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***Il futuro dell’Italia***
L’IMMOBILISMO DI MONTI-GIOLITTI METTE A RISCHIO LA DEMOCRAZIA (?)
di GAD LERNER

ottobre 23, 2012 di Redazione 

I tecnocrati – a cominciare da Monti – riducono il governo economico della nostra società, ad un fatto finanziaristico. In questo modo trascurano le condizioni di vita reali delle Persone. Queste ultime vivono infatti in condizioni (economiche, sociali) sempre peggiori; ciò fa sì che esse si trovino sempre più spinte sulla soglia dell’esasperazione, quando non già della disperazione. I nostri connazionali vedono che la Politica – sterilizzata e omologata – nel senso della mediocrità – dalla società dei consumi – quando si ‘esaurisce’ – è proprio il caso di dirlo! – in quelle tecnocrazie, ma anche quando – in altri Paesi – continua ad essere scelta dai cittadini – non è capace di risolvere questa situazione o addirittura è interessata soltanto ai propri affari (siano essi personalistici, parziali o addirittura privati). Ciò crea l’humus ideale per l’attecchimento del populismo di quei demagoghi che non si fanno scrupoli ad aizzare questo sentimento – questa percezione – di ‘tradimento’ da parte della propria classe dirigente – che dovrebbe rappresentare per un Paese quello che una madre o un padre sono in una famiglia! – nei cittadini. Accanto a questo, c’è chi pensa che accendere focolai di conflitto (a volte, anche violento) sociale possa favorire questa esacerbazione degli animi che, a sua volta, può contribuire a rendere ineluttabile un maggior “decisionismo” (per usare un eufemismo). In Grecia, il primo ministro Samaras parla di rischio (addirittura) nazista (Alba Dorata è il terzo partito ellenico). Da noi, assistiamo per la prima volta in queste ore – con una sistematicità che dovrebbe ‘impressionare’ e preoccupare una politica impegnata invece a definire l’incarico che dovrà essere dato a Monti per ‘ricompensarlo’ del suo sacrificio (a vantaggio – ?) del Paese in questo anno, a partire dal 2013 – a scorribande di squadracce proto-fascistoidi nelle scuole. Abbiamo già visto tutto questo. Quando, all’inizio del Novecento, una politica “parruccona e inconcludente” spalancò le porte – in questo stesso, IDENTICO modo! – all’avvento del regime. Montanelli diceva che le “democrazie non vengono uccise: muoiono da sole. Al più vengono seppellite da coloro che ne raccolgono le ceneri per dare forma alle loro autocrazie”. Sono passati esattamente cento anni. Monti-Giolitti – quella personalità capace di restituire “prestigio e credibilità” – ma non una guida incisiva ed efficace! – alla nostra Nazione che politicanti impegnati nella sola prospettiva della conservazione del loro potere, “richiamano in servizio” una e più volte alla guida dell’esecutivo (?) perché ‘salvi le apparenze’ (è questo che fanno storicamente le figure – prive di sostanza! – autorevoli – ? – e “rassicuranti” di Monti e Giolitti) – reiterando però contemporaneamente, con la loro public relationship e con una ‘politica degli annunci’ priva di spessore effettivo e di concretezza decisionale, il nostro – trentennale – immobilismo e correlativo declino – Monti, dicevamo, annuncia (ancora una volta) che tra pochi mesi potremo avere i primi, “chiari” (perché adesso, l’ex presidente Bocconi docet, “ci sono ma non li vediamo”: la crisi è “psicologica”: ricordate?) segni di uscita dalla situazione di difficoltà. Quei segni passivamente – fideisticamente – “attesi”, secondo il mantra liberista, decidendo (decidendo! Perché le alternative – le proposte! Considerate dai più tra l’”altro” forti e autorevoli – ci sono) di non intervenire, e lasciando che siano gli attori economici – che chiedono l’opposto! – a disincagliare la “macchina” della loro azienda dal pantano nel quale si è venuta a trovare: salvo trascurare il piccolo dettaglio che, com’è noto, senza una spinta – senza il coordinamento e la guida della Politica! – ciò non potrà però avvenire (che per pochi). Pochi mesi nei quali quella esasperazione (anche da parte della media borghesia imprenditoriale!) crescerà ancora. Mentre le élite se ne staranno comodamente sedute nei salotti – o ai vertici europei, versione moderna dei rassemblement della grande borghesia (poco) illuminata – e sempre più italiani cadranno in una condizione di indigenza. Non solo il nostro Paese, ma la stessa tenuta della democrazia in Europa – e quindi l’Europa stessa! Molto più (che) per accondiscendere facendo bene i “compiti a casa” alla propria reiterata sudditanza al predominio del mercati – rischia di essere messa in discussione e di non poter reggere tutto ciò ancora a lungo. La Politica (il Pd! Anche a costo di sfiduciare questo governo: un’ipotesi è quella di un election day che unisca le Regionali nel Lazio e in Lombardia – consentendo così anche uno straordinario risparmio sui costi dell’autoreferenzialità della – vera – antipolitica! – al più tardi a gennaio) si assuma (ora!) la responsabilità di riprendere in mano il pallino del gioco. O la Storia, che non si ripete mai due volte allo stesso modo, questa volta farà – solo per noi – un’eccezione. Gad, ora, sulla ‘distrazione’ – rispetto alle condizioni della nostra economia reale e dunque della vita dei nostri connazionali – da parte del presidente del Consiglio. di GAD LERNER

Nella foto, uno sprezzante (e in disaccordo) capo del governo (?)

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di GAD LERNER

Da qualche tempo, avvicinandosi la fine del suo mandato di primo ministro, anche il solitamente parco Mario Monti è diventato prodigo di annunci salvifici. “Mancano ancora pochi mesi di buio e poi vedrete la luce in fondo al tunnel”, promette. Ma soprattutto annuncia: “Fra pochi mesi, nel 2013, comincerà la ripresa”. Il segnale della salvezza imminente verrebbe dal calo dello spread, un fatto reale di cui giustamente Monti si assume buona parte del merito.

Devo riconoscere che la tregua della speculazione finanziaria e la relativa tranquillità garantita dall’estate in poi all’Italia non erano da me considerate probabili. Ero scettico, temevo un patatrac europeo immediato che per fortuna Draghi & co sono riusciti a evitare (o quanto meno a rinviare). Ma basta questo a definire prossima la fine della crisi? Il patriarca Monti che ci ha guidati nella traversata del deserto ha evidentemente una concezione dell’economia che non mette al primo posto le condizioni di vita reali delle persone. Ha concepito un Esodo nella crisi al termine del quale non è prevista la liberazione dalla schiavitù, ma al contrario un peggioramento inevitabile delle condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione. Con tutto il rispetto, continuo a preferire Mosè.

GAD LERNER

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