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***Il futuro dell’Italia***
NON FATE VIOLENZA IN NOME DI CRISTO
di GAD LERNER

novembre 5, 2012 di Redazione 

La religione non è l’oppio dei popoli. E’ la strumentalizzazione degli stessi appartenenti alla casta che hanno diffuso questa ‘diceria’, che trasforma la fede (o, meglio, il suo merchandising) in una (cieca) leva di sottomissione e, quindi, di determinazione (dal…basso) delle scelte delle Persone. Così come il presunto respiro ‘religioso’ di movimenti storici come quello stesso del nazismo (e le sue varianti italico-fascistoidi), costituisce, in realtà, una deformazione del cristianesimo – in salsa pagana – che sostituisce Dio con degli idòla, che come tutti i simboli para-religiosi pagani – a differenza della verità immutabile recata sulla Terra da Gesù – possono essere piegati a proprio piacimento e manipolati ad usum delle proprie convenienze politocratiche del momento. La (vera) fede non porta nessun estremista norvegese ad uccidere nessun altro essere umano; così come, evidentemente, a concepire olocausti. E non porterebbe nemmeno ragazzi in preda della frustrazione e della disperazione – quali sono i neo-fascisti anche italiani di oggi – a scegliere di ‘superare’ – o, meglio, di ‘anestetizzare’ – quella sofferenza dando sfogo al proprio odio – che è in realtà un odio verso la propria ‘taciuta’ – a loro stessi – inadeguatezza – verso gli altri immaginando (o, addirittura, praticando) forme di violenza (fisica o morale) nei confronti di cittadini nella gran parte incolpevoli della deriva nel senso dello svuotamento di valori della nostra società. Se solo la Chiesa, rinnovando il proprio linguaggio (oggi percepito come falsamente simbolistico, e proprio per questo manipolabile da chi non sa, o non vuole, coglierne il senso più profondo) avesse il coraggio di mostrare che la fede, essendo ‘apertura’ a Dio e non (tanto, o prima) all’uomo, ci può consentire di ‘sostenere’ la (nostra) inadeguatezza (degli altri) senza essere costretti a scavare un solco tra noi e loro, guidati e ‘difesi’ – nella nostra ‘integrità’ – dalla vicinanza di Dio, e anzi darci la forza di rappresentare per loro – senza cadere nel gorgo della violenza (di qualunque tipo essa possa essere) – un (nuovo) punto di riferimento, un inizio di un percorso verso la fede e Dio e dunque verso quella “società della collaborazione” - e non più della (sola) competizione – alla quale ci spinge tutta la tradizione cristiana, quell’odio, quella frustrazione, potrebbero essere superati verso l’esito di una comunità a misura d’uomo in cui non dover nascondere (dietro il paravento di ogni forma di violenza) i propri limiti e le proprie debolezze. E non dovremmo vedere più alcun bambino avere (da parte di adulti – ? – che confondono, appunto, la religiosità con il – vuoto – fanatismo) i capelli rasati per disegnare la forma di una croce, ennesima prova del paganesimo – e della mancanza di fede – di una parte dei (sedicenti) “cristiani” (che hanno dimenticato però Cristo e Dio) del nostro Paese di oggi. Gad ora, sull’episodio aberrante di cui è stato vittima il bambino di Caldogno. di GAD LERNER

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di GAD LERNER

La vicenda degli istruttori di nuoto di Caldogno che per punire un bambino di undici anni gli hanno rapato i capelli lasciando in rilievo solo il segno della croce, asserendo che così si trattano gli ebrei, ha suscitato legittima indignazione. Qui vorrei sottolineare l’aspetto più delicato della vicenda: l’abuso del simbolo sacro ai cristiani, la croce. Oggi per fortuna succede raramente e per mano di ignoranti, ma per secoli le gerarchie hanno incoraggiato i fedeli a brandire la croce come simbolo bellico e minaccioso, da rivolgere come tale contro i nemici della fede. Non parlo solo degli stendardi crociati, ma di una più sistematica ritorsione a cui furono sottoposti gli ebrei fino a pochi decenni or sono, in quanto additati come colpevoli di deicidio. La storia europea è piena di processioni cristiane che a colpi di croce sospingono un ebreo inerme fino a gettarlo nel fiume, o altre simili atrocità commesse “per vendetta” con la croce. Incidere una croce sulla testa rasata di un bambino rientra, sia pure inconsapevolmente, in questo genere di violenza blasfema ma a lungo legittimata dall’autorità religiosa.

Quando cerchiamo di spiegare, con rispetto nei confronti di chi vede nella croce un simbolo di sacrificio amorevole e misericordioso, che essa può essere percepita da altri come un simbolo minaccioso, è a tale memoria storica che ci riferiamo. Lascia costernati scoprire che una cosa del genere può ancora accadere.

GAD LERNER

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