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***La proposta***
UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE VOTATA (ORA!) DA CHI HA A CUORE LA DEMOCRAZIA
di FRANCO LARATTA*

ottobre 30, 2012 di Redazione 

Ovvero le forze (o le singole personalità) maggiormente oneste e responsabili su cui ancora possiamo contare nel nostro depauperato Parlamento di oggi. Il cammino delle riforme costituzionali, con (il Pdl e cioè con) Berlusconi, appare improbabile. E al Cavaliere la legge elettorale va bene così com’è. Gli consente di eleggere chi vuole lui. E di esercitare sui singoli parlamentari un controllo diretto – utile quando serve votare leggi indigeribili per qualsiasi vero rappresentante del popolo – che il ritorno ai collegi uninominali ridurrebbe drasticamente. Ma perché le donne e gli uomini onesti e responsabili “ancora” presenti nella nostra assemblea legislativa, dovrebbero farsi portar via un altro pezzetto di democrazia sottostando agli umori dell’ex presidente del Consiglio in attesa del momento giusto per staccare la spina al governo Monti, quando possono approvare loro – a larga, se “contiamo” bene, maggioranza – una legge elettorale nel senso della restituzione della sovranità al suo legittimo depositario: il popolo – e, ovviamente, nel suo più Alto ed esclusivo interesse, senza calcoli ‘di parte’ – approfittando ad un tempo di questa occasione per verificare chi abbia veramente a cuore la nostra democrazia, tanto da porre – eventualmente – le basi di un (ulteriore) accordo (di governo) in vista delle prossime (e, possibilmente, ravvicinate) elezioni? Dal governo Monti il giornale della politica italiana è diviso da alcune valutazioni, ma non nel riconoscimento della legalità (Costituzionale) come valore supremo dal quale far discendere ogni altra scelta. E quando le basi da cui partire sono le stesse – quando si condividono gli stessi principi di fondo – è difficile non potersi ritrovare in una ‘prospettiva’ comune (come dimostrano le – sia pure solo ‘abbozzate – “mosse” di Monti nel senso dell’innovazione). Pd, terzopolisti davvero convinti della necessità di un cambiamento (altra ideale cartina di tornasole è la “disponibilità” – ? – a votare la cancellazione di tutti quegli organismi nei quali sono annidati figli e figliocci della politica politicante, vero punto di definizione del – la volontà di – Cambiamento), gli uomini onesti e responsabili che non ce la fanno più a stare in questo Pdl (personalità come Nunzia De Girolamo, ad esempio, che cosa possono condividere con chi accondiscende ad infrangere la legge?), e persino quella sinistra radicale che la leadership moderata e dialogante di Vendola – va riconosciuto – ha spuriato delle sue pulsioni più scomposte, raccolgano l’appello lanciato loro, mesi fa, da Massimo Cacciari e Beppe Pisanu, e – a partire dalla riforma della legge elettorale, ora, in Parlamento: che notoriamente scegliendo come possibile ‘nuova’ via da seguire il Mattarellum, può essere fatta votando una norma semplicissima che faccia decadere la Calderoli riportando in vigore in quello stesso momento la precedente – convergano nel (ri)creare le condizioni (democratiche!) per (ri)dare all’Italia una rappresentanza fatta di sole persone che abbiano a cuore il suo esclusivo (e non negoziabile) interesse. Perché cambiamento non è necessariamente sinonimo di estremismo di sinistra. Nel nostro paese significa prima di tutto tornare – ? – ad una (alta, e decisamente proiettata al futuro) normalità. Una vera democrazia liberale, senza più ombre, dopo aver finalmente estirpato la pianta del clientelismo e della corruzione, in mancanza della quale nessuna ripresa economica potrà mai durare a lungo. di FRANCO LARATTA*

Nel disegno, Franco Laratta

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di FRANCO LARATTA*

Fa bene il presidente della provincia di Cosenza a riproporre anche in Calabria il tema della cancellazione del porcellum. Il presidente della Repubblica lo ripete da almeno due anni con insistenza straordinaria. Il Capo dello Stato è consapevole che solo con una nuova legge elettorale si può sperare di ridare dignità e prestigio al Parlamento, oggi al minimo storico di gradimento e del tutto incapace di rappresentare gli elettori. Del resto, l’aver portato nelle camere nani e ballerini, corrotti e corruttori non poteva che creare sconcerto e profonda disistima tra la gente.

Al momento registriamo che sulla strada della riforma elettorale troviamo le pietre d’inciampo poste dal Pdl, che frena, rallenta il percorso. Credo che il pd debba fare di questo punto, una grande battaglia, perché a qualsiasi costo una nuova legge elettorale deve essere approvata. Personalmente ho sempre sostenuto la cancellazione del porcellum: se debbo ritornare in parlamento, voglio farlo con il voto degli elettori. Punto. Non ci sono alternative. Preferenze? Doppio turno? Sistema spagnolo? Qualsiasi cosa, purché si cambi l’attuale legge. Della quale bisogna dire che produce guasti notevolissimi anche a causa di uno spropositato premio di maggioranza. Davanti al quale impallidisce perfino la famigerata ‘Legge truffa’ degli anni ’60.

Ma non basta. La legge elettorale da sola non risolve i problemi aperti. Prima di tutto: il parlamento così com’è non basta più. Non funziona, è eccessivo nei numeri e nell’organizzazione dei lavori; è composto da due camere identiche che ripetono le identiche funzioni, è gestito da regolamenti ormai superati e inadeguati.

Si può cambiare la Costituzione, rivedendo così l’impianto degli organi istituzionali, del parlamento in primis (una sola camera basta, l’altra può svolgere funzioni di rappresentanza territoriale), ma anche delle regioni: sono troppe, lavorano male, sono pachidermiche e lentissime.

E c’è infine un altro punto da affrontare, anche questo previsto nella Costituzione che poi ha rinviato al legislatore ordinario. Regolamentare la vita dei partiti. Una legge deve assolutamente prevedere il loro funzionamento, garantendo le minoranze interne, prevedendo il modo esatto e chiaro in cui si forma la volontà del partito e si sceglie la classe dirigente. L’attuale modello di partito non interessa più a nessuno: si tratta di partiti gestiti da pochi e, soprattutto nei territori, nella mani di qualcuno che li manovra a proprio uso e consumo.

Più democrazia, quindi, nei partiti, trasparenza nella loro gestione, regole chiare per la scelta dei gruppi dirigenti e delle figure chiamate a svolgere compiti istituzionali.

Immagino anche sia assolutamente necessario limitare i mandati degli eletti: 10 anni in una istituzione sono più che sufficienti. Solo così si dà vita ad un vero e sistematico rinnovamento della classe politica italiana.

Detto questo, occorre sapere che le leggi, per quanto necessarie, non bastano. Occorre modificare profondamente il nostro modo di vivere la politica, di essere rappresentanti delle istituzioni e di garantire i cittadini. Più trasparenza, più onestà, grandissima severità nel selezionare i candidati, fuori i corrotti e collusi, eliminare subito coloro che dimostrano incompetenza e incapacità nella gestione. Nessun condannato nelle istituzioni.

Nella politica e quindi nelle istituzioni la prima regola dovrebbe essere quella che consenta di selezionare una classe dirigente competente e trasparente. Anche perché ha nelle mani i destini di una comunità e di un Paese. E non possiamo quindi far decidere a chi non ne ha le capacità.

Fermare il terribile degrado del Paese si può. Per la politica è l’ultima chiamata.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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