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Export tedesco crolla. Problema I. Europa coordini ‘sue’ esportazioni

novembre 10, 2012 di Redazione 

L’export della Germania crolla. Hurrà. Il Paese più competitivo d’Europa finalmente rallenta e noi ci sentiamo un po’ meno piccoli. Senz’altro, coloro i quali in questi mesi sembravano non aspettare che questo. Già. C’è però il “piccolo problema” che se la Germania affonda, non ci sarà poi nessuno che reggerà il peso del nostro perdurante immobilismo; se la ‘locomotiva d’Europa’ si ferma, il resto del ‘treno’, destabilizzato dall’irresponsabilità di classi dirigenti che continuano a mettere la prospettiva miope di un proprio interesse personale davanti al bene della nostra Nazione – come? Ad esempio glissando completamente sul tema – posto in questi giorni da il Politico.it – della necessità di intervenire IMMEDIATAMENTE – e non “dopo il prossimo vertice europeo” – per sbloccare la nostra economia, preferendo (annunciare una ripresa subito smentita dall’Istat nel 2013, e) continuare a discutere di leggi elettorali – discutere, non approvare: se non norme capestro – e antidemocratiche: molto più di un premio di maggioranza persino eccessivo! Perché pensato nell’interesse di tutti e non di una parte, come invece l’elevazione della soglia per ottenerlo – a vantaggio di chi non potrà vincere alla prossima tornata elettorale (e pensata per “perdere meno”, e potere comunque così continuare a condizionare – ad impedire – il cambiamento) – rischia di deragliare.

(Oppure) occupandoci – invece di dare risposte reali sulle loro vite ai nostri connazionali! – circa la disponibilità di Bersani ad avere o meno nel proprio, possibile governo, gli attuali ministri “Fornero e Passera” (!).

Ma a noi, agli italiani (che il nostro giornalismo dovrebbe servire, e non fuorviare – ‘come’ la Politica) che non ce la fanno a vivere – ma anche quelli che ce la fanno! – cosa può importare di ‘questo’ – e varrebbe naturalmente per qualsiasi altra personalità – ?

A noi – come ad ogni cittadino responsabile (di se stesso!) – non possono che interessare le (sole) soluzioni; le scelte concrete per uscire dalla crisi. Perché questa, e non la chiacchiera politicante, è la Politica! E bisognerebbe che ci si assumesse la responsabilità anche di rispiegarlo agli italiani, oggi ipnotizzati davanti alla foga – narcisistica – degli attuali sostenitori di loro stessi alla guida di quello che è stato, e può tornare ad essere, una volta che si sarà liberato di questa ‘zavorra’ antipolitica – che è questa! E non il civismo – sia pure con retrogusto populista – del suo (solo) leader – del Movimento 5 Stelle – il Paese più avanzato del mondo.

Oggi condannato ad una ormai trentennale arretratezza (mentre gli altri Paesi vivono nella modernità!) da questi signori che continuano a mettere tutto questo, dicevamo, davanti all’assunzione di responsabilità di assumere scelte CONCRETE – e di ampio respiro, che mirino a reimpostare organicamente e, ad un tempo, complessivamente e unitariamente la direzione di marcia, e non soltanto a mettere una toppa (o a toglierla…) qua e là – per la costruzione del nostro futuro.

In tutto ciò, che la Germania rallenti, non è un bene (perché farebbe sembrare meno grandi i nostri problemi; e farebbe “finire l’arroganza dei nuovi padroni dell’Europa”); è la prima pietra, se non ci muoviamo subito, della (de)costruzione del nostro (definitivo) fallimento.

Ma la cosa più importante, come sempre, è individuare una soluzione. Perché, mentre si affrontano i limiti della NOSTRA economia – che troveranno risposta solo da NOSTRE assunzioni di responsabilità Politiche, e non aspettando che calino dall’alto da Bruxelles o Francoforte – e tenendo bene a mente che l’export non dipende soltanto da quello che stiamo per indicare, ma (oltre che dalle dinamiche congiunturali del mercato) dalla qualità e del tasso di innovazione della nostra produzione, e dunque continuando a richiedersi quell’impegno in questo senso di cui abbiamo parlato in questi giorni – perché non ci facciamo carico di suggerire ai nostri fratelli europei di cominciare a strutturare la possibile unità Politica del Vecchio continente, non, a partire da (lontane. Da tutti noi) norme finanziaristiche e di bilancio (pure necessarie, ma non prioritarie – per l’uscita dalla crisi), ovvero da sovrastrutture che allontanerebbero ancora di più i cittadini dalle loro istituzioni, ma, al contrario, dall’urgenza di reagire a questo crollo dell’export della Germania (che è, come detto, un problema europeo!, e non soltanto, revanscisticamente, tedesco), immaginando di portare (e di far così penetrare – maggiormente) insieme l’immagine e la spendibilità dei nostri marchi sui mercati asiatici e non solo, (eventualmente costituendo un ministero per il commercio estero europeo, ma soprattutto) organizzando una rete di ‘ambasciatori’ (industriali e commerciali. Che coordinino l’attività -di espansione-, unitaria!, (per)ché dovrà, come abbiamo indicato, essere sempre più integrata) delle imprese europee nelle nazioni nelle quali vogliamo esportare i nostri (sempre più innovativi) prodotti, compiendo così anche un passo in avanti concreto (e/ perché necessario, e dunque incisivo e futuribile) per l’integrazione politica del Vecchio continente?

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