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***Il futuro dell’Italia***
UN TEATRINO POLITICANTE (SULLA PELLE DEGLI ITALIANI)

novembre 1, 2012 di Redazione 

Monti è all’esclusivo servizio dell’Italia e di tutti noi. Ma quando alcuni mesi fa il Politico.it denunciò che con la campagna elettorale alle porte, non gli sarebbe più stato possibile continuare (?) a governare, lui fece spallucce, arrivando solo oggi – quattro mesi di immobilismo e di mancate soluzioni alla crisi dell’Italia più tardi – a riconoscere questo evidente dato di realtà.

“Per noi dopo Monti c’è solo Monti”, dice(va) Casini. Che oggi lavora per andare al voto anticipato – mettendo in discussione non solo la prosecuzione nella prossima legislatura, ma la stessa sopravvivenza in questa dell’esecutivo dei professori – perché in Sicilia ha scoperto che gli conviene (più che continuare a brandire un’agenda Monti che, all’improvviso, nessuno cita più).

Passera ha a cuore gli italiani: ce lo ha fatto capire quando, nel momento di maggiore crisi (di soluzioni) a cui il reiterato immobilismo di questo governo ci aveva ridotti, ricordava un giorno sì e l’altro anche che “la crisi è grave e gli italiani soffrono”, senza però mettere in campo una sola soluzione concreta per farci uscire concretamente dalla situazione di difficoltà (a proposito: come possono un governo e un Parlamento ir-responsabili, non avere ancora approvato il successivo, tanto agognato e atteso decreto – sia pure insufficiente – sull’agenda digitale da noi ribattezzato – innovazione?).

E ponendo, con la propria ‘convergenza’ con uno dei maggiori gruppi editoriali italiani nella propaganda (fine a loro stessi) pro governo Monti, un’ipoteca sulla corretta informazione sullo stato della crisi e sull’azione dell’esecutivo, impedendo così una (sana, e altrimenti fisiologica) reazione “di rigetto” all’immobilismo di Monti e della politica politicante, creando le condizioni per l’ulteriore impasse in cui oggi – complice la campagna elettorale – ci siamo ficcati.

Bersani (e – il Pd – ? Attuale) mette “l’Italia al primo posto”: ma la sua (incrollabile) “lealtà a Monti fino al 2013″ sembra non tenere conto né del numero (crescente) di disoccupati (e di persone che non ce la fanno a ‘vivere’), né dello stato di assoluta inconcludenza a cui (la stessa propensione dei suoi gruppi a votare contro ogni provvedimento di quel governo a cui il suo partito è così convintamente leale!,) sta oggi costringendo l’esecutivo dei professori, ‘minacciando’ (non solo di continuare a reiterare ma) di ‘moltiplicare’ il tanto (da noi) sottolineato immobilismo per altri sei, inutili mesi di abbandono dell’Italia nella sua condizione deficitaria. Non certo nel suo interesse.

Alcuni autorevoli quotidiani italiani hanno a lungo sostenuto l’indispensabilità del governo Monti (“A Monti non c’è alternativa”) contro ogni dato di realtà: le cifre della crisi – anche a livello macroeconomico e finanziario – dicevano che stava facendo malissimo (al nostro Paese: perché un Paese della “credibilità e del prestigio” internazionali non se ne fa nulla, se non trova soluzioni REALI alle proprie difficoltà), ma loro, (in)coerentemente, continuavano a sostenerlo; le non-riforme del governo mostravano la corda (la riforma del mercato del lavoro, ad esempio, è ‘finita’ – in tutti i sensi? – con la sentenza sulla prima – ! – richiesta di certificazione di un licenziamento avanzata dal proprietario dell’impresa, che ha immediatamente stabilito il reintegro del lavoratore licenziato: meglio così, visto l’approccio unilaterale e fine a se stesso della sola – per fortuna, grazie a noi, rientrata – abolizione dell’art. 18: ma non ci si venga a raccontare che ci dobbiamo aspettare la crescita, perché senza una vera riforma del lavoro – nella chiave dell’innovazione da perseguire attraverso la ricerca e la formazione – essa non ci sarà) ma non la loro difesa (d’ufficio).

Per non parlare di Berlusconi.

La politica politicante prosegue nel suo teatrino: per altri cinque (o due, o tre: tutto tempo che potremmo dedicare, incisivamente, alla ripartenza del nostro Paese, e invece immoliamo – per colpa nostra! – alla sopravvivenza – politicante – di questi signori) mesi il governo non governerà; la legge elettorale rimarrà la stessa; Bersani ci delizierà con qualche ulteriore sua prolusione contro il “modello di partecipazione 5 Stelle” – sì, proprio le 5 Stelle che votano la scelta di ogni candidato, prevedono una “rotazione” degli eletti, basano ogni loro decisione sul concetto di “democrazia dei cittadini” che prevede una perfetta identità – sia pure in forma rappresentativa – tra corpo elettorale e classe dirigente. E lo diciamo noi che, come ripetiamo ogni giorno, pensiamo che non Grillo – anche se il punto non è il comico – evidentemente inadatto a Palazzo Chigi – ma i cittadini che si fanno classe dirigente – ma il – vero – Pd rappresenti l’unica forza in grado di salvare e rifare grande questo Paese – in cui vede “un nuovo eccezionalismo occidentale”, non in linea con la “democrazia rappresentativa”: per intanto, Dio ci scampi dalla conservazione del modello di “rappresentatività” (?) dei partiti autoreferenziali, che rischia di portare l’Italia, dopo averla spinta fin sull’orlo del baratro, dentro il tunnel di una nuova ‘avventura’.

Dentro la quale, ne siamo certi, ciascuno dei nostri rappresentanti, troverebbe senza difficoltà una parte in commedia.

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