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Apparire tv non è diritto (Politico) Maggior democrazia 5S per bene I.

novembre 1, 2012 di Redazione 

Beppe Grillo sconta sicuramente un’ubriacatura da ‘avvento’ come ‘capo politico’, come si è definito lui stesso (appunto). E, essendo un comico e non un uomo politico forgiato alla scuola (durissima) della vita e della (vera) educazione alla democrazia, gli capita di eccedere in ‘culto di se stesso’ e di essere troppo ‘ligio’ alla pretesa che gli altri aderiscano senza se e senza ma alle proprie indicazioni.

E sarebbe certamente utile non solo al M5S ma all’intera democrazia italiana – alla quale, contro ogni autodifesa d’ufficio della Casta, i grillini stanno portando un contributo di innovazione e modernizzazione senza precedenti. Ma proprio per questo sarebbe bene – che Grillo e Casaleggio si concentrassero nel valorizzare loro due prima degli altri!, le regole-chiave della democrazia, tra le quali la (necessaria, e ‘totalizzante’ – sempre di più: proprio secondo il modello di ‘democrazia della Rete’ sulla falsariga del quale hanno immaginato il loro movimento) trasparenza, da cui dipende la (correlativa, assoluta) ‘democraticità’ di ogni istituto (che abbia l’ambizione di essere – com’è nella natura delle ‘forze politiche’; almeno in un Paese civile (?) e occidentale come l’Italia) democratico.

Ed è infatti nelle ‘zone d’ombra’ del nostro sistema statale che si annidano, oggi, le principali ‘falle’ del nostro sistema democratico, che sarà tanto più forte e ‘riconoscibile’ quanto minori saranno, d’ora in poi, le concessioni che faremo (o manterremo rispetto) a tutto ciò che discende dal principio del cosiddetto ‘segreto di Stato’, che è poi l’anticamera dell’arbitrio (antidemocratico) di chi detiene il potere (non necessariamente quello strettamente ‘politico’).

E, tuttavia, coloro i quali, dall’altro lato, sostengono che la ‘pretesa’ del comico genovese – a proposito: si noti che le parole di maggior verità e ‘modernità’ sulla nostra attuale democrazia, sono venute, in questi mesi, molto prima che da (alcuni) quotidiani, da due…comici nati entrambi nel capoluogo ligure – che gli attivisti del Movimento 5 Stelle non debbano apparire in televisione, rappresenti semplicemente una “prepotenza”, una pretesa di “obbedienza” – senza nessun valore Politico – non rendono merito – parimenti – alla propria sicuramente incontestabile cultura democratica.

Perché la prima regola della democrazia – che non è l’anarchia (anche nelle nostre istituzioni), anticamera dell’inconcludenza, del caos e del disordine (e dunque del possibile avvento autoritario di chi è (in)vocato a garantire, al contrario, l’ordine e la sicurezza), anzi, il suo esatto opposto – non è che “non ci sono regole”, e che tutti hanno il diritto (s-legato d-all’etica politica) di assecondare il proprio ego in vanitose apparizioni televisive che mettano al centro della propria (così, mancata) ‘proposta’ soltanto la promozione (autoreferenziale) di loro stessi: quel personalismo (che fa rima con narcisismo) che le stesse personalità di cui sopra (e molte altre) hanno convenuto con il Politico.it – che ha avviato la principale e più ‘esplicita’ campagna contro di esso in questi mesi, avendo ben chiaro si trattasse del punto di caduta della politica politicante – di ricondurre sotto il capitolo dei mali (appunto) della (nostra) Politica e della democrazia.

La prima regola della democrazia è invece che (tutti! Altrimenti arriviamo al paradosso di parlamentari che dicono che non hanno potuto “cambiare le cose”, o addirittura “fare nulla”, perché sono “semplici parlamentari”, come se questo li manlevasse – loro che hanno forse quella più grande e ‘delicata’ – dall’esercizio della responsabilità di rappresentare ‘senza vincolo di mandato’ (che non significa perseguire i propri interessi particolari!) ma in modo Alto e rigoroso, in quanto cittadini ‘come’ gli altri, il popolo italiano) esiste (non solo un principio di ‘egoismo’ ma anche uno, appunto, di) responsabilità (comune o Nazionale), che consiste nel ricercare quotidianamente una sintesi – che non sia la sommatoria sconclusionata e in definitiva senza risultato finale – come criticato da Piero Ostellino – degli individualismi in campo, all’insegna dell’interesse generale (dei partiti ovvero attraverso di essi del Paese).

Sintesi per affermare la quale (sopra ogni tentazione personale) è necessario che tutti si impegnino a concentrare i propri sforzi (e a comprimere la propria smania di apparire); se non vogliamo che la Politica diventi (o, meglio, continui ad essere) una dependance dello show business - come avviene da vent’anni - e smetta di rispondere – proprio a causa del buco nero dell’autoreferenzialità televisiva – alle esigenze di tutti noi.

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