Top

Motivare giovani a fare tutti i lavori Ma garantendo migliore istruzione

ottobre 24, 2012 di Redazione 

Il ministro Fornero non ha tutti i torti. I giovani italiani di oggi devono essere messi nella condizione (psicologica e – cioè – culturale) di fare anche ‘altri’ lavori. Altri lavori da quelli ai quali i loro genitori – figli del Sessantotto – sono stati convinti di doverli (tutti) orientare dalla grandeur – non – supportata da un (in)adeguato senso di responsabilità Politico, che impegnasse la nostra classe dirigente nella creazione delle condizioni strutturali necessarie a fornire di una base e di una struttura solida tutto ciò, invece di dedicarsi allo sperpero delle nostre risorse e all’accelerazione nell’accumulazione del debito che ci ha portato fino all’attuale orlo del baratro – della politica italiana degli anni Ottanta. E cioè i lavori (immediatamente) conseguenti (oggi) al loro percorso di studi. Per cui oggi i giovani “non trovano lavoro”. Perché quelle posizioni – il cui numero esploderà in un’Italia che torni ad essere guidata da una Politica che le (ri)dia l’obiettivo dell’innovazione (a 360°) consentendole di tendere così naturalmente alla propria modernità (che è la piena espressione di una Nazione nel Tempo in in cui si viene a ‘trovare’, data la sua Storia e le sue peculiarità) – sono oggi ‘sature’, (de)crescendo proporzionalmente (in termini numerici. E non solo?) alla (de)crescita (moderna) della nostra economia. E, al contrario, ci sono un sacco di lavori (considerati) ‘umili’ – in primo luogo quelli artigianali - che vengono a mancare ai cittadini perché non ci sono più giovani (che ne siano) interessati – e non, semplicemente disposti; perché meno choosy – a farli. Ma la colpa non è (ovviamente) dei giovani; la ‘colpa’ – ammesso che abbia senso definirla in questi termini – è della generazione sessantottina (la classe dirigente oggi al potere e in occupy tutte le nostre istituzioni, non solo politiche) e prima ancora della ‘politica’ (?) della Milano da bere degli anni ottanta. Ma il processo ai (presunti) fautori dell’attuale situazione non ci porterà verso la soluzione. La soluzione è che una Politica che si assuma la responsabilità di tornare a governare il Paese – e non, soltanto, ad alimentare i propri vizi e le proprie prebende e clientele e – inevitabili; in questo andazzo – collusioni varie – e ad impostare una direzione di marcia (anche, economica) di lungo periodo – com’è tornato a chiedere, per l’ancora più sferzante priorità di dare una guida ad un asset fondamentale dell’Italia come Finmeccanica Massimo Mucchetti oggi sul Corriere – ridia dignità a quei lavori, facendo oltre tutto capire ai nostri giovani che, scegliendoli, potrebbero guadagnare ancora meglio (cominciando a lavorare) da subito. E, tuttavia, questo non dovrà tradursi MAI nel passo indietro suggerito invece dall’ex ministro Tremonti: per il quale, per potere corrispondere a questa domanda di lavoro, i giovani dovrebbero anche ‘smettere di studiare’. O comunque andare a lavorare senza magari ‘arrivare’ all’università. L’università ‘per tutti’ (naturalmente, coloro che abbiano voglia di studiare e crescere e arricchirsi; e sempre grazie ad un maggiore impegno, e ad una maggiore lungimiranza, della nostra Politica dovranno essere sempre di più, percentualmente, rispetto alla totalità dei giovani italiani. E naturalmente tutto questo in un’università ristrutturata e resa partecipe della ripartenza della nostra economia rendendola tassello indispensabile di un nuovo sistema integrato che abbia le proprie radici nella scuola, cresca, appunto, nell’università e nella formazione, generi innovazione con la ricerca e la immetta sul mercato – e nella nostra società – ‘attraverso’ un sempre più motivato – e riorganizzato e valorizzato nella sua grande, misconosciuta responsabilità civile e culturale – tessuto imprenditoriale) è, invece, la pre-condizione perché il ritorno dei giovani italiani a svolgere anche quei lavori non coincida con un arretramento (un impoverimento) del nostro Paese. La Politica – una società – è una materia complessa. Che bisognerebbe (però) affidare ai politici (che dovrebbero essere prima di tutto degli appassionati ‘studiosi’ della materia ‘umana’; e non soltanto dei bilanci dello Stato) e non a (gelidi) cattedratici (?) che ci fanno correre il rischio di vedere trasformato un messaggio giusto nell’ennesima (ri)prova dell’arroganza e della ciecità delle nostre attuali istituzioni.

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom