Top

Casini tradisce ancora una volta Bersani Ex Cdl si vota legge elettor. a piacimento Umiliato (di nuovo) primo partito italiano Intanto Monti non governa, Italia affonda (anche se premier ora finge non vedere) Pd tolga (adesso) sua fiducia a esecutivo Si vada a un voto troppo a lungo rinviato (che è regola – sospesa – in democrazia!) Restituendo dignità a un Parlam. abusato E una Politica (vera) al Paese (in declino)

novembre 6, 2012 di Redazione 

Il segretario di se stesso brilla soltanto per la propria passività (e correlativa arrendevolezza). Mentre si disputano primarie in cui pretende il voto per essere candidato del centrosinistra a Palazzo Chigi, Bersani, leader (?) del primo partito italiano, fa affondare il Pd sulla riforma della legge elettorale – da cui dipende la possibilità  - di chiunque vinca! – di tramutare quel vantaggio in una effettiva possibilità di governare – votata a maggioranza (contro il parere, ripetiamo, del primo – e non di poco! Il doppio del Pdl, ultimi rilevamenti alla mano – partito del Paese secondo tutti i sondaggi) dalla vecchia Casa delle Libertà, puntellata da un Udc che – come sempre – agisce per la sola, propria convenienza di parte, a dispetto di ogni forma di lealtà e di accordo pre-esistente. Qualunque cosa uscirà dal voto dopo questo blitz non sarà (stato concepito; o predisposto) per il bene dell’Italia (ma sulla base di interessi particolari). Se il Partito Democratico vuole davvero essere il partito della Nazione, e compiere la propria vocazione di incarnare il suo solo, esclusivo interesse, il segretario Democratico deve prendere coscienza che il problema è un Parlamento lasciato (dallo – stesso, ‘colpevole’ – Pd! Che ha fin’oggi disdegnato di assumersi fino in fondo la propria responsabilità) in balia di potenziali ‘autori’ di sbandate di segno unilaterale e fazioso come quella a cui abbiamo assistito martedì, che non vanno nella direzione ‘auspicata’ dalle forze più oneste e responsabili della Nazione, come non andrebbero in questa direzione altri sei mesi di (sicuro! Vista la sordità ad ogni appello e financo all’esplicazione specifica dei singoli passaggi da compiere per far uscire l’Italia dal pantano) immobilismo dell’esecutivo. E tutto questo (lo diciamo con dispiacere) nonostante il punto fermo messo sulla scadenza naturale della legislatura dal presidente Napolitano: ecco il ‘risultato’ (della loro pervicacia nel difendere i propri interessi), presidente: una nuova riforma elettorale (concepita; e votata!) a vantaggio (comunque la si pensi sugli attori in campo!) di una parte e non dell’Italia, con il Parlamento peraltro reiteratamente alla mercè di personaggi ambigui e sleali. Il governo Monti (questa legislatura, la stessa possibilità di questi ‘signori’ di esercitare una totale discrezionalità sulle vite degli italiani per avere mantenuto una preminenza parlamentare ottenuta ormai cinque anni fa e contraddetta da ogni successiva tornata elettorale! Quella stessa, vecchia maggioranza, peraltro, che ha portato il nostro Paese ad un passo dal fallimento! Quale livello di responsabilità può avere?) – per consentire la formazione, pure allora imprescindibile – a default ormai ad un passo che, allora sì, doverosamente sconsigliò l’immediato ritorno alle urne – del quale, si è convenuto di proseguire una legislatura altrimenti naturalmente conclusa – in un sistema bipolare! – dalle dimissioni del leader della coalizione vincente nel 2008(!) – il governo Monti, dicevamo, non fa da tempo (nulla) il bene dell’Italia. E tutti coloro che non vogliono che la prossima sia (al contrario!) una legislatura non (solo) di ‘ricostruzione’ ma di cambiamento (e la prima espressione di cambiamento sarà un governo che governi – nell’interesse di tutti gli italiani), approfittano della debolezza di Pigi, della sua ingenuità (politica), di una (ipocrita?) lealtà che nessuno però – a cominciare dal premier – che non ha fatto nulla per evitare la forzatura sulla legge per il voto – ? – mentre il leader del Pd molto ha fatto per salvare – immeritatamente – il suo governo che non governa – per non parlare, appunto, di Casini – ricambia. Perché il ‘cambiamento’ è (in questa fase storica, nient’altro che) governare per fare finalmente del nostro un (grande!) Paese moderno e ‘vincere’ (però, per questo) tutte le resistenze (non solo di carattere economico! Vedi editoriale di Angelo Panebianco qualche settimana fa sul Corriere) che hanno impedito finora all’Italia di poter aspirare ad essere quella ‘culla’ di una (possibile, nuova) civilizzazione (contro ogni modello puramente liberista che mira a reiterare invece il far-west che abbiamo conosciuto fino ad oggi; proprio ora che la comunità mondiale invoca invece un nuovo punto di riferimento – che per noi non può che essere rappresentato dall’Italia (e – dall’Europa)! – che indichi a tutti una via da percorrere che non sia la pervicace – ma non innocente – insistenza sulla strada che ci ha condotti nel disastro – che la motivano ad essere la sua Storia e la sua ineguagliata tradizione culturale), e di non rischiare un mese sì e l’altro anche (ancora oggi!) – miseramente – di fallire. Perché, si badi bene, è a quelle stesse resistenze che dobbiamo il nostro – enorme – buco di bilancio (e sarebbe ora di cominciare a chiamare quelle persone con il loro nome: criminali anti-italiani), se è vero che la conservazione (fine alla reiterazione delle – loro – rendite di posizione) non porta soltanto – direttamente – allo sperpero – alla ‘consumazione’ – delle nostre risorse; ma anche al congelamento di ogni Politica (vera). E dunque non solo al debito monstre, ma al – sempre meno ‘sostenibile’ – declino in cui ci siamo inoltrati da trent’anni a questa parte. Il bene del Paese, come abbiamo scritto più volte, ‘coincide’ (oggi) con l’interesse (“di parte” – ?) di un Pd che si deve fare ‘partito dell’Italia‘. Se non si vuole che per altri cinque anni (o almeno fino al sicuro, così – nella reiterazione dell’attuale immobilismo – fallimento di bilancio) il Paese sia ostaggio di forze conservatrici e dedite soltanto ai propri interessi (particolari), si dica finalmente la parola fine su di una legislatura ormai palesemente svuotata di senso e resa inutile (dall’immobilismo dei tecnici e dalla confusione della politica autoreferenziale: se persino lo stesso Casini ne chiede ora la chiusura anticipata! Ma solo perché – gli – conviene), che allontana sempre di più i cittadini (non dalle ‘istituzioni’ in generale ma dal Parlamento!, pietra angolare della nostra democrazia) e a fine gennaio o ai primi di febbraio si vada a votare per ridare (alla Lombardia, al Lazio, al Molise e) al Paese quello che l’Italia merita: un governo (e un Parlamento) che abbia(no) nella mente e nel cuore il solo desiderio di fare (disinteressatamente) il suo bene. O rischia di non esserci limite al peggio.

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom