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Scrivevamo (prima volta) 23 agosto 2011 L’Italia vada con i suoi ministri (?) in Libia Se la Sicilia è porta dell’Europa sull’Africa Pianifichiamo (ora!) uno sviluppo comune Tra di “noi” ma guardando a Cina ed India Questa è vera politica sull”immigrazione’ E può rifare Mediterraneo centro mondo
di MATTEO PATRONE

novembre 30, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

di MATTEO PATRONE

Sì, ma bisognerà vedere che tipo di scelte faranno i ribelli libici per la risoluzione dei loro conflitti interni“. “Capire se non ci sia il rischio dell’instaurazione di un governo “diversamente estremo” rispetto al regime di Gheddafi“. Il mercato, ci insegna il pensiero liberale, è (stato) lo strumento più efficace per la (parziale, ancora, ma in-sufficientemente ampia) pacificazione del pianeta. E questa è l’occasione per restituire alla Politica la poltrona di comando facendo usare a lei lo strumento-mercato, per il bene comune; ed evitare distorsioni per il (possibile, sempre che non si configuri già nelle scelte, ad esempio, interventiste dell’alleanza) processo inverso.

La possibilità di aderire ad un progetto di sviluppo comune con la nazione che per ragioni storiche e geografiche è più vicina alla Libia, può rappresentare lo stimolo ideale perché il rischio di quelle derive sia scongiurato. E dunque creare le condizioni perché quel progetto di impegno comune possa costituire soltanto ciò per cui verrebbe concepito: una grande occasione di sviluppo. Per la Libia, ma (anche) per il nostro sud.

Una volta le coste orientali e meridionali della Sicilia ospitavano alcune tra le più grandi, ricche (economicamente e culturalmente) ed evolute città del mondo; e ciò era dovuto ad una “concentrazione” delle risorse e degli scambi nel Mare nostrum. Se oggi il sud – che non è arretrato come certa propaganda “nordista” vorrebbe farci intendere, ma piuttosto privo di un orizzonte al quale rivolgersi, di un “traino”, economico, culturale, da (per)seguire – è la parte meno sviuppata del Paese, è anche per la sua lontananza dal cuore dell’Europa. Ovvero da uno dei due cuori pulsanti dell’Occidente. Cioè del centro culturale, economico, politico del mondo (fino ad oggi). Pretendere di applicare al sud la stessa ricetta che si adotta al nord significa fare violenza, appunto, alla Storia e alla geografia (e al buonsenso).

Ma se la Libia è l’avamposto, per noi, dell’Africa – ovvero di quel gigante narcotizzato che un giorno si sveglierà – e il Mediterraneo è storicamente un luogo di convergenza e di traffico tra (medio)oriente ed occidente, solo una politica (con la minuscola) incapace di alzare gli occhi e di sognare ciò che può avvenire là dove oggi c’è “solo” il “deserto”, può non vedere nella rivoluzione libica un’occasione straordinaria per l’Italia – a cominciare dal suo sud – ma anche per la stessa Africa e più in generale per gli equilibri mondiali.

Se, per esempio, l’Italia comincia ad essere (praticandolo) la punta più meridionale dell’Europa e smette di occuparsi (? Oggi, da un po’, non lo stiamo – più – facendo – bene) solo dell’approvvigionamento di petrolio per sé, coordinando e diventando “piattaforma” – con, appunto, la Sicilia e il resto del sud – perché il greggio libico possa raggiungere gli altri “porti” (in qualche caso, in tutti i sensi) del Vecchio continente, e stimola la Libia – ma, ovviamente, in un rapporto da pari a pari! – a offrirsi come punto di riferimento e da tramite con l’Europa per l’Africa più “profonda”, ciò può determinare il triplice effetto di accelerare l’integrazione delle economie europee, rappresentare un possibile volano per la “liberazione” dell’(“intera”) Africa e offrire all’Europa la possibilità di avvantaggiarsi nel partenariato con loro, compiendo appunto anche una straordinaria “missione” per la (ri)costruzione del futuro dell’umanità (oltre a fare il bene della Libia).

Anche incidendo, in questo modo, sulle migrazioni: non più, il nostro Paese, “vittima” (ancorché potenziale (?) “sfruttatrice”) di tutto ciò, bensì fautore di quei flussi che cesserebbero di essere legati all’insostenibilità della vita in alcuni luoghi (e la Libia rappresenta lo spunto primario, ma tutto questo può riguardare e coinvolgere l’intera costa settentrionale del Continente nero), e quindi a drammi e sofferenze, cominciando piuttosto ad essere parte dell’”indotto” di questo grande progetto di sviluppo comune.

E se a tutto questo si aggiunge l’idea di Romano Prodi di provare a fare del sud la piattaforma di scambio tra oriente ed occidente, portando da Napoli in giù le aziende ed i traffici con Cindia – badando bene, naturalmente, a fare del nostro Mezzogiorno il perno imprescindibile di tutto ciò – si capisce come il Mediterraneo possa avere qualche chance di tornare, appunto, al centro del mondo.

Con tutto quanto di benefico ciò comporterebbe per l’Europa tutta – che ne sarebbe, in partenariato con l’Africa, “padrone di casa” – e, attraverso l’economia e, appunto, il mercato, per la comunicazione, lo scambio, e finalmente l’incontro – e magari l’avvio, a queste condizioni di ritrovato benessere “comune” e quindi di “parità” e di equilibrio tra i luoghi del pianeta, di quel processo mondialista che possa portare il mondo a diventare, un giorno, un’unica “nazione” – tra oriente ed occidente.

Israele è solo qualche migliaio di chilometri più a est: immaginate l’effetto dirompente persino sul conflitto intestino tra israeliani e palestinesi, di un mondo arabo e di un’Europa – e persino di un’Africa – che si mettessero attorno ad un tavolo – guidati dall’Italia – per accendere un nuovo focolaio di sviluppo – a 360° – laddove oggi c’è il deserto.

MATTEO PATRONE

(23 agosto 2011)

C’è lavoro che giovani non ‘usano’ E’ Politica a dover indirizzarli a ciò!

novembre 29, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il liberismo – che è, poi, il liberalismo in economia – è ‘necessario’ per evitare che la riduzione delle libertà (economiche) si porti dietro una compressione della Libertà (tout court). Perché quando si decide di ridurre gli spazi di un attore economico, per lo stesso principio (e – precedente) si può decidere di intervenire anche sulla vita delle Persone. Ma il liberismo è l’(ideale) condizione in cui lasciar (libera di) muoversi una società matura; una società il cui livello di istruzione medio sia elevato e, soprattutto, eguale: una società che, per questo, declinerà la libertà di intraprendere in una chiave utile all’intero paese e non soltanto al bene di ciascuno; coinvolgendo i lavoratori e non (‘solo’) ‘sfruttandoli’; sostituendo all’estremo, opposto, della raccomandazione (‘consociativa’) non la legge della giungla (del più – ricco e – spregiudicato), bensì una meritocrazia fondata (non sulla – sola – competizione ma) sulla collaborazione.

Perché una società istruita, che torni a fare della cultura il proprio ossigeno, è una società che ha un senso della (propria) comunità e della Nazione, del (cosiddetto) ‘interesse generale’ (che è, in realtà, il miglior interesse ‘particolare’! Perché il perseguimento dei propri interessi particolaristici offre soltanto l’illusione, di un reale beneficio per sé: visto che farsi la guerra dentro uno stesso Paese significa, a lungo andare, dopo qualche – appunto, illusorio – fuoco d’artificio iniziale, condannare lui, e dunque ciascuno di noi, al fallimento. Come ci hanno perfettamente insegnato i corrotti – i nostri nemici, i nemici – ‘italiani’ – dell’Italia – che hanno portato il più grande Paese del mondo, quello capace di risorgere in dieci anni dalle macerie della guerra e di diventare la quinta potenza economica del pianeta – il Paese di Leonardo, di Michelangelo, di Roma prima culla della civiltà (moderna!) – sull’orlo del baratro, nell’infamia internazionale e ad un passo dal default!).

Una società capace di assumersi la responsabilità di agire (e fare le proprie scelte) non soltanto in funzione della immediata soddisfazione (personale – di ognuno); ma anche nel modo migliore per fare (‘direttamente’! Attraverso la propria – così, maggiore! – soddisfazione) l’interesse dell’Italia e di tutti noi; riorientando, financo, la propria attività – programmandola in modo tale. A cominciare dal percorso di studi dei nostri giovani! Che deve essere la Politica, a motivare e rendere compatibile con questo obiettivo di fondo. Portando così i nostri studenti a fare poi ‘tutti’ i lavori: di cui abbiamo bisogno, e di cui hanno bisogno ‘loro’ per ridurre drasticamente, da subito!, il – proprio! – tasso di disoccupazione, drammaticamente divergente dall’offerta di lavoro che, paradossalmente – e ‘nessun’ quotidiano continua a porre l’accento su questo non più sopportabile paradosso! – è sovrabbondante e non riesce ad essere soddisfatta! Mentre oltre il 30% dei ragazzi italiani (non studia e) non lavora – da renderla utile non soltanto al proprio particulare ma (in un quadro di sistema) al bene di tutti.

Una società in cui il merito sia veramente riconosciuto: se è vero che il merito non può essere davvero riconosciuto se ciascuno non è messo nella condizione di fare ciò che meglio sa e può fare (indipendentemente, in parte, dalla sua capacità di sgomitare e di farsi largo tra gli squali! Ma sulla base della – piena! – espressione delle proprie qualità); e perché, come dovremmo tutti quanti ben sapere, a questo fine non è sufficiente (appunto) introdurre (solo) più competizione: ci vuole, come detto, più (e migliore!) istruzione (per tutti) e poi un’impostazione meritocratica che tenga conto, però, di quella tensione ad una sintesi e ad un esito comune.

Un merito fondato sulla responsabilità. Una società fondata sul merito e della collaborazione. Che è l’opposto del consociativismo. Statalista, o anche, capitalistico. Di relazione.

E dopo sanità sarebbe l’istruzione Liberismo porta a società egoista

novembre 24, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La “razionalizzazione” indicata come parola-chiave da Ignazio Marino è indispensabile: il sistema sanitario nazionale – anche per le ragioni, legate ad una incultura di tipo ‘mafioso’, di cui parla il presidente del Consiglio – proprio per poter rimanere (pubblico), non può continuare ad essere il carrozzone (finalizzato ad alimentare, come dice giustamente Monti, clientele) che è oggi.

Tuttavia la privatizzazione della sanità (prefigurata, tutto sommato, dal premier che non usa la parola ‘razionalizzazione’ ma ‘ricerca di nuove fonti di finanziamento’: si comincia alzando la tassazione – magari concedendo sgravi a chi ricorre a strutture private – e si arriva alla (completa) deregulation. Così come, e rispetto a questo siamo, benché ‘nessuno’ se ne sia accorto, ad uno ‘stadio’ molto più avanzato – perché l’incultura della competizione-e-basta ha ormai attecchito anche in larga parte del centrosinistra – la privatizzazione – ‘completa’ – dell’istruzione) rischia di essere la naturale conseguenza (o – sia pure in tempi ‘morbidi’ – evoluzione – all’americana) di una concezione liberistica che mira ad una società in cui ciascuno è chiamato a provvedere (in via esclusiva! Davvero, in tutti i sensi) a se stesso (naturalmente sulla base dei privilegi acquisiti – dalla sua famiglia di origine. Contro ogni falsa – illusione di – ‘liberalizzazione’ – meritocratica – montiana), anche nella cura di se stesso (e della propria salute. Come già avviene – o, in parte, avveniva – negli Stati Uniti!), con un potere pubblico sempre più debole e marginale.

Concezione liberistica, ma tutt’altro che liberale: perché la vera Libertà – per coloro a cui sfuggisse, radice – ideale e etimologica – del suddetto liberalismo – sta nell’offrire a tutti le stesse possibilità! Cosa che – a dispetto di ogni comodo, e strumentale, luogo comune – un liberismo spinto e basato soltanto su una selvaggia, appunto, deregolamentazione, che non sia preceduta – per la tenuta del nostro sistema più in generale! – da un adeguato piano di rialfabetizzazione e universalizzazione della – migliore – istruzione (pubblica) che non può essere perseguito né distribuendo IPad né immaginando una riforma della scuola fondata soltanto sul principio della competizione – fine a se stessa - non solo non assicura ma addirittura ‘contraddice’.

Se non sono, da un lato, il sempre maggior numero di persone che rimangono (addirittura) senza una casa e sono costrette a viver per la strada, dall’altro i cittadini (italiani!) che muoiono per le loro malattie perché non hanno i soldi per finanziare la propria copertura assicurativa, che vogliamo (per il futuro del nostro Paese), i Democratici rimasti ipnotizzati dall’”agenda Monti” (insistiamo: ? Se non immaginando che in tutto questo, rischi di consistere – sul lungo periodo) – a causa della cui ipnosi l’Italia ha sprecato altri lunghi mesi – e ne butterà altri quattro! Prima di poter ricominciare ad essere risollevata. Sperando le élite non decidano – magari in un nuovo meeting – a porte chiuse! – a Cernobbio – si debba proseguire con questo andazzo – si diano una disincantata, così magari possiamo cominciare a lavorare – in CONCRETO! Tutti insieme – per far ripartire (prima che sia troppo tardi) quello che resta, sia pure oggi (solo) in ‘potenza’, il più grande Paese del mondo.

Anti-italiani, traditori ‘della Patria’ Così corrotti riducono fallimento I.

novembre 23, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dobbiamo capire che se l’Italia – tutti noi! – è ridotta nelle condizioni attuali (a cominciare dal debito!), lo dobbiamo (non ad una – generica – malagestione dei nostri fondi, ma, proprio,) ai corrotti (dentro e fuori lo Stato) che, come un granellino negli ingranaggi della ‘macchina’ della nostra Nazione, hanno impedito (in molti casi – deliberatamente!) al Paese che negli anni Sessanta fu capace (in poco più di un decennio!) di risorgere dalle macerie della guerra e di diventare la quinta potenza economica del mondo, di ‘funzionare’ regolarmente e di mantenere quel ruolo di leadership, e di preminenza, che gli aveva ‘attribuito’ tutta la propria Storia.

E, quindi, lo ‘dobbiamo’ (autocriticamente, anche,) a ‘tutti noi’, che di fronte alle piccole e grandi forme di corruzione (anche – di noi stessi. A cominciare dal cedimento, più diffuso di quanto noi stessi siamo disposti a riconoscere, alla tentazione di aderire alla ‘scorciatoia’ – per – apparentemente! – migliorare la qualità della nostra vita o di quella delle persone a noi vicine – della raccomandazione), abbiamo legittimato e concesso sempre più spazio (a discapito della nostra libertà! Se è vero che la corruzione è, prima di tutto, una deviazione del potere che lo porta a non assolvere più la propria funzione di servire – e non il contrario! Come nel caso della stessa Equitalia, che rappresenta l’altra faccia della medaglia (di uno Stato – percepito come – ‘ostile’) – in via esclusiva i cittadini onesti) a questi signori che – complice la nostra (eccessiva) indulgenza – hanno trascinato la nostra Nazione fino ad un passo dal fallimento, pronti naturalmente (mentre tutti noi rischiamo semplicemente di ‘soccombere’) ad approfittare, in caso di default, delle ricchezze (oggi, a causa loro, infruttuose!) del Belpaese.

Nessuno ‘parla’ (e fa ‘per’) scuola E’ (‘unica’) chiave crescita (futura)

novembre 23, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Qualora un governo non avesse idea di cosa fare, e volesse comunque avviare la Read more

Ecco leadership – di pace! – Morsi (Ora!) unir forze I.-Egitto (e Grecia!)

novembre 21, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Obama e Clinton: “Morsi decisivo per risolvere la crisi di Gaza. Rafforzata la leadership – di pace! – dell’Egitto nell’area mediorientale”.

il Politico.it, 18 agosto 2012: “L’Egitto è stato per cinquant’anni sotto una dittatura militare. E noi trattavamo con Mubarak come se fosse stato un presidente democratico. Ora che finalmente l’Egitto ha scelto democraticamente una nuova guida, che predica la pace (anche tra israeliani e palestinesi), che promuove l’inserimento (democratico) delle donne nei posti-chiave della vita pubblica, del quale fu Obama a riconoscere per primo la vittoria (telefonandogli), che ha passato alcuni mesi in prigione per contrastare la dittatura, siccome è un esponente di un movimento islamico, (alcuni di) noi europei parlano di ‘golpe di velluto’. Intanto qualcuno da noi ipotizza(va) di rinviare le prossime politiche sine die in nome della continuità con l’”agenda Monti” e di un principio (?) di responsabilità (?) nazionale. Non è che nel nostro Paese si è un po’ sfilacciata l’idea (stessa) di democrazia?”.

23 agosto (sempre su il Politico.it): “Un anno fa pubblicavamo per la prima volta il pezzo allegato qui sotto.
Ieri il primo ministro egiziano Kandil ha ricevuto Christine Lagarde e avanzato ufficialmente la richiesta di 4,8 miliardi di dollari per poter procedere alla modernizzazione del Paese (uscito, lo ricordavamo qualche giorno fa, da cinquant’anni di dittatura militare, nonostante i buoni rapporti mantenuti da Mubarak con un Occidente miope e interessato).
Quali garanzie stiamo aspettando, ancora, per capire che la nuova leadership in Egitto vuole la pace e la democrazia, e per offrire da subito la partnership del nostro Paese per un possibile progetto di sviluppo comune (con l’”intera” sponda meridionale del Mediterraneo ‘liberata’ dalla Primavera araba)?”.

Mai come in questo caso ci fa piacere (ri)far notare che, ancora una volta, avevamo ragione noi.

**Monti, Grillo e i rischi per il Paese**
LA POLITICA TORNI AD AGIRE (ORA!) PER IL BENE (ESCLUSIVO) DEGLI ITALIANI
di FRANCO LARATTA*

novembre 19, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

A cominciare da questi restanti quattro mesi di legislatura che non possono essere trascorsi a dibattere (in televisione. Accentuando ulteriormente il senso di ‘esclusione’ e straniamento dei nostri connazionali) di leggi elettorali o del futuro (di cui agli italiani non importa nulla!) di Monti, ma piuttosto (essendo un tempo in realtà lunghissimo’, in Politica!) possono essere impiegati (intanto!) per ‘iniziare’ (unificando gli incentivi! Come chiede da mesi il presidente di Confindustria Squinzi) a riorientare il nostro sistema (integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale) nel senso dell’innovazione, introdurre (ai fini della crescita! Culturale e quindi tecnica e professionale dei nostri lavoratori e dunque della nostra economia) la formazione (leva decisiva di uguaglianza, di coesione e dunque, come detto, di sviluppo) in una non-riforma del lavoro (Fornero) che comporta, ad oggi – lo si sappia – un ‘nulla di fatto’ (non prevedendo null’altro che licenziamenti che, le prime sentenze lo hanno chiarito, non potranno essere eseguiti. E dunque promettendo di non rigenerare alcunché in termini né di occupazione né di crescita); indicare finalmente alle imprese quella strategia unitaria che esse (insensibili alle sirene dei liberisti – di professione) chiedono da tempo, inascoltate da un capo del governo che ha reso un servigio alla Nazione, ma la cui totale incapacità di immaginare (e praticare!) soluzioni (reali) – a cominciare da quegli editoriali pre-nomina nei quali, come abbiamo ricordato più volte, nemmeno sapeva ‘citare’ il relativo capitolo. Altro che “agenda Monti”! – lo rende in realtà inadeguato a risolvere definitivamente le difficoltà dei nostri attori economici (che ri-chiedono appunto al contrario il coordinamento della Politica!); tutto questo mentre molti italiani stanno (certo, anche a causa della crisi – in quanto tale. Che tutti gli altri governi del dopoguerra, va riconosciuto, non hanno avuto; e partendo, l’esecutivo dei professori, da condizioni molto peggiori da quelle di tutti i suoi predecessori. Ma il ‘problema’ è che non sta facendo ‘nulla’! Non che la situazione – nonostante gli interventi – non stia migliorando ‘abbastanza’) molto peggio di un anno fa, e 15 milioni di loro (15 milioni! In un Paese dell’occidente – e dell’Europa! – ricco e democratico – ? – come l’Italia) sono caduti in condizioni di (semi)indigenza. E’ dando quelle risposte, ora! (e non fra quattro mesi: le elezioni ‘servono’ a creare le condizioni perché tutto questo sia possibile, e non a dare un ‘senso’ – che non è quello! – a legislature che siano finalizzate soltanto a traghettare i propri protagonisti – che dovrebbero essere gli italiani! – verso quel – tutto loro – traguardo) che la Politica sgonfierà la bolla (che dipende da-lla mancanza di- tutto ciò!) del grillismo, e potrà garantire all’Italia – attraverso l’assunzione di responsabilità DIRETTA del suo principale partito – una leadership che – come dice Bersani – sia ad un tempo istituzionale e ‘rivoluzionaria’: di governo ‘e’ cambiamento. Che, in un Paese che parte da un handicap di trent’anni di arretratezza rispetto alle più moderne democrazie, sono poi la stessa cosa. Ce ne parla il deputato del Pd. di FRANCO LARATTA* Read more

***Il discorso di Gettysburg***
NESSUN AMERICANO SIA MORTO INVANO
di ABRAHAM LINCOLN

novembre 18, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una Nazione nasce (sempre) da (almeno) un conflitto: tra nativi e colonizzatori, tra conservatori e pionieri, tra resistenze territoriali e tensioni federative. Gli Stati Uniti da un po’ di tutto questo: ed è per ciò che oggi sono la più grande (e compiuta) democrazia del mondo, ovvero la terra (promessa) della Libertà. Perché hanno sconfitto le resistenze che covavano al loro interno; e, sulla memoria degli americani morti per questo ideale, hanno costruito il loro futuro, il loro (comunque, grande) presente. Anche l’Italia ha avuto i suoi conflitti. E anche noi abbiamo una lunga tradizione di eroi che sono morti perché oggi, ciascuno di noi, potesse godere della libertà della quale continuiamo (sia pure – sempre più – parzialmente – ?) a godere. I partigiani della Resistenza al nazifascismo (padri della nostra Libertà! E che né la sinistra né la destra dovrebbero strumentalizzare o manipolare ai fini della loro – vuota – propaganda); coloro che, nel cinquantennio successivo, hanno dato la vita per vincere le resistenze che, in una eco profonda, perdurano – si potrebbe dire – dal giorno della marcia su Roma di Mussolini, che consegnò il Paese erede della prima civiltà umana moderna e dei fasti del Rinascimento, nelle mani della “carica di mediocri” (cit.) il cui (sotto)potere (in particolare a Roma, ‘città dei ministeri’) è la cifra di una parte (rilevante) del conflitto sotto il quale soggiace, a tutt’oggi, l’anelito dell’Italia a diventare finalmente una grande nazione moderna. Ebbene: questo accade perché mentre “noi” (?) abbiamo dimenticato – Giovanni Falcone, Paolo Borsellino – morti solo vent’anni fa! E completamente esclusi dal portato – reale! – della nostra vita comune – in nome di quelle resistenze! – Pier Paolo Pasolini, Giorgio Ambrosoli, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Antonino Cassarà, Pio La Torre – gli Stati Uniti, al contrario, sono nati sulle fondamenta sicure del ricordo (vivo!) di quei loro patrioti, senza i quali non sarebbero oggi il più grande presidio della Libertà dell’intera umanità. Una (ri)nascita (di quelle “grandi anime”, nel loro impegno per il proprio Paese) che ‘risale’ a colui che raccolse, Politicamente, l’eredità di quegli eroi, facendone la sintesi (che non significa ‘compromesso’! Degli – Alti – ideali) nel costruire l’America – liberale – moderna; il suo nome è Abraham Lincoln, e sebbene sia stato il primo presidente (Repubblicano) della Storia, ancora oggi si stenta (evidentemente) a relegarlo nel recinto di una parte. Perché il discorso tenuto sui prati di una delle battaglie-chiave della guerra di secessione, quella da cui (ri)nacque la federazione, è un richiamo a ragioni più alte di – e ‘(in)toccabili’ da – qualsiasi interesse (particolare o parziale), ad una unità che non è consistita soltanto in un gentlemen (?) agreement (di facciata) con cui sigillare l’esito (magari mal digerito) di una elezione presidenziale – unico “valore” – in realtà estetico, e quindi, preso di per sé, sterile – che sembra essere stato colto dalla politica politicante nell’ultimo confronto tra Obama e Romney – Ma da una reale condivisione delle ragioni della propria Storia e di un (conseguente! E non retrivo) comune orizzonte da perseguire, alla quale la Memoria – prima ancora che la propaganda, come minimo ‘fuorviante’, dei partiti – che essendo ‘presi’ soprattutto da loro stessi, spesso parlano a vuoto – può dare, come cerca di fare oggi il Politico.it riproponendo il discorso di Lincoln, un contributo decisivo. di ABRAHAM LINCOLN Read more

Monti: “Con me tornata speranza” Pil (-2,3%) peggiore ‘da’ ’92 (-1,7%)

novembre 17, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Monti: “Ci sono ancora gravissimi problemi. Spero in quest’anno di avere dato almeno il senso che non sono insormontabili in una prospettiva meno angusta politicamente e temporalmente”. Gli italiani stanno peggio di un anno fa, signor presidente del Consiglio! La propaganda può bastare forse ad irretire un politicante (specie se egli vede una convenienza nella prosecuzione/ reiterazione del suo mandato nella prossima legislatura), non i milioni di nostri connazionali che le sue “scelte” (?) prive (al contrario!) di alcuna prospettiva (Politica!) e tagli fatti male e (spesso) indiscriminati hanno ridotto (in sempre di più!) in condizioni di disagio quando non addirittura di indigenza, mentre lei ‘ballava’ (insieme allo spread! Che soltanto l’intervento di Draghi, con l’attivazione dello scudo – che ha soltanto allungato i tempi in cui i VERI interventi di risoluzione potranno essere messi in campo! – è riuscito a contenere) da un vertice europeo all’altro in cui – come sempre, negli ultimi vent’anni! Altro che ‘cambio di orizzonte’ con l’avvento della sua figura a (col)latere della politica autoreferenziale – si discuteva tanto ma non si decideva nulla (creando così, le condizioni del – rischio di – disfacimento dell’Europa), e al massimo veniva partorito un nuovo annuncio.

Il liberismo non è il ‘male assoluto’ Richiede cultura di Collaborazione

novembre 17, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il liberismo non è il male assoluto. E la riduzione degli spazi di libertà economici porta (a lungo andare) a meno Libertà (tout court). Come ci insegna(va) un padre della Patria come Luigi Einaudi.

Ma il liberismo richiede (regole e) una cultura della Collaborazione. (Che è l’esatto opposto della cultura – del capitalismo – di ‘relazione’. Da cui discende ‘quella’ della raccomandazione, che ha ridotto l’Italia sul lastrico).

E’ già – quella della collaborazione – la cultura (figlia della nostra – migliore – tradizione – umanistica! Come ebbe modo di notare Fabrizio Ulivieri) delle imprese italiane (che al governo chiedono infatti il – loro – coordinamento e una strategia! E non la – mancanza di – ‘libertà’ di licenziare – e basta).

(Ma) non si può dire lo stesso (al contrario) delle élite (?) finanziaristiche (che evidentemente prediligono soprattutto ‘farsi gli affari’ – loro).

E decisero (…ma per ora!) di non decidere neppure su data del voto

novembre 16, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La politica politicante è riuscita nell’impresa: ce l’ha fatta a non decidere persino sulla data delle elezioni. Anticipiamo le Politiche? Posticipiamo le Regionali? Facciamo votare prima le une poi le altre? Organizziamo un election day? Niente di tutto questo (nemmeno l’election day! Che, badate bene, è subordinato alla in-capacità delle forze in campo di riuscire a dotarsi di una legge elettorale in tempo).

Bensì un penoso compromesso – una triste, mediocre via di mezzo – che non consentirà di evitare lo sgoverno – per – altri! Perché nel frattempo ne sono già passati due! – tre, lunghi mesi – di due delle prime cinque Regioni del nostro Paese i cui consigli (corrotti, secondo la stessa ammissione dei loro membri dimissionari) continueranno quindi (fino ad allora) ad esercitare le (im)proprie funzioni (cedendo al ricatto di una governatrice che si è rifatta una verginità – politica – ? O, meglio, mediatica – negando di conoscere la moltiplicazione – per via legislativa! E dunque non ‘di nascosto’ – del sovvenzionamento dei gruppi da 1 a 14 milioni di euro, moltiplicati per il numero dei gruppi – che del resto “non sono la Giunta”!), mentre il governo Monti potrà reiterare il proprio immobilismo per un altro mese (rispetto alla ipotesi di febbraio. Che gli consentirà però di veleggiare a chissà quanti altri vertici europei!) – e proseguiamo con questo andazzo dallo scorso aprile! Mentre l’Italia, dietro la sua immagine (rifatta), scivola sempre più verso un irreversibile declino – rispetto alla data originariamente prevista.

Come dire: degli italiani non ci importa assolutamente nulla; se qualcuno di loro non riuscirà nel frattempo a pagare il mutuo della casa (gli manderemo la gabella di Equitalia ma a noi non importerà); se dovrà rinunciare a mandare – in attesa che fra “pochi mesi” – di cui almeno ora conosciamo il numero! – la ripresa possa arrivare (nonostante le smentite dell’Istat, che non conosce i dati di cui disponga il presidente del Consiglio, intanto impegnato a rassicurare che – fedele al modello liberista – il suo esecutivo non farà nulla per rispondere all’invocazione, estenuata, delle imprese – che non ce la fanno più ad andare avanti! – di una benedetta politica industriale e strategia comune da parte della Politica) una figlia o un figlio all’università (a noi non importa: del resto si va verso un modello di istruzione – del tutto – ‘privata’, vedi voto di oggi per un nuovo finanziamento alle paritarie a cui ha partecipato, diligentemente, anche il Pigi, in cui i figli di famiglie meno abbienti non avranno più nemmeno il fastidio di doversi porre il problema se ci potranno riuscire o meno), se altri vedranno vanificati gli sforzi e gli investimenti di una vita perché le loro imprese (appunto, mentre la politica politicante ciancerà di legge elettorale e di riforme costituzionali, lei che nemmeno riesce ad assumere i provvedimenti di minima gestione quotidiana della nostra economia) falliranno, poco importa: ciò che conta è che la destra abbia ottenuto un election day (ma) non troppo in là (per non perdere per strada tanti altri voti), il Pd…le condizioni peggiori per riuscire ad incamerare una vitt…cioè, sconfitta necessaria (per il Paese), da oltre un anno annunciata, ma sempre meno probabile (almeno nei suoi esiti nella formazione del futuro governo).

Monti, che non fa nulla (tranne andare ai vertici europei e programmare possibili risoluzioni ai problemi atavici del Vecchio continente nel… prossimo maggio – quando, ormai due mesi fa, avrebbe previsto il vertice per affrontare il nodo dei populismi e dei nazionalismi rinascenti – chissà perché! – in Europa. Naturalmente programmando questo altro vertice in cui annunciarlo degnamente ma continuando a non decidere nulla), se la ride, pensando a Bersani che gli offre la sua lealtà per farsi fregare meglio a marzo 2013.

M. ‘coglie’ sfida euromediterranea Ma perché cominciare da Algeria?

novembre 15, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sconcertante che il presidente del Consiglio, pur raccogliendo – utilmente! Per l’Italia – la sollecitazione de il Politico.it (per una maggiore integrazione euro-mediterranea-africana nella chiave di un possibile progetto di sviluppo comune che tenda a rimettere al centro – degli scambi economici e culturali mondiali – il nostro Sud a cominciare dalla Sicilia; cosa che gli va al di là di tutto riconosciuta) lo abbia fatto andando a ‘parare’ sull’unico paese (non ‘attraversato’ dalla Primavera araba), quello ‘presieduto’ da Bouteflika (eletto l’ultima volta con il 90% dei voti: il che la dice lunga sul grado di libertà – democratica – dello Stato algerino), i caratteri della cui ‘democrazioide‘ si ‘esauriscono’ (in tutti i sensi?) in una libertà di espressione compressa e in una sorta di ‘Stato di polizia’ in cui molti avversatori del regime vengono sottoposti a tortura o fatti sparire.

Nella totale continuità, del resto, della politica estera italiana dalla fine della Prima Repubblica in poi, che ha spesso prediletto rapporti privilegiati (anche) con i dittatori (infischiandosene delle condizioni dei popoli che vi erano sottoposti) – come nei casi di Gheddafi o Mubarak, ma anche, con Berlusconi, di Putin e persino di Lukaschenko – salvo poi lavarsene le mani e arrivare a partecipare agli attacchi militari su quei Paesi quando i nostri (?) interessi non collimavano più con i loro.

Una scelta che contraddice ogni possibile forma di opportunismo (storico), che avrebbe suggerito di immaginare questo sforzo (finalmente per la crescita!) a cominciare all’Egitto, dalla Tunisia, dalla Libia (!).

Che hanno però appena vissuto una rivoluzione – come quella che il governo italiano ‘dimentica’ di sostenere in Siria, dove continuano le stragi a danno della popolazione civile. Nel nostro più totale disinteresse – e in cui perciò si ‘mescolano’ culture laiche e religiose (ma) tutte a chiara impronta (o almeno tensione – più o meno – progressista e) democratica.

E che forse, proprio per questo, sono stati scartati dallo stesso Monti, che qualche mese fa – come ricorderete – fece capire (altrettanto freudianamente) di considerare un “intralcio” – disse proprio così – i Parlamenti eletti dai cittadini, ai fini – s’intende - della governance (tecnocratica) del Vecchio continente.

Mancanza responsabilità Politica E’ (questa) vera causa della crisi

novembre 14, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ la debolezza della Politica (nella sua mancata assunzione di re- sponsabilità di agire immediata- mente nell’esclusivo interesse dei cittadini! E non nella disponibilità di pochi strumenti – di potere – per assolvere quel dovere, che come abbiamo visto, semmai, sono persino eccessivi), come hanno detto in molti, la causa primaria della crisi (non solo quella ‘italiana’).

A sua volta però dovuta a quella che Pasolini definiva la ‘pervasività’ del nuovo potere (che lui considerava neo-fascista e ‘totalitario’) dell’edonismo legato alla società dei consumi (oggi diremmo del predominio dei mercati sulla Politica – ovvero sulle Persone).

Infatti diceva che sia il potere ‘conservatore’ democristiano sia la Chiesa avevano ‘lasciato’ che i loro valori venissero ‘sostituiti’ da ‘quello’ (del consumo. Che riduce noi, oggi, ad essere catalogati con l’etichetta di ‘consumatori’ – e non più come cittadini).

Che ha (in effetti – sul lungo periodo) ‘corrotto’ i nostri politici (come vediamo – ancora – oggi! A cominciare dal delirio narcisista della riduzione della Politica a dependance dello show business – televisivo) e i politici poi hanno consentito che i mercati dominassero sulle nostre società ‘neutralizzando’ (loro stessi – in tutti i sensi), appunto, la politica (e financo le istituzioni religiose! Almeno ai loro livelli ‘di vertice’).

E quindi la soluzione per come la vediamo noi, e come abbiamo indicato qui, non può che venire da una rinnovata assunzione di responsabilità (in prima persona! E che vada oltre la semplice ‘definizione’ e il SOLO ‘rispetto’ – come se fosse auto-’sufficiente’ – delle regole!) di quest’ultima.

Tecnicamente, no al liberismo (fine a se stesso), dunque. Sì in campo economico ad una Politica che coordini (nel loro sforzo di innovazione – a 360°! – e di ‘integrazione’ – tra loro. Anche a livello europeo!) e non ‘diriga’ (statalisticamente e centralisticamente – come sembrano invece suggerire, da qualche giorno, alcuni già liberisti d’antan) le imprese (private).

Primarie per scelta parlamentari Pd avvii (subito ‘dopo’) per bene I.

novembre 13, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

In questi giorni si è tornato a parlare del tema della rottamazione e, in particolare, della decisione del presidente Bindi di voler richiedere la deroga alla norma che stabilisce il tetto al numero di mandati parlamentari che ogni esponente politico Democratico (per gli ‘altri’, naturalmente, la questione nemmeno si sta ponendo) può ‘affrontare’, anche in caso di vittoria alle primarie di Matteo (Renzi).

Ma perché il partito che è risalito nei sondaggi (dopo avere fermato la deriva in senso liberista del governo evitando la piena abolizione dell’art. 18, otto mesi fa, e, poi,) indicendo le (belle. Anche se ancora un po’ – a causa anche della pervicacia del giornalismo (?) collaterale ad interessarsi degli affari personalistici – dei politicanti – più che di Politica – vera – a rischio di essere ‘fini a loro stesse’) primarie (a cui stiamo assistendo e che culmineranno nel voto di domenica prossima), non immagina, non appena la scelta del candidato premier sarà stata compiuta, di indire (immediatamente! E di organizzare – insieme) le primarie (‘volute’ per primo, ormai anni fa, da Pippo Civati e dagli altri – allora si chiamavano – ‘piombini’; ma, stavolta, aperte – davvero – anche alla partecipazione – attiva. Al ‘punto’ da coinvolgere anche gli aspiranti servitori dell’Italia dagli scranni del nostro Parlamento, delle altre forze della coalizione – esattamente come per la premiership! – in modo, assolutamente, vincolante ai fini della possibilità di partecipare al centrosinistra) per la scelta dei candidati a Camera e Senato sul territorio (‘qualunque’ sarà la legge elettorale! O trovando il modo – ci sarà comunque tempo fino al – sicuro – secondo turno del voto per la leadership – di organizzarle in modo tale da essere ‘compatibili’ – com’è possibile! – con le diverse opzioni in campo. E del resto -)?

Dimostrando che il Pd è l’unico (, oggi. E speriamo di venire contraddetti al più presto) partito italiano che ha a cuore l’esclusivo interesse dei propri connazionali (e – dell’Italia), smontando e disinnescando immediatamente l’argomento (di chi, in realtà, non vuole una – vera! – riforma della legge elettorale, ma semmai una modifica che temperi le potenzialità di vittoria del centrosinistra stante l’attuale Porcellum – voluto da loro stessi) che sarebbero i Democratici (! Coloro che già hanno subito la precedente “porcata”) a volersi tenere la legge Calderoli, e imprimendo (tra l’altro) una possibile svolta alla stessa discussione sulla riforma (che non può essere però esaustiva dell’impegno del nostro – attuale – Parlamento! Nemmeno in questi mesi finali di legislatura) per la modifica (in senso democratico!) del nostro sistema di voto.

Ma, soprattutto, compiendo così (anche) un altro, ‘generoso’ (anche se – in realtà dovuto!) atto (come quello di Pigi di accettare la partecipazione – e la – correlativa – rimessa in discussione del proprio ruolo – di leader – alle primarie per la scelta del capo della coalizione) a vantaggio del solo bene del Paese.

Sarebbe un modo, anche, per (ri)cominciare (o continuare) a cambiare (sul serio!) una politica (politicante) che non può più appigliarsi a promesse e a “si vedrà” o nuove “settimane decisive” per l’Europa (o per la riforma elettorale) che minacciano di reiterare ad aeternum (o fino, almeno, al – così, sicuro – fallimento delle nostre finanze pubbliche) lo status quo, e che potrà tornare ad essere se stessa – ovvero a costituire un servizio ‘laico’ – nel senso di estraneo ad interessi nelle vicende che deve trattare! – e disinteressato nei confronti dei nostri connazionali – soltanto se qualcuno comincerà ad assumersi – in prima persona! – la responsabilità di dare l’esempio agli altri.

E chi, se non la forza (che ‘deve’ – e non può che farlo tanto meglio e tanto più così – ritrovare la consapevolezza di essere tale!) che fa da punto di riferimento (e che rappresenterebbe tanto più in questo modo!) (del)l’area di opinione e sensibilità più onesta e responsabile della nostra Nazione, può svolgere efficacemente questo ruolo?

Risolvendo ad un tempo – e tramutandole, anzi, in una straordinaria leva-opportunità per avviare uno splendido confronto (ma sui contenuti – ‘legati’ al territorio e non) democratico sul futuro del nostro (potenzialmente, di nuovo. Se il Partito Democratico ricorderà qual è la sua – nobile – eredità storica – e si deciderà finalmente, senza più timidezze!, a caricarselo sulle spalle,) grande Paese, i conflitti (ma sono veramente tali?) tra ‘vecchi’ e ‘nuovi’.

Lasciando il passo ai migliori candidati (la cui etimologia ‘nasce’ con candidus, dal colore – bianco – dell’abito indossato ai tempi di Roma antica dai senatori, ad indicare la loro Alta onestà e responsabilità) per gli italiani! Per una Primavera democratica che non potrebbe che tradursi – ne siamo certi – in una travolgente vittoria alle elezioni di marzo.

Primarie sian aperte tutti cittadini Partiti ‘ns.’ strumento per il bene I.

novembre 13, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ci rifletteremo ancora, ma – pur ritenendo com’è noto al momento il Partito Democratico la ‘sola’ forza in grado di salvare e rifare grande questo Paese – avremmo il desiderio (spinti dal bene che vogliamo alla nostra Nazione) di votare (anche) alle primarie del centrodestra (ovviamente se loro riterranno di condividere questa nostra valutazione e lo consentiranno. Come invece non farà – con persone che la pensassero specularmente allo stesso modo appartenendo ad un’altra area di opinione e sensibilità – il Pd).

Se i partiti sono – come recita la nostra Costituzione – “uno strumento nella disponibilità dei cittadini per organizzare il governo dell’Italia” – e dunque se ciascuno di essi non è chiamato a rappresentare interessi (particolari: come invece la contrapposizione autoreferenziale tra claques televisive ci ha dis-educato a pensare fino ad oggi), ma il bene esclusivo della Nazione (sia pure – per il momento: perché se uno ‘deve’ ‘continuare’ (?) ad essere lo scopo – comune -, difficilmente in futuro si potranno sostenere trasparentemente tesi opposte senza essere tacciati di – sempre meno ‘legittimo’ – particolarismo – a partire ciascuno dalle ‘proprie’ posizioni), poterlo fare è (non solo un diritto di tutti gli italiani, ma, persino,) un dovere di ‘ciascuno’ di noi (e si tratta ovviamente di scegliere, con onestà e responsabilità, il candidato che più si ritenga adatto a perseguire, in caso di vittoria di quel partito alle elezioni, l’interesse appunto ESCLUSIVO del Paese).

(E quanto prima, come Bersani propone da tempo di fare, tutto questo fosse regolamentato per legge, diventando parte integrante del nostro sistema elettorale – che significa sostanzialmente “di partecipazione”, e non di faziosa propaganda (fine a se stessa) – tanto meglio sarebbe per la tenuta, il consenso presso i cittadini e la modernizzazione delle nostre istituzioni).

Spiace a maggior ragione in questa luce, che il Pd (proprio il Pd!) ‘a questo giro’ abbia perso un’occasione (da questo punto di vista) che (nonostante le evidenti difficoltà) rischia di essere sfruttata (molto meglio) dalla destra.

(Sola) produttività porta più profitti Competitivi valorizzando Persone

novembre 12, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’accordo (e – la reale opportunità per rendere il nostro sistema più competitivo e non ‘solo’ più produttivo; ovvero per migliorare la qualità dei nostri prodotti e della nostra presenza sul mercato e non soltanto per diminuire i costi, e quindi aumentare i profitti, dei – soli – imprenditori) ‘regge’ soltanto se il governo (che già parla di “prodotto finito e autosufficiente”, come se potesse limitarsi a tagliare il cuneo fiscale in ‘cambio’ di maggiore libertà per le imprese di ‘impiegare’ – a proprio piacimento – i propri dipendenti), metterà in piedi (assumendosi le sue responsabilità – esecutive!) anche la parte del testo dedicata alla formazione e al raccordo tra sistema scolastico/ universitario e aziende.

Magari reintroducendo un capitolo-ricerca – e innovazione! – che è completamente sparito dall’orizzonte di un esecutivo che, del resto, dovrebbe occuparsi di governare, e non di ‘far governare’ – per scaricare su di loro la propria (ir)responsabilità di non sapere che pesci pigliare – e ciò nonostante di progettare improbabili (nel senso di poco credibili) secondi mandati – le parti sociali.

Altrimenti l’accordo sulla produttività costituisce soltanto una (ulteriore) prova di deregulation che, togliendo risorse (in tutti i sensi) ai (veri) fautori della produttività (e della – più importante – competitività!) delle imprese – i lavoratori – a lungo andare, complice magari anche – una rispolverata. Ad opera di un Monti-bis? Ad – una riforma del lavoro che progressivamente torni a cercare di consentire maggiore libertà di licenziare, ridurrà il valore competitivo – cioè di innovazione! Che non può che passare per la formazione delle – nostre! – risorse umane – delle imprese italiane (che nella loro modulazione più competitiva – quella dei Piccoli – chiedevano infatti l’esatto opposto. Ovvero una strategia incentrata, appunto, sull’innovazione).

Senza valorizzare questo straordinario patrimonio dell’Italia – i nostri ‘operai’, ovvero tutti noi – che marciranno (immobili nelle loro ‘precedenti’ – cioè ataviche: nel Paese occidentale dal più alto tasso di analfabetismo di ritorno (‘del mondo’) – condizioni ‘culturali’ – e quindi tecniche e professionali) sotto i colpi del liberismo d’antan di Monti, pronto a rispondere alla crisi dovuta all’eccessiva preminenza dell’economia (finanziaristica) sulle Persone, rafforzando – nel nostro Paese! – quel predominio dal quale stanno oggi scappando persino i (più liberisti! Sia pure a modo loro) cinesi, che hanno visto a causa ‘sua’ ridursi fortemente la propria prospettiva di crescita; uccidendo così quella coesione (che ‘richiede’ in primo luogo la (ri)elevazione della qualità del nostro ‘personale’! Perché tutti possiamo diventare ‘più bravi’ e quindi più competitivi: e non il contrario!) che rappresentava uno degli ultimi fattori di tenuta della nostra già provata (dall’immobilismo del governo) economia reale.

Doria evita a Genova disastro ’11 Non polemiche: ha “piovuto poco”

novembre 12, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il neo-sindaco di Genova, ad un an- no dal disastro (evitabile. Dal suo predecessore) per il nubifragio sulla città, di fronte alla nuova ondata di maltempo – che nello spezzino, per dire, ha ‘prodotto’ una sessantina di sfollati – la ‘blinda’ per evitare rischi per i cittadini. Una volta tanto (, rispetto ai non confortanti precedenti – dovuti alla mancanza di responsabilità e lungimiranza di suoi non meno riveriti colleghi), ci riesce benissimo. Il giorno dopo, polemiche perché i negozi sono dovuti rimanere chiusi “nonostante abbia piovuto poco” (!).

Marco Doria si dimostra un ottimo sindaco (e conferma che gli amministratori di Sel sono persone oneste e responsabili. Come il loro leader – di partito), capace di fare ciò che né Marta Vincenzi, né numerosi primi cittadini di Milano (con le esondazioni del Lambro), né il sindaco di Roma (Rutelli più Alemanno), erano stati in ‘grado’ di fare: ovvero avere cura della sicurezza dei propri concittadini, anche rispetto ai pericoli legati al dissesto idrogeologico (provocato da altri politicanti del passato che hanno consentito si costruisse irresponsabilmente sopra dentro e di fianco a corsi d’acqua a continuo rischio esondazione).

Prevenendo i possibili ‘incidenti’, e non limitandosi, a disastro avvenuto, a dire che “l’Italia è un Paese ad alto rischio idrogeologico. In passato si è costruito male, bisogna che investiamo risorse per mettere in sicurezza il nostro territorio”: salvo, al successivo ritorno nella stagione delle piogge, ritrovarsi a dovere (ri)cominciare (con la – insopportabile – retorica di circostanza) ‘daccapo’ (e con in ‘bilancio’ danni, feriti e ‘magari’ qualche cittadino rimasto ucciso).

Questa volta di un nuovo spreco (dovuto alla ‘distrazione’ della politica autoreferenziale) non ci sarà bisogno, (anche) perché un sindaco ha fatto il proprio dovere. Che altro non è, poi, che fare Politica. Vera. (M. Patr.)

52% parmensi dice ‘sì’ a Pizzarotti Ritardo fare giunta? Zero clientele

novembre 12, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pizzarotti dopo un mese non aveva ancora fatto la giunta. Dramma per la stampa nazionale Read more

Restituire alla (sua) bellezza Roma Giusta idea Alemanno ricostruire

novembre 11, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Due anni fa, quando propose l’ab- battimento dei casermoni delle periferie e la (loro: di quei quartieri) ricostruzione all’insegna della bellezza, il sindaco di Roma Alemanno fu travolto dalle polemiche. Non sappiamo quanto fossero pretestuose, di certo non erano corrette. Perché, come diceva Pasolini, Sviluppo non è uguale a Progresso e lo sviluppo – pure, benemerito: se è vero che a tutt’oggi continuiamo a vivere di rendita grazie alle conquiste di quel periodo, quando l’Italia divenne la quinta potenza economica del mondo, rialzandosi in piedi – in poco più di dieci anni! – dalle macerie della guerra – conosciuto dal nostro Paese negli anni ’60 fu foriero di devastazione (delle nostre città, del nostro territorio) e/ anche perché, alla fine, cadde preda degli interessi (particolari) di quelli che venivano chiamati palazzinari (oggi sarebbero i furbetti del quartierino).

L’urbanistica del futuro, in Italia, Paese della Bellezza, non può dunque che passare attraverso demolizione e ricostruzione: all’insegna di canoni nuovi e, perché no, immaginati in un concorso di genialità creative alle quali venga però data la regola infrangibile che il ‘nuovo’ – o, perché no, i nuovi; ma senza farci prendere dalla smania dell’estetismo – peggio che mai se pre-moderno – fine a se stesso – stile architettonico italiano dovrà essere ispirato ad una nuova estetica (cioè ad un’etica) delle Persone, per piegare le Città (del futuro) alle nostre esigenze e non il contrario; e per restituire al Paese della vita bella – quella nella quale le persone si possono ancora guardare negli occhi – dello stile mediterraneo, della buona cucina, della bellezza artistica e architettonica (del passato), del territorio (compreso quello incontaminato, da non toccare in nome di uno sviluppo, appunto, fine a se stesso e senza via d’uscita) più bello del mondo (ma l’avete mai visto il Golfo di Napoli?), un’immagine che esalti e non contraddica questi suoi punti di forza.

Dunque Alemanno non solo non ha torto, ma – lo dimostra il fatto di aver colto questa necessità più di ogni altro amministratore di centrosinistra – anche se Matteo Renzi, a Firenze, si è già avviato su questa strada – al netto di qualche timidezza di troppo (dovuta ai ‘lacci’ di una rete clientelare che purtroppo avvolge il centrodestra romano e laziale dei Fiorito e, certo, anche della lottizzazione dei pubblici uffici della Capitale a cui il sindaco non sembra essere stato estraneo), di saper pensare nell’interesse dei suoi cittadini e, in ogni caso, della Nazione.

Naturalmente si tratta di contenere i disagi degli abitanti dei quartieri che dovranno essere via via rinnovati secondo una pianificazione prospettica e lungimirante che, vi preghiamo, chiunque sarà il prossimo sindaco di Roma dovrà immaginare insieme all’altra metà e pensando al bene esclusivo di quella che può tornare ad essere la città che per (il tedesco) Goethe era (senza confronti) la Capitale del mondo. E, magari, (di nuovo, in futuro,) d’Europa. Ma che deve, per questo, recuperare il gap in termini di trasparenza, modernità; appunto, Bellezza.

Si tratta di contenere quei disagi, dicevamo, ma la Politica non è (mai) mero ‘assistenzialismo’ (o è, appunto, carità, assistenzialismo, una proiezione – per quanto sacrosanta – privata e non pubblica), ma costruzione di qualcosa di più Alto e duraturo nel tempo che, senza mai travalicare i confini del rispetto e, anzi, della valorizzazione della vita dei cittadini di oggi, deve essere pensato ‘anche’ in funzione dei nostri figli, dei nostri nipoti – degli italiani di domani – e in generale di una Storia di cui abbiamo noi la responsabilità (di riprenderne il filo).

E’, in fondo, quella grandeur (che ha le sue radici, perché no, nel futurismo) che lo stesso Alemanno – il cui mandato come primo cittadino della Capitale ha avuto esiti controversi – attribuiva, filosoficamente, all’impostazione Politica della destra; e che un dialogo vero, disarmato e anche ‘spogliato’ di quel puritanesimo verbale (ma non del necessario rispetto) che proprio oggi Grillo e Casaleggio denunciano – giustamente – abbia contribuito a sterilizzare (per intromesso talk show – televisivo) il linguaggio e quindi la capacità (ri)generatrice della politica italiana, tra destra e sinistra – chiunque, ripetiamo, sarà il prossimo, o confermato, sindaco di Roma – tra tutti coloro che hanno a cuore il bene esclusivo della città più bella (e importante, se torniamo a prenderci cura – di Noi stessi) del mondo, può coniugare con quella sensibilità (‘immediata’) nei confronti delle Persone (più deboli) che può gettare le basi per la (ri)costruzione della più antica (e, ad un tempo, moderna) civiltà del pianeta. (M. Patr.)

Export tedesco crolla. Problema I. Europa coordini ‘sue’ esportazioni

novembre 10, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’export della Germania crolla. Hurrà. Il Paese più competitivo d’Europa finalmente rallenta e noi ci sentiamo un po’ meno piccoli. Senz’altro, coloro i quali in questi mesi sembravano non aspettare che questo. Già. C’è però il “piccolo problema” che se la Germania affonda, non ci sarà poi nessuno che reggerà il peso del nostro perdurante immobilismo; se la ‘locomotiva d’Europa’ si ferma, il resto del ‘treno’, destabilizzato dall’irresponsabilità di classi dirigenti che continuano a mettere la prospettiva miope di un proprio interesse personale davanti al bene della nostra Nazione – come? Ad esempio glissando completamente sul tema – posto in questi giorni da il Politico.it – della necessità di intervenire IMMEDIATAMENTE – e non “dopo il prossimo vertice europeo” – per sbloccare la nostra economia, preferendo (annunciare una ripresa subito smentita dall’Istat nel 2013, e) continuare a discutere di leggi elettorali – discutere, non approvare: se non norme capestro – e antidemocratiche: molto più di un premio di maggioranza persino eccessivo! Perché pensato nell’interesse di tutti e non di una parte, come invece l’elevazione della soglia per ottenerlo – a vantaggio di chi non potrà vincere alla prossima tornata elettorale (e pensata per “perdere meno”, e potere comunque così continuare a condizionare – ad impedire – il cambiamento) – rischia di deragliare.

(Oppure) occupandoci – invece di dare risposte reali sulle loro vite ai nostri connazionali! – circa la disponibilità di Bersani ad avere o meno nel proprio, possibile governo, gli attuali ministri “Fornero e Passera” (!).

Ma a noi, agli italiani (che il nostro giornalismo dovrebbe servire, e non fuorviare – ‘come’ la Politica) che non ce la fanno a vivere – ma anche quelli che ce la fanno! – cosa può importare di ‘questo’ – e varrebbe naturalmente per qualsiasi altra personalità – ?

A noi – come ad ogni cittadino responsabile (di se stesso!) – non possono che interessare le (sole) soluzioni; le scelte concrete per uscire dalla crisi. Perché questa, e non la chiacchiera politicante, è la Politica! E bisognerebbe che ci si assumesse la responsabilità anche di rispiegarlo agli italiani, oggi ipnotizzati davanti alla foga – narcisistica – degli attuali sostenitori di loro stessi alla guida di quello che è stato, e può tornare ad essere, una volta che si sarà liberato di questa ‘zavorra’ antipolitica – che è questa! E non il civismo – sia pure con retrogusto populista – del suo (solo) leader – del Movimento 5 Stelle – il Paese più avanzato del mondo.

Oggi condannato ad una ormai trentennale arretratezza (mentre gli altri Paesi vivono nella modernità!) da questi signori che continuano a mettere tutto questo, dicevamo, davanti all’assunzione di responsabilità di assumere scelte CONCRETE – e di ampio respiro, che mirino a reimpostare organicamente e, ad un tempo, complessivamente e unitariamente la direzione di marcia, e non soltanto a mettere una toppa (o a toglierla…) qua e là – per la costruzione del nostro futuro.

In tutto ciò, che la Germania rallenti, non è un bene (perché farebbe sembrare meno grandi i nostri problemi; e farebbe “finire l’arroganza dei nuovi padroni dell’Europa”); è la prima pietra, se non ci muoviamo subito, della (de)costruzione del nostro (definitivo) fallimento.

Ma la cosa più importante, come sempre, è individuare una soluzione. Perché, mentre si affrontano i limiti della NOSTRA economia – che troveranno risposta solo da NOSTRE assunzioni di responsabilità Politiche, e non aspettando che calino dall’alto da Bruxelles o Francoforte – e tenendo bene a mente che l’export non dipende soltanto da quello che stiamo per indicare, ma (oltre che dalle dinamiche congiunturali del mercato) dalla qualità e del tasso di innovazione della nostra produzione, e dunque continuando a richiedersi quell’impegno in questo senso di cui abbiamo parlato in questi giorni – perché non ci facciamo carico di suggerire ai nostri fratelli europei di cominciare a strutturare la possibile unità Politica del Vecchio continente, non, a partire da (lontane. Da tutti noi) norme finanziaristiche e di bilancio (pure necessarie, ma non prioritarie – per l’uscita dalla crisi), ovvero da sovrastrutture che allontanerebbero ancora di più i cittadini dalle loro istituzioni, ma, al contrario, dall’urgenza di reagire a questo crollo dell’export della Germania (che è, come detto, un problema europeo!, e non soltanto, revanscisticamente, tedesco), immaginando di portare (e di far così penetrare – maggiormente) insieme l’immagine e la spendibilità dei nostri marchi sui mercati asiatici e non solo, (eventualmente costituendo un ministero per il commercio estero europeo, ma soprattutto) organizzando una rete di ‘ambasciatori’ (industriali e commerciali. Che coordinino l’attività -di espansione-, unitaria!, (per)ché dovrà, come abbiamo indicato, essere sempre più integrata) delle imprese europee nelle nazioni nelle quali vogliamo esportare i nostri (sempre più innovativi) prodotti, compiendo così anche un passo in avanti concreto (e/ perché necessario, e dunque incisivo e futuribile) per l’integrazione politica del Vecchio continente?

Berlusconi: ‘Stacco spina a Monti’ Pd/ borghesia illuminata uniti per I.

novembre 8, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

il Politico.it è quotidianamente molto critico con il governo Monti. La coincidenza di due eventi – le critiche senza costrutto di chi fischia il presidente del Consiglio e organizza addirittura un no-Monti day, e la ‘sparata’ di Berlusconi che tratta l’uomo che ci ha tolto le castagne dal fuoco – o ha contribuito ad allungare i tempi entro i quali ciò sarebbe stato possibile – dopo che il governo dell’ex presidente di Mediaset ci aveva portato sull’orlo del precipizio – ci inducono a ritenere che, mai come in questo momento (come peraltro Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani sostengono e tessono la relativa tela ormai da molti mesi), tutte le forze oneste e responsabile di questo Paese debbano fare fronte comune.

Questo governo non sta governando, ma il patrimonio di quell’area di opinione e sensibilità – e comunque costituita dalle numerose personalità – che fanno riferimento alle élite illuminate del nostro Paese (e SOLO loro – ‘selezionate’ con un rigore implacabile -, per non caricare il governo che dovrà determinare una svolta radicale nel modo di guidare questo Paese, di retaggi e di interessi – particolari – che possano inficiare la piena realizzazione del necessario cambiamento e pieno compimento della nostra democrazia) che hanno a cuore le sorti (esclusive) dell’Italia e del nostro regime democratico, non può essere disperso da un Pd che voglia farsi ‘partito dell’Italia‘ (chiedendo in primo luogo il voto ‘per sé’! E cioè, per tutti gli italiani) e incarnare limpidamente il suo (del Paese) esclusivo interesse.

Questo governo non governa e il Pd dovrà – invece – segnare un cambio ‘epocale’, nella nostra storia recente, proprio perché – innervato del dinamismo delle sue risorse più giovani, a cominciare da Matteo Renzi – incarnerà il partito che decide e indica nitidamente una strada al Paese e non reitera il chiacchiericcio quotidiano e politicante che ha segnato gli ultimi dieci anni di politica autoreferenziale.

Potrà farlo con tanta più forza e autorevolezza, se le forze che si riconoscono in Mario Monti – e, s’intende, lo stesso capo del governo; che non è colui che potrà salvare questo Paese, ma resta una – alta – personalità onesta e responsabile che non può che fare il bene dell’Italia – e che hanno nel Corriere della sera il loro principale canale di comunicazione con l’opinione pubblica, faranno fronte comune non, in chiave difensiva (rispetto a pericoli che, concretamente, non esistono nella misura in cui la nostra Politica continuerà – riprenderà – a fare efficacemente il proprio dovere). Ma per compiere finalmente la nostra democrazia, estirpando (come si può fare) la pianta della corruzione a partire dalle sue radici più profondamente piantate nel corpo della nostra Nazione.

E avviando un programma di riforme, che – secondo anche le direttrici indicate dal giornale della politica italiana – non dovranno essere, pregiudizialmente, né di destra né di sinistra, ma pensate – e, finalmente, messe in atto – nell’ESCLUSIVO interesse dell’Italia (e, per questo, senza timidezze e senza guardare in faccia nessuno).

Se a tutto questo vogliamo associare un padre nobile, che chiarisca bene quale sia lo spirito che dovrà animare questo impegno comune – e che comunque non potrà prescindere da una FORTE indicazione maggioritaria, anche per la premiership, da parte del primo partito italiano – lo possiamo trovare -e siamo certi che lui non se ne avrebbe a male – nella figura di Alcide De Gasperi, in nome del(la riproposizione del) cui governo pensato per perseguire il bene esclusivo di tutti gli italiani, una nuova politica fondata sull’onestà e sulla responsabilità potrà – una volta scritta la parola fine, anche attraverso il respingimento di ogni tentazione ad un ritorno – berlusconiano – sulle strade tortuose che ci hanno portato fino ad un passo dal fallimento, sugli ultimi trent’anni di politica autoreferenziale – cominciare a far rinascere l’Italia. (Matteo Patrone)

(27 ottobre 2012)

Verso (vera) ‘Politica dei cittadini’ Oggi ‘governo’ declassato a show

novembre 7, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il vero problema della riforma della legge elettorale passata a maggio- ranza, è che i cittadini non sanno più distinguere tra le responsabilità dei diversi partiti. Se ciascuno di noi attribuisse il ‘giusto merito’ ad ogni nostro rappresentante, il tema della legge elettorale come fattore decisivo nella formazione delle alleanze e dei governi cadrebbe, e le nostre istituzioni sarebbero immediatamente più ‘efficaci’ e rappresentative.

Carlo e Giuseppe

***

D’accordissimo sul principio di ‘responsabilità’ (da praticare più che da ‘riconoscere’ tout court nelle potenzialità e nelle scelte dei partiti,) di tutti noi per quello che succede ‘nel palazzo’.

Se ci ritroviamo nella condizione attuale, al ‘culmine’ (si fa per dire) di trent’anni di declino e con una classe dirigente (?) autoreferenziale e che mira (oggi) solo alla propria ‘conservazione’, la colpa è ‘nostra’ (per)ché – in particolare – abbiamo trasformato (o accondisceso – più o meno consapevolmente – a che venisse trasformata) la politica in uno ‘show’, al quale (come appunto dicevate sostanzialmente voi due parlando dell’importanza del voto e di quella necessaria distinzione tra le forze politiche e ‘nostra’ responsabilizzazione) assistere passivamente battendo le mani in segno di assenso o dissenso ma senza renderci conto che, invece, di quello ‘spettacolo’ (che non è tale) i ‘registi’ (e anche gli attori! Perché non esiste una ‘politica’ intesa come ‘classe’ o ‘casta’ chiusa che ‘possa’ eternare se stessa, magari persino nei casi estremi procedendo a forme di trasferimento di potere di carattere ereditario e familistico – come qualcuno pure sembra aver già cominciato a praticare – sia pure ancora nell’ombra – visti i molti parenti e amici dell’uno o dell’altro eletti – o ‘piazzati’ – a vari livelli – alla quale il resto del Paese sia fatalmente ‘estraneo’: ma, al contrario, la Politica – come lo Stato -) siamo noi.

La ‘spettacolarizzazione’ (e correlativa sterilizzazione) della Politica, del resto è dovuta anche – secondo noi – a quello che chiamiamo il ‘collateralismo’ del giornalismo italiano rispetto all’autoreferenzialità dell’attuale (generazione al potere e) classe dirigente: avere sostituito – a partire dall’introduzione dei retroscena – la Politica con il famoso ‘teatrino’, in cui non contano le decisioni, le scelte, i contenuti, ma (soltanto) i personalismi. Da cui un’attenzione di tutti a questo aspetto, e il nostro totale ‘distoglierci’ dalla propria (nostra) responsabilità di pensare solo a ciò che si possa fare (concretamente) per perseguire il nostro bene (comune).

E’ chiaro che si tratta (anche) di un circolo virtuoso (o vizioso a seconda di come lo si approccia): se il Parlamento è popolato di personalità becere (come quello di oggi; c’è chi infatti arriva a sostenere che debba essere la fotografia pedissequa del Paese, con il suo meglio ma anche con la sua feccia – in quest’ultima legislatura, da questo punto di vista, certo non rimasta priva di rappresentanza), ciò avrà ricadute sulla qualità della Politica ma anche dell’informazione e in generale di tutto ciò che contribuisce a determinare la formazione dell’opinione pubblica, e quindi (la vita ma anche) le scelte (Politiche) dei cittadini; che quindi saranno portati a reiterare (aderendovi; sia pure magari storcendo il naso e senza accorgersi, polemizzando per esempio ‘con’ questo o quel politicante, di stare in realtà in quello stesso momento – mettendo ‘lui’ al centro della scena – legittimando o ‘stuzzicando’ la sua propensione a farsi i propri affari e non quelli dell’Italia) questo ‘sistema’, senza riuscire più ad uscirne.

Come lascia intendere però voi stessi, quando dice che i cittadini vanno “educati” a quel tipo di approccio alla Politica, tutto passa per le nostre mani ma l’assunzione di responsabilità ‘decisiva’ è, inevitabilmente, nella leadership di un partito o di una personalità o di un gruppo di personalità, senza la quale nessun movimento – tanto meno dal basso – riuscirà mai a rompere quel circolo vizioso e a (ri)generarlo in virtuoso.

Ed è in questa prospettiva che noi ci ‘concentriamo’ sul Pd (che dovrà essere): attribuendo a lui (cioè a tutti noi), (unica) ‘forza’ che incarna l’area di opinione e sensibilità più onesta e responsabile del Paese, il compito di fare tutto questo (da cui anche un nome ‘Democratico’ che – gli attuali dirigenti sembrano dimenticarlo un po’ troppo spesso – riguarda specificamente questa ‘funzione’ che è poi un tutt’uno con lo sforzo – più classicamente ritenuto ‘Politico’ – di far uscire l’Italia dalla crisi – economica e, però, appunto, anche sociale e culturale).

Di qui anche le nostre ‘arrabbiature’ rispetto alle (mancate) scelte di Bersani, che ci sembrano – molto sinceramente -, al momento, il vero punto di caduta della (urgente) piena espressione di quella ‘potenzialità’.

Se non basta ecco legge-bavaglio Parl. non rappresenta più Nazione

novembre 7, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Questo Parlamento (di nominati! Senza nemmeno perciò una vera legittimità costituzio- Read more

Casini tradisce ancora una volta Bersani Ex Cdl si vota legge elettor. a piacimento Umiliato (di nuovo) primo partito italiano Intanto Monti non governa, Italia affonda (anche se premier ora finge non vedere) Pd tolga (adesso) sua fiducia a esecutivo Si vada a un voto troppo a lungo rinviato (che è regola – sospesa – in democrazia!) Restituendo dignità a un Parlam. abusato E una Politica (vera) al Paese (in declino)

novembre 6, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il segretario di se stesso brilla soltanto per la propria passività (e correlativa arrendevolezza). Mentre si disputano primarie in cui pretende il voto per essere candidato del centrosinistra a Palazzo Chigi, Bersani, leader (?) del primo partito italiano, fa affondare il Pd sulla riforma della legge elettorale – da cui dipende la possibilità  - di chiunque vinca! – di tramutare quel vantaggio in una effettiva possibilità di governare – votata a maggioranza (contro il parere, ripetiamo, del primo – e non di poco! Il doppio del Pdl, ultimi rilevamenti alla mano – partito del Paese secondo tutti i sondaggi) dalla vecchia Casa delle Libertà, puntellata da un Udc che – come sempre – agisce per la sola, propria convenienza di parte, a dispetto di ogni forma di lealtà e di accordo pre-esistente. Qualunque cosa uscirà dal voto dopo questo blitz non sarà (stato concepito; o predisposto) per il bene dell’Italia (ma sulla base di interessi particolari). Se il Partito Democratico vuole davvero essere il partito della Nazione, e compiere la propria vocazione di incarnare il suo solo, esclusivo interesse, il segretario Democratico deve prendere coscienza che il problema è un Parlamento lasciato (dallo – stesso, ‘colpevole’ – Pd! Che ha fin’oggi disdegnato di assumersi fino in fondo la propria responsabilità) in balia di potenziali ‘autori’ di sbandate di segno unilaterale e fazioso come quella a cui abbiamo assistito martedì, che non vanno nella direzione ‘auspicata’ dalle forze più oneste e responsabili della Nazione, come non andrebbero in questa direzione altri sei mesi di (sicuro! Vista la sordità ad ogni appello e financo all’esplicazione specifica dei singoli passaggi da compiere per far uscire l’Italia dal pantano) immobilismo dell’esecutivo. E tutto questo (lo diciamo con dispiacere) nonostante il punto fermo messo sulla scadenza naturale della legislatura dal presidente Napolitano: ecco il ‘risultato’ (della loro pervicacia nel difendere i propri interessi), presidente: una nuova riforma elettorale (concepita; e votata!) a vantaggio (comunque la si pensi sugli attori in campo!) di una parte e non dell’Italia, con il Parlamento peraltro reiteratamente alla mercè di personaggi ambigui e sleali. Il governo Monti (questa legislatura, la stessa possibilità di questi ‘signori’ di esercitare una totale discrezionalità sulle vite degli italiani per avere mantenuto una preminenza parlamentare ottenuta ormai cinque anni fa e contraddetta da ogni successiva tornata elettorale! Quella stessa, vecchia maggioranza, peraltro, che ha portato il nostro Paese ad un passo dal fallimento! Quale livello di responsabilità può avere?) – per consentire la formazione, pure allora imprescindibile – a default ormai ad un passo che, allora sì, doverosamente sconsigliò l’immediato ritorno alle urne – del quale, si è convenuto di proseguire una legislatura altrimenti naturalmente conclusa – in un sistema bipolare! – dalle dimissioni del leader della coalizione vincente nel 2008(!) – il governo Monti, dicevamo, non fa da tempo (nulla) il bene dell’Italia. E tutti coloro che non vogliono che la prossima sia (al contrario!) una legislatura non (solo) di ‘ricostruzione’ ma di cambiamento (e la prima espressione di cambiamento sarà un governo che governi – nell’interesse di tutti gli italiani), approfittano della debolezza di Pigi, della sua ingenuità (politica), di una (ipocrita?) lealtà che nessuno però – a cominciare dal premier – che non ha fatto nulla per evitare la forzatura sulla legge per il voto – ? – mentre il leader del Pd molto ha fatto per salvare – immeritatamente – il suo governo che non governa – per non parlare, appunto, di Casini – ricambia. Perché il ‘cambiamento’ è (in questa fase storica, nient’altro che) governare per fare finalmente del nostro un (grande!) Paese moderno e ‘vincere’ (però, per questo) tutte le resistenze (non solo di carattere economico! Vedi editoriale di Angelo Panebianco qualche settimana fa sul Corriere) che hanno impedito finora all’Italia di poter aspirare ad essere quella ‘culla’ di una (possibile, nuova) civilizzazione (contro ogni modello puramente liberista che mira a reiterare invece il far-west che abbiamo conosciuto fino ad oggi; proprio ora che la comunità mondiale invoca invece un nuovo punto di riferimento – che per noi non può che essere rappresentato dall’Italia (e – dall’Europa)! – che indichi a tutti una via da percorrere che non sia la pervicace – ma non innocente – insistenza sulla strada che ci ha condotti nel disastro – che la motivano ad essere la sua Storia e la sua ineguagliata tradizione culturale), e di non rischiare un mese sì e l’altro anche (ancora oggi!) – miseramente – di fallire. Perché, si badi bene, è a quelle stesse resistenze che dobbiamo il nostro – enorme – buco di bilancio (e sarebbe ora di cominciare a chiamare quelle persone con il loro nome: criminali anti-italiani), se è vero che la conservazione (fine alla reiterazione delle – loro – rendite di posizione) non porta soltanto – direttamente – allo sperpero – alla ‘consumazione’ – delle nostre risorse; ma anche al congelamento di ogni Politica (vera). E dunque non solo al debito monstre, ma al – sempre meno ‘sostenibile’ – declino in cui ci siamo inoltrati da trent’anni a questa parte. Il bene del Paese, come abbiamo scritto più volte, ‘coincide’ (oggi) con l’interesse (“di parte” – ?) di un Pd che si deve fare ‘partito dell’Italia‘. Se non si vuole che per altri cinque anni (o almeno fino al sicuro, così – nella reiterazione dell’attuale immobilismo – fallimento di bilancio) il Paese sia ostaggio di forze conservatrici e dedite soltanto ai propri interessi (particolari), si dica finalmente la parola fine su di una legislatura ormai palesemente svuotata di senso e resa inutile (dall’immobilismo dei tecnici e dalla confusione della politica autoreferenziale: se persino lo stesso Casini ne chiede ora la chiusura anticipata! Ma solo perché – gli – conviene), che allontana sempre di più i cittadini (non dalle ‘istituzioni’ in generale ma dal Parlamento!, pietra angolare della nostra democrazia) e a fine gennaio o ai primi di febbraio si vada a votare per ridare (alla Lombardia, al Lazio, al Molise e) al Paese quello che l’Italia merita: un governo (e un Parlamento) che abbia(no) nella mente e nel cuore il solo desiderio di fare (disinteressatamente) il suo bene. O rischia di non esserci limite al peggio.

Silvio lascia, e Cdx si vota la legge Pd/Pg umiliato torna in minoranza

novembre 6, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Berlusconi fa un passo indietro, e si ricompone la vecchia Casa delle Libertà: sì in Commissione al Senato al disegno di legge elettorale presentato dal Pdl. L’Udc, che a settembre aveva giurato di non votare la riforma senza la condivisione del Pd, tradisce Bersani. Il Pd, che secondo tutti i sondaggi se si andasse a votare oggi sarebbe di gran lunga il primo partito italiano, umiliato si vede invece ricacciato in minoranza in quel Parlamento lasciato a tutt’oggi – e volontariamente! – in mano alla destre per aver voluto essere “leali a Monti fino al 2013″: col rischio, adesso, di vedere sfumare anche una vittoria (alle politiche) per troppo tempo annunciata e rinviata

Come volevasi dimostrare: con la linea dell’arrendevolezza di Bersani il Pd – il primo partito italiano! Che però, per sua scelta, continua ad essere minoranza in un Parlamento lasciato in ostaggio ai populismi delle destre, mentre i Democratici si guardano l’ombelico votando per scegliere un nuovo leader – e rischiare così di vanificare il proprio vantaggio! – in vista di un’elezione che altrimenti avrebbero già vinto – comincia (per intanto) a farsi fregare sulla legge elettorale (anche se si tratta ‘solo’ di un voto in commissione)… E questo – perpetrato da un Casini che appena un mese fa giurò che non avrebbe mai tradito Bersani! A cui qualcuno dei suoi dovrebbe dare la ‘sveglia’, prima che i Democratici – e con loro la maggioranza onesta e responsabile del Paese! Che aspetta di riprendere il proprio posto – alla guida dell’Italia! – oggi occupato (lo dicono le ultime inchieste e questo stesso, prevedibilissimo voto) da molti malfattori e persone ambigue e sleali – si facciano portare via anche la vittoria alle politiche che rinviano, “leali a Monti fino al 2013″, ormai da quasi un anno – appare come un evidente, possibile pre-annuncio di ricomposizione della (vecchia) alleanza Pdl-Lega-Udc (a poche ore dal ‘passo indietro’ di Berlusconi!), con tanto di possibile, ulteriore tradimento dei centristi nei confronti di Pigi. Vogliono, al Nazareno, consegnare il Paese alla destra per (altri) cinque anni? Se la risposta è no, qualcuno si assuma la responsabilità di DECIDERE di non aspettare che ciò avvenga, fra altri sette, inutili mesi di chiacchiere (politicanti) e immobilismo dell’esecutivo.

(11 ottobre 2012)

Un’economia della collaborazione Sistema scuola, formaz., imprese

novembre 5, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’ideologia del governo Monti è quella del Paese-mercato: dove l’unica regola è la competizione (sia pure, sana e ‘regolata’) e il valore fondante è l’affermazione – meritocratica, per quanto con ancora qualche retaggio di conservatorismo elitario e aristocratico, quando non piegato alla strapotenza – che fa rima con strafottenza – dei partiti – dell’individuo, al fine dell’arricchimento (materiale. Individuale), quale che sia il percorso che si compie per arrivare a quel risultato ‘finale’, quale che ne sia il portato ‘culturale’, quali che siano i costi sociali (“umani”?) da pagare per giungere a quell’esito soddisfacente per il singolo e non importa quanto (non lo sia) per gli altri.

Ma questa è, oggi, anche l’ideologia meno redditizia – e produttiva – per l’economia di un grande Paese come l’Italia, i cui principali protagonisti della piccola e media imprenditoria, non a caso, chiedono l’esatto opposto; rifuggendo la tentazione di quel ‘licenziamento selvaggio’ – simbolicamente incarnato dal tentativo del governo, la scorsa primavera, di abolire l’art. 18 – che quegli stessi imprenditori ‘rispondevano’ non essere il punto della questione!

L’esatto opposto ha un nome: sistema-Paese. Sistema-Italia. Quella integrazione tra le forze, produttive e sociali, dell’Italia, all’insegna della coesione, basata sul coordinamento (da parte del governo) – nella costruzione di un nuovo sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale – attraverso anche la fusione/ costruzione di filiere dei nostri attori economici – sulla formazione (dei lavoratori. Per ‘rafforzare’ la coesione e tendere ad elevare la squadra-Italia, e non omologarla – ‘verso il basso’), che può consentirci di ottimizzare lo sfruttamento delle nostre risorse (prima di tutto, umane!) e preparare il terreno per una possibile, nuova ‘ripartenza’ economica.

Un’”economia della collaborazione” che richiede però un cambiamento di orizzonte culturale: se è vero che lo Stato non è (semplicemente) un “fornitore di servizi”, bensì la scelta di fare “un tratto di strada insieme“; e che il merito non è dato (soltanto) dalla competizione (sfrenata) tra gli attori in campo; ma dalla (ri)elevazione (anche, sul piano educativo e morale!) e dalla fornitura a tutti degli (stessi) strumenti (culturali. E non soltanto tecnologici…) per poter ‘competere’ alla pari, ma in un clima, appunto, così, di collaborazione e coesione, di convergenza, in cui ciascuno sia portato a riconoscere (e valorizzare. Nelle rispettive inclinazioni e competenze) lo stesso merito dell’altro, nella consapevolezza che la vittoria di tutti è una (più grande: della propria e solitaria – a discapito degli altri) vittoria di ciascuno di noi.

***Il futuro dell’Italia***
NON FATE VIOLENZA IN NOME DI CRISTO
di GAD LERNER

novembre 5, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La religione non è l’oppio dei popoli. E’ la strumentalizzazione degli stessi appartenenti alla casta che hanno diffuso questa ‘diceria’, che trasforma la fede (o, meglio, il suo merchandising) in una (cieca) leva di sottomissione e, quindi, di determinazione (dal…basso) delle scelte delle Persone. Così come il presunto respiro ‘religioso’ di movimenti storici come quello stesso del nazismo (e le sue varianti italico-fascistoidi), costituisce, in realtà, una deformazione del cristianesimo – in salsa pagana – che sostituisce Dio con degli idòla, che come tutti i simboli para-religiosi pagani – a differenza della verità immutabile recata sulla Terra da Gesù – possono essere piegati a proprio piacimento e manipolati ad usum delle proprie convenienze politocratiche del momento. La (vera) fede non porta nessun estremista norvegese ad uccidere nessun altro essere umano; così come, evidentemente, a concepire olocausti. E non porterebbe nemmeno ragazzi in preda della frustrazione e della disperazione – quali sono i neo-fascisti anche italiani di oggi – a scegliere di ‘superare’ – o, meglio, di ‘anestetizzare’ – quella sofferenza dando sfogo al proprio odio – che è in realtà un odio verso la propria ‘taciuta’ – a loro stessi – inadeguatezza – verso gli altri immaginando (o, addirittura, praticando) forme di violenza (fisica o morale) nei confronti di cittadini nella gran parte incolpevoli della deriva nel senso dello svuotamento di valori della nostra società. Se solo la Chiesa, rinnovando il proprio linguaggio (oggi percepito come falsamente simbolistico, e proprio per questo manipolabile da chi non sa, o non vuole, coglierne il senso più profondo) avesse il coraggio di mostrare che la fede, essendo ‘apertura’ a Dio e non (tanto, o prima) all’uomo, ci può consentire di ‘sostenere’ la (nostra) inadeguatezza (degli altri) senza essere costretti a scavare un solco tra noi e loro, guidati e ‘difesi’ – nella nostra ‘integrità’ – dalla vicinanza di Dio, e anzi darci la forza di rappresentare per loro – senza cadere nel gorgo della violenza (di qualunque tipo essa possa essere) – un (nuovo) punto di riferimento, un inizio di un percorso verso la fede e Dio e dunque verso quella “società della collaborazione” - e non più della (sola) competizione – alla quale ci spinge tutta la tradizione cristiana, quell’odio, quella frustrazione, potrebbero essere superati verso l’esito di una comunità a misura d’uomo in cui non dover nascondere (dietro il paravento di ogni forma di violenza) i propri limiti e le proprie debolezze. E non dovremmo vedere più alcun bambino avere (da parte di adulti – ? – che confondono, appunto, la religiosità con il – vuoto – fanatismo) i capelli rasati per disegnare la forma di una croce, ennesima prova del paganesimo – e della mancanza di fede – di una parte dei (sedicenti) “cristiani” (che hanno dimenticato però Cristo e Dio) del nostro Paese di oggi. Gad ora, sull’episodio aberrante di cui è stato vittima il bambino di Caldogno. di GAD LERNER Read more

Profumo apre a mercati via scuola Come Politica cede potere tecnica

novembre 3, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Va bene l’accesso al futuro, ma il concetto di innovazione non si lega (come abbiamo provato a spiegare più volte) soltanto ad una dimensione ‘tecnologica’ (sia essa applicata alle politiche industriali o alla definizione dei programmi di studio dei nostri studenti): perché ciò tende a riaffermare il predominio della tecnica (che è l’altra faccia della medaglia finanziaria: se è vero che entrambe mirano al semplice raggiungimento del risultato – in entrambi i casi, l’arricchimento materiale – senza preoccuparsi di cosa ci sia ‘dietro’, o, meglio, ‘dentro’; dei contenuti: ovvero della qualità della nostra formazione e quindi delle nostre vite) sulla conoscenza; della pura ‘strumentalità’ (materiale) sulla dimensione filosofica e spirituale.

In soldoni, significa piegare le nostre esistenze – e non viceversa – ai mezzi (anche, appunto, finanziari), dai quali finiremmo (abbiamo finito) per farci usare (manipolare: vedi la ‘fine’ fatta dalla politica – politicante, oggi sterile suppellettile dello show business) a loro piacimento, quando sarebbe ragionevole avvenisse l’esatto opposto: la finanza (e la tecnica) al servizio delle nostre vite (attraverso la dimensione dell’economia cosiddetta ‘reale’), e non viceversa…

Già oggi le nostre scuole sono, ‘segretamente’, state piegate a questa deriva in senso tecnologico e di ‘svuotamento’ del nostro modo di pensare e quindi di vivere; come dimostra (che tutto ciò sia avvenuto in modo pervasivo) bene l’evoluzione subita dal nostro linguaggio, infarcito di termini inglesi (Londra è la capitale della finanza) e ‘tecnici’. E il linguaggio definisce i ‘limiti’ – e le caratteristiche – di ‘un’ pensiero.

La scuola, oggi, ha del tutto abbandonato (o, meglio, gliel’ha strappato via – deresponsabilizzandola o non ‘aggiornandola’ alla modernità, (ma) – non – attraverso il solito meccanismo pigro e di matrice culturale ‘assistenziale’ della distribuzione di iPad ai professori – la politica) il proprio ruolo di educatore delle Persone; limitandosi a insegnare le poche cose (‘tecniche’) che servono per stare, poi, nel sistema (capitalistico, ma lo diciamo senza giudizio di merito, in senso puramente tecnico) globale: vero Educatore (attraverso prima di tutto la televisione) dei nostri giovani. Così da renderci sempre più appetibili (noi, e non i prodotti che dovremmo comprare, e non ‘essere comprati’ da chi dovrebbe venderceli) per coloro che – attraverso, in tutti i sensi!, il mercato pubblicitario – stanno poi alla base delle scelte editoriali del nostro sistema mediatico e dell’informazione, cioè quel grande informatore – nel senso di ‘ispiratore’ – del nostro modo di vivere che ci ha resi parte di quel perfettamente omologato target a cui somministrare senza dover affrontare costi eccessivi ciò che deve essere (in senso ampio! Parliamo dei ‘prodotti’ – a cominciare da un marketing elettoralistico che ha ridotto il confronto politico ad un match tra personalismi – inevitabilmente autoreferenziali – del terzo millennio, e non semplicemente di, per dire, frigoriferi o tostapane) venduto.

Ecco: far studiare i nostri giovani sugli iPad a cominciare (sia pure) dai primi anni di scuola superiore - con il possibile effetto ‘concreto’ di accentuare una superficializzazione del modo di studiare e di pensare che a lungo andare può ridurre la -già, come abbiamo visto, ‘compromessa’- capacità di educare e formare i giovani italiani della nostra scuola; invece di occuparci, esattamente all’opposto, di rafforzare, aggiornare, modernizzare – certamente, anche! il Politico.it può essere accusato di tutto tranne che di non credere al potenziale, appunto, dell’innovazione, che però va declinata, come diciamo noi, a 360° – programmi, contenuti, modelli formativi e di insegnamento (magari restituendo centralità a quel mezzo straordinario di apertura del pensiero che è la scrittura, oggi confinata nella ‘riserva indiana’ dei temi di italiano) - segna finalmente un libero, ‘abbandonato’ adeguamento non più nascosto ma dichiarato, a questa cessione di sovranità – da parte dell’Uomo – nei confronti della tecnica: com’è perfettamente in linea con il profilo di un governo (tecno-cratico) che di quei ‘poteri’ rappresenta l’avamposto (in Politica): una Politica non più da ‘informare’, ma da oggi da dirigere anche pubblicamente e formalmente (‘sostituendone’, anche attraverso le modalità indicate stamane da Galli Della Loggia sul Corriere, il ‘personale umano’) avendo ottenuto il pieno consenso (pardon, cedimento), a questa ‘inversione di gerarchia’, di ciascuno di noi.

Rieccoli! Pdl-Lega-Udc domo loro Sì al Mattarellum per bene Paese

novembre 2, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ricapitoliamo: il capo dello Stato, punto di riferimento lucido e re- sponsabile della Nazione, chiede che si cambi la legge elettorale. Ma (lo dice) affinché il Parlamento – centro nevralgico della nostra democrazia – torni nelle mani del popolo (togliendolo a Casini, Berlusconi, Bersani, ecc.), affinché si riprenda a rispettare il dettato costituzionale e la sovranità torni ad essere degli italiani, e non più dei politicanti.

E Alfano e Maroni (e Casini!) allora che immaginano? Una modifica del Porcellum (che restituisca ai cittadini la possibilità di indicare direttamente gli eletti a Camera e Senato? Naturalmente no, bensì,) che…renda meno consistente la probabile vittoria del Pd secondo la volontà degli elettori (! E i giornali, invece di riportare pedissequamente le veline degli addetti stampa, dovrebbero avere la deontologia, il coraggio e l’onestà di criticare – in senso tecnico – le proposte dei partiti provando a spiegare gli italiani quale sia la verità – che non è affatto sfuggente – e non soltanto l’apparenza che essi vogliono comunicare loro).

E Bersani, naturalmente, invece di far notare agli italiani che ancora una volta la vecchia maggioranza sta provando a perseguire i propri interessi particolari a discapito di quelli di tutti noi, che fa? Lascia impunemente sostenere (ad esempio a Cicchitto, stamane, nel salotto autoreferenziale di Omnibus) che “è il Pd che vuole tenersi il Porcellum” (!).

Che, però, c’è il ‘piccolo dettaglio’ che la riforma a (vecchia) maggioranza che Pdl e Lega (e Udc!) vogliono imporre ad un Parlamento colpevolmente lasciato dal Pd in mano a coloro che ci hanno portato ad un passo dal fallimento (‘tra’ – o sarebbe meglio dire a colpi di – una e l’altra legge ad personam, ovvero contro il principio basilare dello stato di diritto dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, che mina alle fondamenta la garanzia per tutti noi di essere rispettati nelle nostre più essenziali prerogative), non, una ‘nuova’ legge che restituisca ai cittadini la scelta dei parlamentari; ma una legge che ‘contenga’ (in tutti i sensi? Per Pdl e Lega) la probabile sconfitta – evitando in questo modo di consegnare il Paese ad una maggioranza composta ‘soltanto’ da Vendola e Bersani (gli italiani tremano, al pensiero di vedere il potere legislativo ora in mano non più – anche – di corrotti e corruttori bensì di una larga maggioranza di persone oneste e responsabili che hanno in mente il solo desiderio di perseguire il bene ESCLUSIVO della Nazione e delle sue persone più deboli) – dando all’Udc la ‘garanzia’ (leggi: potere di ricatto ora anche al ‘banco’ del forno bersaniano) di essere decisivo (fino al prossimo cambio di vento elettoralistico) affinché ‘tutto cambi senza cambiare nulla’, per altri cinque (?) anni di annusabile, reiterato immobilismo (rispetto alle esigenze di vero cambiamento dell’Italia: a cominciare da quella cancellazione su due piedi di tutti gli organismi figli e figliastri della politica politicante nei quali si annidano le clientele dei ‘signori delle preferenze’, la disponibilità alla eliminazione dei quali senza guardare in faccia a nessuno – non in nome di un principio antipolitico di ‘vendetta’ populistica! Ma perché costituiscono la principale fonte di sperpero – e l’unica a fondo realmente perduto! – delle nostre finanze pubbliche – rappresenta la vera cartina di tornasole della volontà di cambiamento e della capacità di salvare e rifare grande questo Paese).

Il Porcellum, invece, chiede Napolitano (a cui il giornale della politica italiana, una volta tanto, volentieri fa eco), va cambiato perché affida Camera e Senato – cioè le nostre vite – ai facitori delle liste! E siccome fare cambiamenti dentro un impianto ‘autoconclusivo’ porta a compiere errori (e a risolvere tutto in un pasticcio), si proceda a definire tout court una nuova legge elettorale.

Ma poiché la maggioranza parlamentare è tutt’oggi composta da persone che privilegiano i propri interessi (particolari quando non addirittura privati; quando non addirittura in sfregio dello stato di diritto) rispetto a quello della Nazione, e una riforma organica che preveda l’accordo tra le diverse parti su un nuovo testo da definire ad un tavolo comune, appare improbabile, l’unica possibilità è che la maggioranza di (singoli!) parlamentari onesti e responsabili – che sono tali se si svincolano dalle maglie – in tutti i sensi – dei loro ‘casati’ di appartenenza – che ha a cuore la nostra democrazia e non vuole permettere lo scempio (all’onore dell’Italia!) di altri cinque anni di legislatura nelle mani di un manipolo di nominati, voti (ora! Alla prima occasione parlamentare utile) semplicemente l’abolizione del Porcellum, restaurando la legge Mattarella. Che ha consentito (com’è stato ricordato) ad entrambe le parti di vincere almeno una volta, e che nonostante tutto ha permesso che si arrivasse in fondo ad entrambe le legislature. E, soprattutto, era stata pensata nell’interesse di tutti, e non soltanto dei capricci di qualcuno.

P.s.: Due anni or sono, il presidente Fini espresse per primo la sua preferenza per il ritorno a quel modello. Nonostante quell’area di opinione e sensibilità mostri ancora qualche falla (in senso nostalgico), il presidente della Camera è oggi il leader riconosciuto di quella stragrande maggioranza di parlamentari (e militanti) futuristi (a cominciare dall’ottimo Fabio Granata) che ha a cuore il bene esclusivo della Nazione (e che si salda, attraverso il ruolo istituzionale di Fini, alla tradizione illuminata di uomini di destra – pensiamo allo stesso Indro Montanelli, pensiamo a Paolo Borsellino – che può trovare in Mario Monti la sua più nitida rappresentazione attuale e si può far risalire fino alla destra storica cavouriana, che ha sempre agito nell’esclusivo interesse del Paese).

Presidente, ci aiuti a far approvare quella legge di un solo articolo che, comunque vadano le elezioni, garantisca (restituendo la sovranità ai cittadini – per quanto possibile nell’attuale ‘compromissione’, parziale, della nostra cultura democratica e nazionale) che il Parlamento torni ad essere eletto da tutti noi, per il bene esclusivo dell’Italia.

Apparire tv non è diritto (Politico) Maggior democrazia 5S per bene I.

novembre 1, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Beppe Grillo sconta sicuramente un’ubriacatura da ‘avvento’ come ‘capo politico’, come si è definito lui stesso (appunto). E, essendo un comico e non un uomo politico forgiato alla scuola (durissima) della vita e della (vera) educazione alla democrazia, gli capita di eccedere in ‘culto di se stesso’ e di essere troppo ‘ligio’ alla pretesa che gli altri aderiscano senza se e senza ma alle proprie indicazioni.

E sarebbe certamente utile non solo al M5S ma all’intera democrazia italiana – alla quale, contro ogni autodifesa d’ufficio della Casta, i grillini stanno portando un contributo di innovazione e modernizzazione senza precedenti. Ma proprio per questo sarebbe bene – che Grillo e Casaleggio si concentrassero nel valorizzare loro due prima degli altri!, le regole-chiave della democrazia, tra le quali la (necessaria, e ‘totalizzante’ – sempre di più: proprio secondo il modello di ‘democrazia della Rete’ sulla falsariga del quale hanno immaginato il loro movimento) trasparenza, da cui dipende la (correlativa, assoluta) ‘democraticità’ di ogni istituto (che abbia l’ambizione di essere – com’è nella natura delle ‘forze politiche’; almeno in un Paese civile (?) e occidentale come l’Italia) democratico.

Ed è infatti nelle ‘zone d’ombra’ del nostro sistema statale che si annidano, oggi, le principali ‘falle’ del nostro sistema democratico, che sarà tanto più forte e ‘riconoscibile’ quanto minori saranno, d’ora in poi, le concessioni che faremo (o manterremo rispetto) a tutto ciò che discende dal principio del cosiddetto ‘segreto di Stato’, che è poi l’anticamera dell’arbitrio (antidemocratico) di chi detiene il potere (non necessariamente quello strettamente ‘politico’).

E, tuttavia, coloro i quali, dall’altro lato, sostengono che la ‘pretesa’ del comico genovese – a proposito: si noti che le parole di maggior verità e ‘modernità’ sulla nostra attuale democrazia, sono venute, in questi mesi, molto prima che da (alcuni) quotidiani, da due…comici nati entrambi nel capoluogo ligure – che gli attivisti del Movimento 5 Stelle non debbano apparire in televisione, rappresenti semplicemente una “prepotenza”, una pretesa di “obbedienza” – senza nessun valore Politico – non rendono merito – parimenti – alla propria sicuramente incontestabile cultura democratica.

Perché la prima regola della democrazia – che non è l’anarchia (anche nelle nostre istituzioni), anticamera dell’inconcludenza, del caos e del disordine (e dunque del possibile avvento autoritario di chi è (in)vocato a garantire, al contrario, l’ordine e la sicurezza), anzi, il suo esatto opposto – non è che “non ci sono regole”, e che tutti hanno il diritto (s-legato d-all’etica politica) di assecondare il proprio ego in vanitose apparizioni televisive che mettano al centro della propria (così, mancata) ‘proposta’ soltanto la promozione (autoreferenziale) di loro stessi: quel personalismo (che fa rima con narcisismo) che le stesse personalità di cui sopra (e molte altre) hanno convenuto con il Politico.it – che ha avviato la principale e più ‘esplicita’ campagna contro di esso in questi mesi, avendo ben chiaro si trattasse del punto di caduta della politica politicante – di ricondurre sotto il capitolo dei mali (appunto) della (nostra) Politica e della democrazia.

La prima regola della democrazia è invece che (tutti! Altrimenti arriviamo al paradosso di parlamentari che dicono che non hanno potuto “cambiare le cose”, o addirittura “fare nulla”, perché sono “semplici parlamentari”, come se questo li manlevasse – loro che hanno forse quella più grande e ‘delicata’ – dall’esercizio della responsabilità di rappresentare ‘senza vincolo di mandato’ (che non significa perseguire i propri interessi particolari!) ma in modo Alto e rigoroso, in quanto cittadini ‘come’ gli altri, il popolo italiano) esiste (non solo un principio di ‘egoismo’ ma anche uno, appunto, di) responsabilità (comune o Nazionale), che consiste nel ricercare quotidianamente una sintesi – che non sia la sommatoria sconclusionata e in definitiva senza risultato finale – come criticato da Piero Ostellino – degli individualismi in campo, all’insegna dell’interesse generale (dei partiti ovvero attraverso di essi del Paese).

Sintesi per affermare la quale (sopra ogni tentazione personale) è necessario che tutti si impegnino a concentrare i propri sforzi (e a comprimere la propria smania di apparire); se non vogliamo che la Politica diventi (o, meglio, continui ad essere) una dependance dello show business - come avviene da vent’anni - e smetta di rispondere – proprio a causa del buco nero dell’autoreferenzialità televisiva – alle esigenze di tutti noi.

***Il futuro dell’Italia***
UN TEATRINO POLITICANTE (SULLA PELLE DEGLI ITALIANI)

novembre 1, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Monti è all’esclusivo servizio dell’Italia e di tutti noi. Ma quando alcuni mesi fa il Politico.it denunciò che con la campagna elettorale alle porte, non gli sarebbe più stato possibile continuare (?) a governare, lui fece spallucce, arrivando solo oggi – quattro mesi di immobilismo e di mancate soluzioni alla crisi dell’Italia più tardi – a riconoscere questo evidente dato di realtà.

“Per noi dopo Monti c’è solo Monti”, dice(va) Casini. Che oggi lavora per andare al voto anticipato – mettendo in discussione non solo la prosecuzione nella prossima legislatura, ma la stessa sopravvivenza in questa dell’esecutivo dei professori – perché in Sicilia ha scoperto che gli conviene (più che continuare a brandire un’agenda Monti che, all’improvviso, nessuno cita più).

Passera ha a cuore gli italiani: ce lo ha fatto capire quando, nel momento di maggiore crisi (di soluzioni) a cui il reiterato immobilismo di questo governo ci aveva ridotti, ricordava un giorno sì e l’altro anche che “la crisi è grave e gli italiani soffrono”, senza però mettere in campo una sola soluzione concreta per farci uscire concretamente dalla situazione di difficoltà (a proposito: come possono un governo e un Parlamento ir-responsabili, non avere ancora approvato il successivo, tanto agognato e atteso decreto – sia pure insufficiente – sull’agenda digitale da noi ribattezzato – innovazione?).

E ponendo, con la propria ‘convergenza’ con uno dei maggiori gruppi editoriali italiani nella propaganda (fine a loro stessi) pro governo Monti, un’ipoteca sulla corretta informazione sullo stato della crisi e sull’azione dell’esecutivo, impedendo così una (sana, e altrimenti fisiologica) reazione “di rigetto” all’immobilismo di Monti e della politica politicante, creando le condizioni per l’ulteriore impasse in cui oggi – complice la campagna elettorale – ci siamo ficcati.

Bersani (e – il Pd – ? Attuale) mette “l’Italia al primo posto”: ma la sua (incrollabile) “lealtà a Monti fino al 2013″ sembra non tenere conto né del numero (crescente) di disoccupati (e di persone che non ce la fanno a ‘vivere’), né dello stato di assoluta inconcludenza a cui (la stessa propensione dei suoi gruppi a votare contro ogni provvedimento di quel governo a cui il suo partito è così convintamente leale!,) sta oggi costringendo l’esecutivo dei professori, ‘minacciando’ (non solo di continuare a reiterare ma) di ‘moltiplicare’ il tanto (da noi) sottolineato immobilismo per altri sei, inutili mesi di abbandono dell’Italia nella sua condizione deficitaria. Non certo nel suo interesse.

Alcuni autorevoli quotidiani italiani hanno a lungo sostenuto l’indispensabilità del governo Monti (“A Monti non c’è alternativa”) contro ogni dato di realtà: le cifre della crisi – anche a livello macroeconomico e finanziario – dicevano che stava facendo malissimo (al nostro Paese: perché un Paese della “credibilità e del prestigio” internazionali non se ne fa nulla, se non trova soluzioni REALI alle proprie difficoltà), ma loro, (in)coerentemente, continuavano a sostenerlo; le non-riforme del governo mostravano la corda (la riforma del mercato del lavoro, ad esempio, è ‘finita’ – in tutti i sensi? – con la sentenza sulla prima – ! – richiesta di certificazione di un licenziamento avanzata dal proprietario dell’impresa, che ha immediatamente stabilito il reintegro del lavoratore licenziato: meglio così, visto l’approccio unilaterale e fine a se stesso della sola – per fortuna, grazie a noi, rientrata – abolizione dell’art. 18: ma non ci si venga a raccontare che ci dobbiamo aspettare la crescita, perché senza una vera riforma del lavoro – nella chiave dell’innovazione da perseguire attraverso la ricerca e la formazione – essa non ci sarà) ma non la loro difesa (d’ufficio).

Per non parlare di Berlusconi.

La politica politicante prosegue nel suo teatrino: per altri cinque (o due, o tre: tutto tempo che potremmo dedicare, incisivamente, alla ripartenza del nostro Paese, e invece immoliamo – per colpa nostra! – alla sopravvivenza – politicante – di questi signori) mesi il governo non governerà; la legge elettorale rimarrà la stessa; Bersani ci delizierà con qualche ulteriore sua prolusione contro il “modello di partecipazione 5 Stelle” – sì, proprio le 5 Stelle che votano la scelta di ogni candidato, prevedono una “rotazione” degli eletti, basano ogni loro decisione sul concetto di “democrazia dei cittadini” che prevede una perfetta identità – sia pure in forma rappresentativa – tra corpo elettorale e classe dirigente. E lo diciamo noi che, come ripetiamo ogni giorno, pensiamo che non Grillo – anche se il punto non è il comico – evidentemente inadatto a Palazzo Chigi – ma i cittadini che si fanno classe dirigente – ma il – vero – Pd rappresenti l’unica forza in grado di salvare e rifare grande questo Paese – in cui vede “un nuovo eccezionalismo occidentale”, non in linea con la “democrazia rappresentativa”: per intanto, Dio ci scampi dalla conservazione del modello di “rappresentatività” (?) dei partiti autoreferenziali, che rischia di portare l’Italia, dopo averla spinta fin sull’orlo del baratro, dentro il tunnel di una nuova ‘avventura’.

Dentro la quale, ne siamo certi, ciascuno dei nostri rappresentanti, troverebbe senza difficoltà una parte in commedia.

***Il futuro dell’Italia***
BASTA UN VOTO (ORA!) PER TORNARE AL MATTARELLUM
di GAD LERNER

novembre 1, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il conduttore de L’Infedele fa notare che, a questo punto, all’election day in due delle prime cinque regioni italiane, sarebbe logico agganciare un voto (nazionale) anticipato che non toglierebbe nulla ad una legislatura la cui “scadenza naturale” avverrebbe comunque di lì a poche settimane. Il Parlamento abbia un sussulto di orgoglio e di dignità e – facendosi ‘aiutare’ dalla semplicità e dalla rapidità di questo passaggio che non richiede nemmeno una dicussione ‘di merito’, avendo com’è noto tutti noi già sperimentato questo modello – rinunci alle leggi “ad partem” (fosse anche essa la ‘coalizione’ “costituzionale” – ? – dei partiti presenti oggi a Camera e Senato) e con un solo voto (!) scelga di abrogare il Porcellum e ristabilisca la legge Mattarella: una legge concepita per far funzionare il sistema e non a vantaggio di qualcuno in particolare, che risponde (al limite introducendo un piccolo premio di maggioranza che contenga la frammentazione e aiuti Pd e Pdl a non accollarsi il peso dei ricatti dei piccoli cartelli elettoralistici e personali) alle esigenze peculiari di una società che voglia garantire diritto di tribuna, rappresentanza del territorio e tensione maggioritaria per dare finalmente una direzione di marcia chiara e ‘irreversibile’ al nostro Paese. di GAD LERNER Read more

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