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Un’economia della collaborazione Sistema scuola, formaz., imprese

novembre 5, 2012 di Redazione 

L’ideologia del governo Monti è quella del Paese-mercato: dove l’unica regola è la competizione (sia pure, sana e ‘regolata’) e il valore fondante è l’affermazione – meritocratica, per quanto con ancora qualche retaggio di conservatorismo elitario e aristocratico, quando non piegato alla strapotenza – che fa rima con strafottenza – dei partiti – dell’individuo, al fine dell’arricchimento (materiale. Individuale), quale che sia il percorso che si compie per arrivare a quel risultato ‘finale’, quale che ne sia il portato ‘culturale’, quali che siano i costi sociali (“umani”?) da pagare per giungere a quell’esito soddisfacente per il singolo e non importa quanto (non lo sia) per gli altri.

Ma questa è, oggi, anche l’ideologia meno redditizia – e produttiva – per l’economia di un grande Paese come l’Italia, i cui principali protagonisti della piccola e media imprenditoria, non a caso, chiedono l’esatto opposto; rifuggendo la tentazione di quel ‘licenziamento selvaggio’ – simbolicamente incarnato dal tentativo del governo, la scorsa primavera, di abolire l’art. 18 – che quegli stessi imprenditori ‘rispondevano’ non essere il punto della questione!

L’esatto opposto ha un nome: sistema-Paese. Sistema-Italia. Quella integrazione tra le forze, produttive e sociali, dell’Italia, all’insegna della coesione, basata sul coordinamento (da parte del governo) – nella costruzione di un nuovo sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale – attraverso anche la fusione/ costruzione di filiere dei nostri attori economici – sulla formazione (dei lavoratori. Per ‘rafforzare’ la coesione e tendere ad elevare la squadra-Italia, e non omologarla – ‘verso il basso’), che può consentirci di ottimizzare lo sfruttamento delle nostre risorse (prima di tutto, umane!) e preparare il terreno per una possibile, nuova ‘ripartenza’ economica.

Un’”economia della collaborazione” che richiede però un cambiamento di orizzonte culturale: se è vero che lo Stato non è (semplicemente) un “fornitore di servizi”, bensì la scelta di fare “un tratto di strada insieme“; e che il merito non è dato (soltanto) dalla competizione (sfrenata) tra gli attori in campo; ma dalla (ri)elevazione (anche, sul piano educativo e morale!) e dalla fornitura a tutti degli (stessi) strumenti (culturali. E non soltanto tecnologici…) per poter ‘competere’ alla pari, ma in un clima, appunto, così, di collaborazione e coesione, di convergenza, in cui ciascuno sia portato a riconoscere (e valorizzare. Nelle rispettive inclinazioni e competenze) lo stesso merito dell’altro, nella consapevolezza che la vittoria di tutti è una (più grande: della propria e solitaria – a discapito degli altri) vittoria di ciascuno di noi.

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