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(Cittadini del) M5S non antipolitica E’ la (vera – base) Politica (del Pd!)

ottobre 30, 2012 di Redazione 

Ieri osservavamo le facce, pulite e competenti, dei (giovani) militanti del M5S in Sicilia, e ci è venuto naturale pensare che il Pd avrebbe dovuto fare in modo che fossero ‘le sue’.

Il Movimento 5 Stelle costituisce infatti la diaspora di potenziali elettori/ dirigenti Pd – del VERO Pd – a cui sono riconducibili, alla fine della fiera, per ‘elezione’ di onestà e responsabilità e ‘dedizione’ al ‘bene comune’ e la volontà di dare il proprio contributo al perseguimento dell’interesse ESCLUSIVO della Nazione – che fin’oggi è stata generata e ‘rigettata’ da un’attuale classe dirigente (che non per questo deve essere omnicomprensivamente sostituita tout court) da troppo tempo chiusa nel fortino.

Il vero Pd non appiattito (acriticamente), ad esempio, sul modello di sviluppo pesante e/ o (perché) sensibile (o – troppo – indulgente rispetto) agli interessi dei costruttori e vicino, piuttosto, alle esigenze dei cittadini.

Un Pd, per intenderci, capace di fare davvero (come nessun’altra forza del nostro Paese oggi può fare; neppure il M5S!) il bene del Paese.

Talvolta gli ‘attivisti’ del Movimento grillino possono essere portati a radicalizzare (o a spingere ai limiti dell’oltranzismo) le proprie posizioni per reazione (uguale e contraria) a questi stessi ‘vizi’ dell’attuale politica politicante clientelare e autoreferenziale che mirano a ‘fermare’ (prima che finisca, lei, di dilapidare la straordinaria eredità che ci fu lasciata dai nostri nonni, nel dopoguerra); ma le ‘motivazioni’ alla base delle loro ‘proteste’ (ma anche delle loro proposte! Che sono le più Politiche – oltre a quelle del giornale della politica italiana – del nostro attuale panorama), sono precisamente le stesse di quella (maggioritaria!) base di cittadini (onesta e responsabile; poco importa se incasellata tra i ‘moderati’ o i ‘progressisti’: parliamo di quel 40% di elettori astenuti a livello nazionale, a cui i Democratici hanno il compito di restituire una sintesi e una guida) che (non) si (può) riconosce(re) nel Pd (di oggi).

Il problema è che quando una classe dirigente persiste al potere (senza soluzione di continuità) troppo a lungo, finisce per rischiare di reiterare modelli culturali vecchi e anti-storici. Nel nostro caso (ed entrando nello specifico di alcune delle attuali ‘differenze’ programmatiche tra 5 Stelle e Partito Democratico almeno a livello locale: la dirigenza nazionale ha ormai fatto propria, ad ‘esempio’, la direttrice dello stop al consumo – fine a se stesso – di territorio, ‘per’ la riqualificazione e la ‘valorizzazione’ dei – troppi – immobili oggi lasciati a marcire. Anche nei centri delle nostre città!), nel nostro caso, si diceva, la ‘propensione’ ad una cementificazione un po’, a volte, fine a se stessa può forse essere ricondotta a quel ‘bisogno di legittimazione’ – ‘isolato’ per primo da il Politico.it - da parte del blocco sociale ‘borghese’ e comunque del ceto dirigente e produttivo, che la classe dirigente della sinistra post-comunista ha avuto sin dalla nascita del Pds; ma non si può escludere sia retaggio anche di schemi novecenteschi quando non addirittura da secondo dopoguerra, al cui modello di sviluppo un po’ sfrenato e a volte ‘selvaggio’ – che le nostre – un tempo – bellissime città – e le coste! A cominciare da quella della Liguria, la regione dal più alto tasso di cemento per metro quadro – scontano nella ‘rovina’ urbanistica a cui ‘assistiamo’ – in tutti i sensi? – oggi – assomiglia molto questa ‘compulsione’ da – nuove – infrastrutture.

Un modello di sviluppo – pesante – che mette la priorità sul – mero – profitto – dei pochi – senza (pre)occuparsi dell’impatto delle proprie ‘scelte’ sulle vite delle Persone, che non ha remore perciò a fare scempio di un territorio che poi – vedi disastri post alluvionali nella città di Genova – si ‘rivolta contro’ (naturalmente – quei cittadini che si trovano là dove le opere sono state realizzate; non certo contro coloro che le hanno concepite o ‘consentite’, che si guardano bene dallo scegliere di abitare nei luoghi stravolti dal loro ‘passaggio’,) che non può essere – più – la strada da seguire (per lo meno in via prioritaria, o ‘scissa’ da una strategia – organica e complessiva – di lungo periodo, o esclusiva!).

E il modo per congiungere questi due estremi è appunto capire che chi sostiene tutto questo non costituisce l”antipolitica’, ma la Politica del presente e del futuro, contro una (vera) (anti-)politica (del ’900) che ha la pretesa di congelare il nostro Paese in un eterno…passato che se vogliamo modernizzare l’Italia dovremo pur superare.

Riguardo poi alle specifiche contro-proposte del M5S rispetto all’ansia da costruzione (sempre per stare su questo aspetto, degli altri ci occuperemo magari in seguito), per quanto il ‘benaltrismo’ rischi di essere l’anticamera dell’immobilismo – un immobilismo che del resto i sostenitori convinti della linea infrastrutturale ci assicurano, ciò nonostante, da oltre quarant’anni: vedi costruzione ad aeternum della Salerno-Reggio Calabria – la priorità di concentrarsi sul possibile miglioramento e ‘potenziamento’ del trasporto locale (per i cittadini che vanno al lavoro ogni giorno, per i pendolari) difficilmente potrà essere considerato – da alcuno di noi! – ‘antipolitico’ (e nemmeno poco ‘strategico’, se si considera che è dalla mobilitazione del più grande patrimonio del nostro Paese, che non sono – ‘nemmeno’! – le sue incredibili ricchezze ambientali e culturali, bensì le sue risorse umane, ‘figlie’ di una lunga tradizione culturale, che passa la costruzione del nostro futuro).

P.S.: E le critiche all’esponente 5 Stelle Pizzarotti per la ‘lungaggine’ nel conferimento degli incarichi per la nuova giunta a Parma, tradisce la deformazione in senso mediatico e autoreferenziale della politica e del (collaterale) giornalismo di oggi: la rapidità con la quale i leader locali degli altri partiti procedono alle composizione delle loro ‘squadre’, dipende palesemente dalla disponibilità di una rete (più o meno) clientelare che è – lei! – la causa ‘ultima’ delle corruttele (che fa rima con ragnatele) che ‘ingabbiano’ la ripartenza dell’Italia. Ed è direttamente proporzionale – poi – alla lentezza con la quale (non) offrono soluzioni (vere!) ai propri concittadini.

Puntare più sulla qualità che sulla ‘immediatezza’ ed efficacia ‘mediatica’, ‘più’ (solo!) sui contenuti che sul chiacchiericcio autoreferenziale, più sulle analisi e sulle proposte che sulla ‘titolocrazia’ – © Dino Amenduni – può essere un buon viatico per tornare – presto; tutti insieme – alla Politica vera. E con essa accedere finalmente alla salvezza del nostro Paese.

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