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***Il futuro dell’Italia***
CARO NAPOLITANO, LA MAFIA E’ (ANCORA) DENTRO UNA PARTE DELLO STATO
di RITA BORSELLINO

ottobre 30, 2012 di Redazione 

La vittoria di Rosario Crocetta in Sicilia può aprire – anche grazie alla straordinaria opportunità per il Pd di poter contare su un alleato animato da cittadini onesti e responsabili come il Movimento 5 Stelle – un importante capitolo nella lotta alla criminalità. Nel nostro Paese tutto si tiene: la mafia non è soltanto “la mafia”; è la corruzione che penetra fin dentro i gangli dello stesso Stato che dovrebbe agire per toglierla di mezzo. E’ quella parte delle nostre istituzioni (e del nostro sistema di sicurezza), quella terra di confine tra ciò che è fatto in nome della legge e ciò che è illecito, che, dice Rita Borsellino in questa dichiarazione rilasciata il 19 luglio 2010 (nell’anniversario della strage di via D’Amelio) – e che il Politico.it ‘porge’ oggi al nuovo presidente della Regione Siciliana – che pure ben conosce, suo malgrado, il fenomeno malavitoso – anche come manifestazione di sostegno senza se e senza ma agli interventi coraggiosi che – con l’aiuto del governo Monti – l’ex sindaco di Gela vorrà assumere per liberare finalmente il nostro Paese da questo cancro che costituisce la vera causa primaria della nostra arretratezza (“La mafia dovrà fare le valigie”, ha detto tra l’altro Crocetta) – c’è, dicevamo, chi in Italia “lavora ogni giorno per demolire” ciò che tutti noi ci impegniamo quotidianamente – per il bene dell’Italia – a costruire. E’ il ‘buco nero’, dentro lo Stato (perché è chiaro che non si tratta “dello Stato” tout court, che come disse giustamente Napolitano, “siamo noi”; bensì una ‘devianza‘ dovuta alla corruzione nel suo regolare funzionamento) che prova a “destabilizzarlo”, che fu Giovanni Falcone a denunciare per primo (poco prima di essere ucciso), e dalla cui (definitiva) estirpazione dal corpo (per il resto) sano del nostro Paese non può che passare una democrazia italiana che voglia compiersi, sessant’anni più tardi, e accedere finalmente alla propria modernità. di RITA BORSELLINO

Nella foto, l’eurodeputata Democratica Rita Borsellino

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di RITA BORSELLINO

Ci sono troppe persone coinvolte; una parte delle istituzioni che hanno remato contro la verita’ e la giustizia: e’ il momento che le verita’ inconfessabili vengano fuori.

Oggi la mia rabbia e’ verso quelli che consapevolmente ci hanno ingannato.

Non e’ infatti vero che la mafia e’ l’antistato. E’ chiaro che la mafia e’ dentro una parte dello Stato. Uno Stato malato che ha elementi interni di destabilizzazione. Questo conflitto dentro le istituzioni sta venendo alla luce. Si tratta di persone interne, non esterne.

Noi vogliamo fatti. Siamo stanchi delle belle parole da portare in piazza. E’ l’impegno di tutti i giorni quello che fa la differenza.

La morte di Borsellino e Falcone ha portato un cambiamento nella societa’. Se da una parte c’e’ chi ha demolito le statue di Falcone e Borsellino, dall’altra c’e’ stato qualcuno che le ha rimesse in piedi.

Il punto e’ che in questo Paese c’e’ chi lavora per costruire e chi per demolire ogni giorno. Io ho seguito il percorso di Paolo da vicino e so quanto e’ amaro sentire lo Stato lontano. Quant’e’ difficile lavorare senza avere gli strumenti necessari. Il magistrato lavora per lo Stato, non e’ il nemico da cui guardarsi. Non conduce una battaglia personale, e’ il garante della legalita’ e come tale deve essere inteso. I magistrati vanno sostenuti quando sono in vita non quando sono morti.

RITA BORSELLINO

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