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Restituire alla (sua) bellezza Roma Giusta idea Alemanno ricostruire

novembre 11, 2012 di Redazione 

Due anni fa, quando propose l’ab- battimento dei casermoni delle periferie e la (loro: di quei quartieri) ricostruzione all’insegna della bellezza, il sindaco di Roma Alemanno fu travolto dalle polemiche. Non sappiamo quanto fossero pretestuose, di certo non erano corrette. Perché, come diceva Pasolini, Sviluppo non è uguale a Progresso e lo sviluppo – pure, benemerito: se è vero che a tutt’oggi continuiamo a vivere di rendita grazie alle conquiste di quel periodo, quando l’Italia divenne la quinta potenza economica del mondo, rialzandosi in piedi – in poco più di dieci anni! – dalle macerie della guerra – conosciuto dal nostro Paese negli anni ’60 fu foriero di devastazione (delle nostre città, del nostro territorio) e/ anche perché, alla fine, cadde preda degli interessi (particolari) di quelli che venivano chiamati palazzinari (oggi sarebbero i furbetti del quartierino).

L’urbanistica del futuro, in Italia, Paese della Bellezza, non può dunque che passare attraverso demolizione e ricostruzione: all’insegna di canoni nuovi e, perché no, immaginati in un concorso di genialità creative alle quali venga però data la regola infrangibile che il ‘nuovo’ – o, perché no, i nuovi; ma senza farci prendere dalla smania dell’estetismo – peggio che mai se pre-moderno – fine a se stesso – stile architettonico italiano dovrà essere ispirato ad una nuova estetica (cioè ad un’etica) delle Persone, per piegare le Città (del futuro) alle nostre esigenze e non il contrario; e per restituire al Paese della vita bella – quella nella quale le persone si possono ancora guardare negli occhi – dello stile mediterraneo, della buona cucina, della bellezza artistica e architettonica (del passato), del territorio (compreso quello incontaminato, da non toccare in nome di uno sviluppo, appunto, fine a se stesso e senza via d’uscita) più bello del mondo (ma l’avete mai visto il Golfo di Napoli?), un’immagine che esalti e non contraddica questi suoi punti di forza.

Dunque Alemanno non solo non ha torto, ma – lo dimostra il fatto di aver colto questa necessità più di ogni altro amministratore di centrosinistra – anche se Matteo Renzi, a Firenze, si è già avviato su questa strada – al netto di qualche timidezza di troppo (dovuta ai ‘lacci’ di una rete clientelare che purtroppo avvolge il centrodestra romano e laziale dei Fiorito e, certo, anche della lottizzazione dei pubblici uffici della Capitale a cui il sindaco non sembra essere stato estraneo), di saper pensare nell’interesse dei suoi cittadini e, in ogni caso, della Nazione.

Naturalmente si tratta di contenere i disagi degli abitanti dei quartieri che dovranno essere via via rinnovati secondo una pianificazione prospettica e lungimirante che, vi preghiamo, chiunque sarà il prossimo sindaco di Roma dovrà immaginare insieme all’altra metà e pensando al bene esclusivo di quella che può tornare ad essere la città che per (il tedesco) Goethe era (senza confronti) la Capitale del mondo. E, magari, (di nuovo, in futuro,) d’Europa. Ma che deve, per questo, recuperare il gap in termini di trasparenza, modernità; appunto, Bellezza.

Si tratta di contenere quei disagi, dicevamo, ma la Politica non è (mai) mero ‘assistenzialismo’ (o è, appunto, carità, assistenzialismo, una proiezione – per quanto sacrosanta – privata e non pubblica), ma costruzione di qualcosa di più Alto e duraturo nel tempo che, senza mai travalicare i confini del rispetto e, anzi, della valorizzazione della vita dei cittadini di oggi, deve essere pensato ‘anche’ in funzione dei nostri figli, dei nostri nipoti – degli italiani di domani – e in generale di una Storia di cui abbiamo noi la responsabilità (di riprenderne il filo).

E’, in fondo, quella grandeur (che ha le sue radici, perché no, nel futurismo) che lo stesso Alemanno – il cui mandato come primo cittadino della Capitale ha avuto esiti controversi – attribuiva, filosoficamente, all’impostazione Politica della destra; e che un dialogo vero, disarmato e anche ‘spogliato’ di quel puritanesimo verbale (ma non del necessario rispetto) che proprio oggi Grillo e Casaleggio denunciano – giustamente – abbia contribuito a sterilizzare (per intromesso talk show – televisivo) il linguaggio e quindi la capacità (ri)generatrice della politica italiana, tra destra e sinistra – chiunque, ripetiamo, sarà il prossimo, o confermato, sindaco di Roma – tra tutti coloro che hanno a cuore il bene esclusivo della città più bella (e importante, se torniamo a prenderci cura – di Noi stessi) del mondo, può coniugare con quella sensibilità (‘immediata’) nei confronti delle Persone (più deboli) che può gettare le basi per la (ri)costruzione della più antica (e, ad un tempo, moderna) civiltà del pianeta. (M. Patr.)

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