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Verso (vera) ‘Politica dei cittadini’ Oggi ‘governo’ declassato a show

novembre 7, 2012 di Redazione 

Il vero problema della riforma della legge elettorale passata a maggio- ranza, è che i cittadini non sanno più distinguere tra le responsabilità dei diversi partiti. Se ciascuno di noi attribuisse il ‘giusto merito’ ad ogni nostro rappresentante, il tema della legge elettorale come fattore decisivo nella formazione delle alleanze e dei governi cadrebbe, e le nostre istituzioni sarebbero immediatamente più ‘efficaci’ e rappresentative.

Carlo e Giuseppe

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D’accordissimo sul principio di ‘responsabilità’ (da praticare più che da ‘riconoscere’ tout court nelle potenzialità e nelle scelte dei partiti,) di tutti noi per quello che succede ‘nel palazzo’.

Se ci ritroviamo nella condizione attuale, al ‘culmine’ (si fa per dire) di trent’anni di declino e con una classe dirigente (?) autoreferenziale e che mira (oggi) solo alla propria ‘conservazione’, la colpa è ‘nostra’ (per)ché – in particolare – abbiamo trasformato (o accondisceso – più o meno consapevolmente – a che venisse trasformata) la politica in uno ‘show’, al quale (come appunto dicevate sostanzialmente voi due parlando dell’importanza del voto e di quella necessaria distinzione tra le forze politiche e ‘nostra’ responsabilizzazione) assistere passivamente battendo le mani in segno di assenso o dissenso ma senza renderci conto che, invece, di quello ‘spettacolo’ (che non è tale) i ‘registi’ (e anche gli attori! Perché non esiste una ‘politica’ intesa come ‘classe’ o ‘casta’ chiusa che ‘possa’ eternare se stessa, magari persino nei casi estremi procedendo a forme di trasferimento di potere di carattere ereditario e familistico – come qualcuno pure sembra aver già cominciato a praticare – sia pure ancora nell’ombra – visti i molti parenti e amici dell’uno o dell’altro eletti – o ‘piazzati’ – a vari livelli – alla quale il resto del Paese sia fatalmente ‘estraneo’: ma, al contrario, la Politica – come lo Stato -) siamo noi.

La ‘spettacolarizzazione’ (e correlativa sterilizzazione) della Politica, del resto è dovuta anche – secondo noi – a quello che chiamiamo il ‘collateralismo’ del giornalismo italiano rispetto all’autoreferenzialità dell’attuale (generazione al potere e) classe dirigente: avere sostituito – a partire dall’introduzione dei retroscena – la Politica con il famoso ‘teatrino’, in cui non contano le decisioni, le scelte, i contenuti, ma (soltanto) i personalismi. Da cui un’attenzione di tutti a questo aspetto, e il nostro totale ‘distoglierci’ dalla propria (nostra) responsabilità di pensare solo a ciò che si possa fare (concretamente) per perseguire il nostro bene (comune).

E’ chiaro che si tratta (anche) di un circolo virtuoso (o vizioso a seconda di come lo si approccia): se il Parlamento è popolato di personalità becere (come quello di oggi; c’è chi infatti arriva a sostenere che debba essere la fotografia pedissequa del Paese, con il suo meglio ma anche con la sua feccia – in quest’ultima legislatura, da questo punto di vista, certo non rimasta priva di rappresentanza), ciò avrà ricadute sulla qualità della Politica ma anche dell’informazione e in generale di tutto ciò che contribuisce a determinare la formazione dell’opinione pubblica, e quindi (la vita ma anche) le scelte (Politiche) dei cittadini; che quindi saranno portati a reiterare (aderendovi; sia pure magari storcendo il naso e senza accorgersi, polemizzando per esempio ‘con’ questo o quel politicante, di stare in realtà in quello stesso momento – mettendo ‘lui’ al centro della scena – legittimando o ‘stuzzicando’ la sua propensione a farsi i propri affari e non quelli dell’Italia) questo ‘sistema’, senza riuscire più ad uscirne.

Come lascia intendere però voi stessi, quando dice che i cittadini vanno “educati” a quel tipo di approccio alla Politica, tutto passa per le nostre mani ma l’assunzione di responsabilità ‘decisiva’ è, inevitabilmente, nella leadership di un partito o di una personalità o di un gruppo di personalità, senza la quale nessun movimento – tanto meno dal basso – riuscirà mai a rompere quel circolo vizioso e a (ri)generarlo in virtuoso.

Ed è in questa prospettiva che noi ci ‘concentriamo’ sul Pd (che dovrà essere): attribuendo a lui (cioè a tutti noi), (unica) ‘forza’ che incarna l’area di opinione e sensibilità più onesta e responsabile del Paese, il compito di fare tutto questo (da cui anche un nome ‘Democratico’ che – gli attuali dirigenti sembrano dimenticarlo un po’ troppo spesso – riguarda specificamente questa ‘funzione’ che è poi un tutt’uno con lo sforzo – più classicamente ritenuto ‘Politico’ – di far uscire l’Italia dalla crisi – economica e, però, appunto, anche sociale e culturale).

Di qui anche le nostre ‘arrabbiature’ rispetto alle (mancate) scelte di Bersani, che ci sembrano – molto sinceramente -, al momento, il vero punto di caduta della (urgente) piena espressione di quella ‘potenzialità’.

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