Top

Profumo apre a mercati via scuola Come Politica cede potere tecnica

novembre 3, 2012 di Redazione 

Va bene l’accesso al futuro, ma il concetto di innovazione non si lega (come abbiamo provato a spiegare più volte) soltanto ad una dimensione ‘tecnologica’ (sia essa applicata alle politiche industriali o alla definizione dei programmi di studio dei nostri studenti): perché ciò tende a riaffermare il predominio della tecnica (che è l’altra faccia della medaglia finanziaria: se è vero che entrambe mirano al semplice raggiungimento del risultato – in entrambi i casi, l’arricchimento materiale – senza preoccuparsi di cosa ci sia ‘dietro’, o, meglio, ‘dentro’; dei contenuti: ovvero della qualità della nostra formazione e quindi delle nostre vite) sulla conoscenza; della pura ‘strumentalità’ (materiale) sulla dimensione filosofica e spirituale.

In soldoni, significa piegare le nostre esistenze – e non viceversa – ai mezzi (anche, appunto, finanziari), dai quali finiremmo (abbiamo finito) per farci usare (manipolare: vedi la ‘fine’ fatta dalla politica – politicante, oggi sterile suppellettile dello show business) a loro piacimento, quando sarebbe ragionevole avvenisse l’esatto opposto: la finanza (e la tecnica) al servizio delle nostre vite (attraverso la dimensione dell’economia cosiddetta ‘reale’), e non viceversa…

Già oggi le nostre scuole sono, ‘segretamente’, state piegate a questa deriva in senso tecnologico e di ‘svuotamento’ del nostro modo di pensare e quindi di vivere; come dimostra (che tutto ciò sia avvenuto in modo pervasivo) bene l’evoluzione subita dal nostro linguaggio, infarcito di termini inglesi (Londra è la capitale della finanza) e ‘tecnici’. E il linguaggio definisce i ‘limiti’ – e le caratteristiche – di ‘un’ pensiero.

La scuola, oggi, ha del tutto abbandonato (o, meglio, gliel’ha strappato via – deresponsabilizzandola o non ‘aggiornandola’ alla modernità, (ma) – non – attraverso il solito meccanismo pigro e di matrice culturale ‘assistenziale’ della distribuzione di iPad ai professori – la politica) il proprio ruolo di educatore delle Persone; limitandosi a insegnare le poche cose (‘tecniche’) che servono per stare, poi, nel sistema (capitalistico, ma lo diciamo senza giudizio di merito, in senso puramente tecnico) globale: vero Educatore (attraverso prima di tutto la televisione) dei nostri giovani. Così da renderci sempre più appetibili (noi, e non i prodotti che dovremmo comprare, e non ‘essere comprati’ da chi dovrebbe venderceli) per coloro che – attraverso, in tutti i sensi!, il mercato pubblicitario – stanno poi alla base delle scelte editoriali del nostro sistema mediatico e dell’informazione, cioè quel grande informatore – nel senso di ‘ispiratore’ – del nostro modo di vivere che ci ha resi parte di quel perfettamente omologato target a cui somministrare senza dover affrontare costi eccessivi ciò che deve essere (in senso ampio! Parliamo dei ‘prodotti’ – a cominciare da un marketing elettoralistico che ha ridotto il confronto politico ad un match tra personalismi – inevitabilmente autoreferenziali – del terzo millennio, e non semplicemente di, per dire, frigoriferi o tostapane) venduto.

Ecco: far studiare i nostri giovani sugli iPad a cominciare (sia pure) dai primi anni di scuola superiore - con il possibile effetto ‘concreto’ di accentuare una superficializzazione del modo di studiare e di pensare che a lungo andare può ridurre la -già, come abbiamo visto, ‘compromessa’- capacità di educare e formare i giovani italiani della nostra scuola; invece di occuparci, esattamente all’opposto, di rafforzare, aggiornare, modernizzare – certamente, anche! il Politico.it può essere accusato di tutto tranne che di non credere al potenziale, appunto, dell’innovazione, che però va declinata, come diciamo noi, a 360° – programmi, contenuti, modelli formativi e di insegnamento (magari restituendo centralità a quel mezzo straordinario di apertura del pensiero che è la scrittura, oggi confinata nella ‘riserva indiana’ dei temi di italiano) - segna finalmente un libero, ‘abbandonato’ adeguamento non più nascosto ma dichiarato, a questa cessione di sovranità – da parte dell’Uomo – nei confronti della tecnica: com’è perfettamente in linea con il profilo di un governo (tecno-cratico) che di quei ‘poteri’ rappresenta l’avamposto (in Politica): una Politica non più da ‘informare’, ma da oggi da dirigere anche pubblicamente e formalmente (‘sostituendone’, anche attraverso le modalità indicate stamane da Galli Della Loggia sul Corriere, il ‘personale umano’) avendo ottenuto il pieno consenso (pardon, cedimento), a questa ‘inversione di gerarchia’, di ciascuno di noi.

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom