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(Sola) produttività porta più profitti Competitivi valorizzando Persone

novembre 12, 2012 di Redazione 

L’accordo (e – la reale opportunità per rendere il nostro sistema più competitivo e non ‘solo’ più produttivo; ovvero per migliorare la qualità dei nostri prodotti e della nostra presenza sul mercato e non soltanto per diminuire i costi, e quindi aumentare i profitti, dei – soli – imprenditori) ‘regge’ soltanto se il governo (che già parla di “prodotto finito e autosufficiente”, come se potesse limitarsi a tagliare il cuneo fiscale in ‘cambio’ di maggiore libertà per le imprese di ‘impiegare’ – a proprio piacimento – i propri dipendenti), metterà in piedi (assumendosi le sue responsabilità – esecutive!) anche la parte del testo dedicata alla formazione e al raccordo tra sistema scolastico/ universitario e aziende.

Magari reintroducendo un capitolo-ricerca – e innovazione! – che è completamente sparito dall’orizzonte di un esecutivo che, del resto, dovrebbe occuparsi di governare, e non di ‘far governare’ – per scaricare su di loro la propria (ir)responsabilità di non sapere che pesci pigliare – e ciò nonostante di progettare improbabili (nel senso di poco credibili) secondi mandati – le parti sociali.

Altrimenti l’accordo sulla produttività costituisce soltanto una (ulteriore) prova di deregulation che, togliendo risorse (in tutti i sensi) ai (veri) fautori della produttività (e della – più importante – competitività!) delle imprese – i lavoratori – a lungo andare, complice magari anche – una rispolverata. Ad opera di un Monti-bis? Ad – una riforma del lavoro che progressivamente torni a cercare di consentire maggiore libertà di licenziare, ridurrà il valore competitivo – cioè di innovazione! Che non può che passare per la formazione delle – nostre! – risorse umane – delle imprese italiane (che nella loro modulazione più competitiva – quella dei Piccoli – chiedevano infatti l’esatto opposto. Ovvero una strategia incentrata, appunto, sull’innovazione).

Senza valorizzare questo straordinario patrimonio dell’Italia – i nostri ‘operai’, ovvero tutti noi – che marciranno (immobili nelle loro ‘precedenti’ – cioè ataviche: nel Paese occidentale dal più alto tasso di analfabetismo di ritorno (‘del mondo’) – condizioni ‘culturali’ – e quindi tecniche e professionali) sotto i colpi del liberismo d’antan di Monti, pronto a rispondere alla crisi dovuta all’eccessiva preminenza dell’economia (finanziaristica) sulle Persone, rafforzando – nel nostro Paese! – quel predominio dal quale stanno oggi scappando persino i (più liberisti! Sia pure a modo loro) cinesi, che hanno visto a causa ‘sua’ ridursi fortemente la propria prospettiva di crescita; uccidendo così quella coesione (che ‘richiede’ in primo luogo la (ri)elevazione della qualità del nostro ‘personale’! Perché tutti possiamo diventare ‘più bravi’ e quindi più competitivi: e non il contrario!) che rappresentava uno degli ultimi fattori di tenuta della nostra già provata (dall’immobilismo del governo) economia reale.

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