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***Legge elettorale***
IL PD DEVE DIRE SI’ ALLE PREFERENZE(?)
di FRANCO LARATTA*

ottobre 31, 2012 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha (ri)aperto ieri lo spiraglio ‘ispirato’ alcuni mesi fa dalla proposta di Massimo Cacciari e Beppe Pisanu, circa la possibilità che la maggioranza (traversale o di ‘unità nazionale’ – (ma) al di là dei ‘confini’ di partito) di cittadini-parlamentari onesti e responsabili ‘ancora’ presenti nel vituperato nostro Parlamento di oggi, voti ‘da sola’ (senza cioè la partecipazione di quella parte più ‘oltranzista’ – berlusconiana – del Pdl che vuole tenersi il Porcellum per avere diritto di vita e di morte – clientelare – sui nominati e dunque sulla nostra democrazia) una nuova legge elettorale nell’esclusivo interesse della Nazione, superando la situazione di stallo e raccogliendo (e traducendo in fatti concreti!) così l’invito del presidente Napolitano. E che questo atto di onestà e responsabilità e di ‘servizio’ nei confronti della Nazione e dei cittadini – che hanno diritto a riavere un Parlamento che torni a rappresentarli e restituisca loro quella sovranità che la nostra Costituzione assegna insindacabilmente nelle mani del popolo italiano – possa rappresentare la prova generale per una possibile, nuova alleanza costituzionale che vada dalla sinistra Democratica (e – vendoliana) a, appunto, quelle frange di ex pidiellini che non vogliono ‘consegnare’ il Paese – dopo vent’anni – a nuove intemperanze del loro leader di sempre. Lo abbiamo fatto a partire da una proposta del deputato del Pd che sollecitava tutti – dalle pagine del più ascoltato tra i siti politici del nostro Paese – a muoversi per l’approvazione di un nuovo dispositivo in vista delle elezioni. Oggi Laratta torna sull’argomento entrando nello specifico dei possibili modelli di riforma; e spiega (ancora una volta dalle colonne del ‘suo’ giornale della politica italiana) che, a proprio modo di vedere, il suo partito dovrebbe – pur di non andare a votare con la legge Calderoli – accettare anche la soluzione delle preferenze, messa in campo dal Pdl. il Politico.it, come lasciato trapelare ieri, continua tuttavia a ritenere che il ritorno ad un Mattarellum (minimamente) ‘corretto’ – via lo scorporo e dentro un ‘piccolo’ premio di maggioranza che miri a ‘contenere’ la frammentazione contribuendo a ‘scongiurare’ al tempo stesso il rischio di cartelli elettoralistici che contengano tutto e il contrario di tutto – l’unico, vero modello veramente ‘italiano’ e adatto alle peculiari esigenze di un Paese che debba conciliare diritto di tribuna, rappresentanza del territorio e tensione maggioritaria per la governabilità – e perseguibile attraverso un voto rapidissimo che non richiederebbe dibattito ‘di merito’ – resti la strada maestra da seguire. Ci torneremo su. Sentiamo, intanto, la sollecitazione al suo partito del parlamentare Democratico. di FRANCO LARATTA*

Nel disegno, il deputato del Pd

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di FRANCO LARATTA*

E’ ormai chiaro a tutti quanto sia forte e impellente la necessità di una grande svolta nella vita politica italiana. Soprattutto la necessità di ripensare drasticamente al ruolo e alla funzione dei partiti. Mette al primo punto l’approvazione di una legge che ne disciplini la formazione, il funzionamento, il rispetto delle minoranze interne.

Il clamoroso successo di Grillo dice molte cose. E’ inutile derubricare il tutto come fosse una pagliacciata (molte cose lo lasciano capire, ma è il modo di parlare di Grillo, altro non sa fare!). In realtà, non si tratta solo di un fenomeno da baraccone, destinato a finire rapidamente (anche se così sarà). Il passaggio di Grillo nel campo della politica avrà l’effetto di uno tsunami! E lo vedremo alle elezioni politiche di primavera. Anche con gravi conseguenze per la tenuta delle istituzioni.

Così come ha una forza notevole l’avvento di Renzi nel pd. Tratta argomenti molto sentiti dalla gente comune. Lo fa con la sua carica, il suo linguaggio, la sua storia politica. Porterà molti benefici al pd se dopo le primarie, chiunque ne esca vincitore, ci si troverà tutti insieme per governare il Paese.

Il pd, dopo una prima sottovalutazione, capisce bene che nulla potrà più essere come prima. Impedire un grande rinnovamento della classe dirigente, degli uomini, soprattutto dei metodi, non è più praticabile. E il primo a volerlo il rinnovamento, è proprio Bersani, che al di là di tutto appare sempre più un leader forte e competente.

E non si tratta solo di applicare la regola delle ‘tre legislature’. Perché la valutazione di merito va fatta anche per chi di legislature ne ha una sola! Se non hai fatto bene il sindaco o il parlamentare, non può essere automatica la riconferma, anche se si tratta di una sola legislatura. Non basta.

In sostanza: rottamazione è un’espressione volgare, ma che dà l’idea. Rinnovamento, in termini di qualità e merito, è decisamente meno dozzinale, ed la strada che i partiti devono rapidamente imboccare. Senza eccedere con le ‘deroghe’, che hanno senso se si tratta di eccezioni, ma sono inaccettabili se somigliano troppo alle deroghe che fece il pd alle ultime regionali calabresi.

Ad aiutare il Pd a cambiare e a presentarsi agli elettori con un volto nuovo e un progetto profondamente alternativo al ventennio berlusconiano, devono essere gli stessi dirigenti che siedono in parlamento e nelle altre istituzioni da oltre 15 anni. Veltroni ha dato una lezione di stile, soprattutto perchè la rinuncia viene dal fondatore e primo segretario del partito. Così pure ha dato una bella lezione D’Alema, forte di una storia straordinaria, così come Castagnetti e tanti altri che si stanno facendo da parte.

Sul tema della legge elettorale, non nascondo di non trovarmi pienamente d’accordo con il mio partito! Semmai si farà una nuova legge elettorale (attualmente affossata al senato dove pdl e Lega hanno la maggioranza assoluta), dovrà essere una legge che risponda alle esigenze del Paese e dei cittadini. E sappiamo che gli italiani vogliono tornare ad un sistema elettorale con le preferenze.

Si lo so, le preferenze sono fonte e causa di corruzione, aumentano il rischio di infiltrazione malavitosa, provocano un’impennata dei costi delle campagne elettorali, non aiutano giovani e donne ad entrare in parlamento. E poi c’è Fiorito e tutti quei consiglieri regionali (eletti con decine di migliaia di voti di preferenza) al centro di un’ondata di devastante corruzione.

Ma… c’è un ma! Dopo la brutta pagina del ‘porcellum’, la gente, la stragrande maggioranza degli elettori, vuole scegliere il proprio rappresentante. Vuole scrivere nome e cognome sulla scheda. Punto e basta.

Possiamo ignorare questa richiesta così forte e… urlata?

Io credo di no. E’ giusto che gli italiani tornino a scegliere direttamente i propri rappresentanti.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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