteri della cui ‘democrazioide‘ si ‘esauriscono’ (in tutti i sensi?) in una libertà di espressione compressa e in una sorta di ‘Stato di polizia’ in cui molti avversatori del regime vengono sottoposti a tortura o fatti sparire.

Nella totale continuità, del resto, della politica estera italiana dalla fine della Prima Repubblica in poi, che ha spesso prediletto rapporti privilegiati (anche) con i dittatori (infischiandosene delle condizioni dei popoli che vi erano sottoposti) – come nei casi di Gheddafi o Mubarak, ma anche, con Berlusconi, di Putin e persino di Lukaschenko – salvo poi lavarsene le mani e arrivare a partecipare agli attacchi militari su quei Paesi quando i nostri (?) interessi non collimavano più con i loro.

Una scelta che contraddice ogni possibile forma di opportunismo (storico), che avrebbe suggerito di immaginare questo sforzo (finalmente per la crescita!) a cominciare all’Egitto, dalla Tunisia, dalla Libia (!).

Che hanno però appena vissuto una rivoluzione – come quella che il governo italiano ‘dimentica’ di sostenere in Siria, dove continuano le stragi a danno della popolazione civile. Nel nostro più totale disinteresse – e in cui perciò si ‘mescolano’ culture laiche e religiose (ma) tutte a chiara impronta (o almeno tensione – più o meno – progressista e) democratica.

E che forse, proprio per questo, sono stati scartati dallo stesso Monti, che qualche mese fa – come ricorderete – fece capire (altrettanto freudianamente) di considerare un “intralcio” – disse proprio così – i Parlamenti eletti dai cittadini, ai fini – s’intende - della governance (tecnocratica) del Vecchio continente.

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