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***Il futuro dell’Italia (e – dell’Europa)***
DECRETI OMNIBUS, LEGGE STABILITA’ (ED EUROBOND), LA “SOLUZIONE” (?) ALLA CRISI NON E’ IN UN RAGIONIERISMO

ottobre 26, 2012 di Redazione 

Politica, e non tecnica (o, verrebbe da dire, liberismo, essendo ormai calati in un mondo plasmato sui principi del laisser faire – non solo economico – e della deregulation – che si legge “ulteriore cessione di sovranità della Politica – ? – ai mercati”, così che il semplice aggiustamento delle norme costituisce un atto di – ‘ulteriore’, più marcata e ‘convinta’, ‘abbandonata’ – adesione – e di fede – all’attuale sistema). Visione, e non soltanto stretto calcolo contabile. Un radicale cambiamento di prospettiva, e non un timido aggiustamento-consolidamento della linea (della deriva. Economicista ovvero liberista) che ci ha portati all’attuale punto (di rottura). Così come nei giorni della lettera della Bce al nostro governo, il tema (anzi, la dicotomia) è sempre la stessa: tra “chi” (? Il giornale della politica italiana) indica una prospettiva e soluzioni Politiche (e, dunque, tali da mobilitare i nostri connazionali) e chi - molti politicanti che si ritrovano per le mani questa gatta da pelare senza sapere (senza avere mai saputo) cosa fare (come dimostrano i vertici in cui la crescita la fa da padrone, sì, ma solo nei ripetuti annunci di chi vi prende parte. E da qualche tempo non assistiamo nemmeno più a questi! Avendo, l’intervento – apparentemente o, propagandisticamente, – ‘risolutivo’ di Draghi consistito nella fornitura dello scudo anti-spread, anestetizzato la nostra consapevolezza – e relativa vigilanza – che non ci troviamo affatto lontano dall’orlo del baratro, anzi!) – pensa che la via d’uscita ad una crisi (che continua! Almeno per le Persone estranee ai circoli delle élite italiane ed europee) legata proprio al predominio dell’economia – e, quindi, della – fredda – tecnica – sulla Politica, possa essere in una serie di atti di pura gestione contabile (e/ o – esclusivamente – de-regolativi). I padri dell’Europa – Altiero Spinelli, Jacques Delors, la migliore tradizione tedesca – pensavano invece – per ciò che riguarda la prospettiva europea – all’elezione diretta del presidente del Vecchio continente (eppure oggi sappiamo che nemmeno questo basterebbe senza una – precedente! – assunzione di responsabilità – nell’agire – Politico! – degli attuali leader – ? – dei singoli Paesi), e non lasciavano che le cassandre della finanza mondiale si divertissero a vederci (ancora. Sia pure meno dichiaratamente) alambiccare – a livello nazionale come comunitario, ad esempio con gli eurobond – su quale provvedimento sia migliore per suscitare (in buona sostanza) in loro il maggior livello di interesse. L’Italia, come l’Europa, ha – diremmo, abbastanza ovviamente! - pieno diritto alla propria (naturale, oseremmo dire, in contrasto con l’artificiosità del – sostanziale – ‘commissariamento’ da parte degli speculatori per interposte – ? – istituzioni finanziarie) sovranità; ed è nell’esercitarlo fino in fondo e senza retropensieri, nella più (matura) libertà e puntando ad essere affidabile soltanto con se stessa (che significa anche mantenere una seria linea di rigore! Che non può essere però – esaustiva e – fine a se stessa), che sta la capacità di “vedere” finalmente di cosa ha bisogno il nostro paese (e non soltanto i “mercati” – con tutte le loro sovra-strutture – più o meno trasparenti – che pure, poi, ci voltano le spalle). L’Italia ha bisogno di ridarsi un orizzonte da perseguire, e quell’obiettivo non può che essere puntare a tornare ad essere la culla mondiale dell’innovazione (a 360°), che significa modernizzare (e rendere il più avanzato al mondo) il nostro sistema produttivo (oggi fermo agli anni ’70), significa avere la motivazione per offrire – attraverso la formazione – ai nostri lavoratori la possibilità di una (propria) crescita (e quindi, a cascata, quella della nostra economia), significa restituire a ciascun nostro connazionale una motivazione più alta, dal semplice “tiriamo avanti” (quante - troppe - volte sentiamo nostri concittadini, persino tra i più giovani, – essere “costretti” ad – usare questa espressione?), del quale il consolatorio (?) voyeurismo televisivo è con-causa, e non (solo) effetto, dello stato di depressione (che fa rima con recessione) nel quale siamo caduti. Dall’estero si guarda all’Italia con stupore: lo stupore di chi ha ben chiaro (a differenza del diretto interessato) il valore di chi sta osservando, ma non lo vede per nulla rappresentato in questa continua espressione di litigiosità, arrendevolezza, cinismo, autolesionismo. Tutti figli, naturalmente, della nostra perdita di fiducia. Perché non crediamo più di potercela fare e, frustrati, puntiamo solo a salvare (ciascuno) il nostro strapuntino. Ma gli anni (di – auspicabile – uscita! E non solo – liberisticamente, attendisticamente, fideisticamente – ? Nella stessa ‘religione’ che ci ha ridotti nella condizione attuale – tra “pochi mesi”, dopo i quali le vite di molti nostri connazionali rischiano di essere a pezzi) della crisi più grave dal ’29, possono essere gli anni dell’Italia: gli anni in cui chi deve ripartire da “zero”, non è svantaggiato, ma in vantaggio: perché ha la motivazione (ulteriore) per cercare un completo cambiamento di prospettiva, e non limitarsi a vivacchiare. Questo, in fondo, è ciò che invece sta facendo Monti: mettere le pezze (sempre a discapito di chi sta già peggio), per consentirci di tirare avanti, navigando a vista (ad usum mercati), finché ci sarà (per loro) qualcosa da spartirsi. Invece è il momento di rialzarci in piedi, perché non solo lo possiamo fare, ma perché solo da noi, paese culla della civiltà occidentale, può partire la soluzione alla crisi del nostro attuale modello di sviluppo. il Politico.it “torna”, con il suo direttore, a dare il proprio contributo a questa “assunzione di consapevolezza”. Così.

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di MATTEO PATRONE

Ma Bersani, Fassina, Letta e persino Prodi (!), pensano veramente che le indicazioni contenute nella lettera della Bce – di fronte alla quale i nostri nonni, che non hanno mai consentito si rendesse necessaria, avrebbero comunque reagito con un sussulto di orgoglio e di dignità – rappresentino la soluzione POLITICA - di qualunque matrice la si voglia considerare - ai problemi dell’Italia?

E’ vero che negli ultimi vent’anni il nostro Paese è stato ripetutamente guidato da economisti – al punto che se ne vorrebbe (ri)proporre un altro per uscire dall’impasse – ma può, la nazione del boom propiziato dalle scelte di lunga gittata di Alcide De Gasperi, confondere il (sostanziale) adeguamento TECNICO del nostro sistema allo status delle moderne democrazie, con l’assunzione di responsabilità POLITICA di definire l’orizzonte verso il quale muoverci?

Le nostre possibilità di salvarci – e di tornare grandi – sono legate alla capacità di (ri)diventare la culla dell’innovazione (a 360°), e di creare un nuovo centro – geopolitico! E non politicista – intorno al nostro sud. Non certo alle (semplici, e – pure – ovviamente necessarie!) liberalizzazioni e privatizzazioni, che rappresentano il minimo sindacale per un Paese moderno.

MATTEO PATRONE

(27 ottobre 2011)

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