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Primarie, confronto sui contenuti Se futuro dell’Italia dipende dal Pd

ottobre 20, 2012 di Redazione 

L’idea di far registrare gli elettori in un posto diverso rispetto a quello in cui dovranno votare, appare come l’ultima forzatura rimasta nell’(evidente) tentativo di una classe dirigente chiusa su se stessa, di difendere (con ancora maggiore forza) il proprio fortino. Al tempo stesso, esistendo – appunto – indubbiamente il tema del ricambio – ed essendo, le decisioni di D’Alema e Veltroni, un evidente ‘risultato’ della campagna di Renzi e decisive affinché un vero rinnovamento sia finalmente possibile – al tempo stesso, e pur non volendo ridurre tutto ad un fatto nominalistico, non può che dispiacere che due personalità come quelle dell’ex presidente del Consiglio e del fondatore del Pd non saranno, dalla prossima legislatura, in Aula. Perché in qualche modo molti elettori del centrosinistra se ne sentivano rassicurati. Perché il lavoro di indagine (parlamentare) sulla mafia e le altre zone d’ombra condotto da Veltroni non deve essere interrotto. Perché, nei momenti difficili, una figura come quella del leader Maximo non potrebbe che fare comodo a tutti (senza ridurre tutto ad un fatto nominalistico, se gli altri over-3 legislature che in queste ore se ne stanno in silenzio, volessero ‘scambiare’ – con altrettanta generosità! – la loro disponibilità a lasciare l’Aula, con la ‘possibilità’-opportunità che i nostri ultimi due leader continuassero ad essere, come sarebbe giusto e bene per tutti, in Parlamento – che, santo cielo, è il luogo della Democrazia! – nessuno, siamo sicuri, se ne potrebbe avere a male). Ci sono, com’è evidente, ragioni e torti da ambo le parti. Ma – e su questo non siamo d’accordo con Matteo – destra e sinistra non sono uguali. E non sono uguali le persone che si sentono intimamente di destra o di sinistra. E’ la differenza che passa tra l’altruismo e l’egoismo, per usare le parole – azzeccate – di Oscar Farinetti. E tra una persona altruista e una egoista passa un mare. Di (ulteriori) differenze. Una persona altruista respingerà sempre ogni tentativo di corruzione: perché ha a cuore non soltanto se stessa, ma anche il bene degli altri. Una persona egoista, no. Una altruista può sbagliare altrettanto che una egoista: ma quando sbaglia, lo riconosce apertamente. Come ha fatto Matteo nel definire la rottamazione uno strumento necessario ma un po’ “volgare”. Come hanno fatto, in definitiva, D’Alema e Veltroni – ‘in nome’, e forse con un “eccesso” di – quella – generosità, di un’intera generazione; manifestando in quello stesso momento il motivo per cui sono D’Alema e Veltroni, e non chiunque altro – decidendo (tutto sommato potendo anche fare diversamente) di lasciare. Ecco un’altra differenza tra l’altruista e l’egoista: l’altruista è portatore, per il fatto stesso di esserlo, di un grande patrimonio di dignità. Politicamente, la differenza tra altruisti ed egoisti, è che i primi vogliono rifare grande l’Italia; e, per questo, non vogliono lasciare indietro nessuno. I secondi pensano soltanto ai loro interessi: e così, magari, ipotizzano semplicemente di abolire l’art. 18. Ecco: per questo, l’Italia ha bisogno del Pd. Degli altruisti. E il Pd ha bisogno di Matteo Renzi come di Pier Luigi Bersani, come financo di Nichi Vendola. Purché non esageri con il suo anticapitalismo che rischia di ‘spaventare’ la platea delle persone più moderate (e di esporre il fianco – dell’intera coalizione – alle strumentalizzazioni dei commentatori che non aspettano altro che un pretesto come questo, per fare l’esame del sangue alla credibilità del centrosinistra nel momento in cui si candida a tornare a governare)… Come ha invitato a fare Renzi, come già da tempo propone di fare Pigi, si dia vita ad un grande, appassionante e arricchente confronto sui (soli) contenuti: non immaginate che forza deflagrante – e che straordinaria calamita sarebbe per quel 40% di astenuti che rappresenta il vero elettorato potenziale del Pd – sarebbe nel confronto elettorale poter ascoltare analisi sulla situazione legata alla crisi, indicazioni specifiche della prospettiva (generale) nella quale ci vogliamo muovere, ragionare appunto appassionatamente e/ perché in modo sincero, e concreto, di come far risorgere il nostro Paese, scambiandosi e contaminandosi delle rispettive idee, per gli italiani: quella sì, è la vera, potenziale arma di ‘fine di mondo’ di chi, a differenza dei suoi avversari – la destra – avendo a cuore il Paese, di questo, si vuole occupare; perché vincere le primarie è importante, ma ancora di più lo è vincere le elezioni e governare e riuscire a compiere finalmente la nostra democrazia. I tre contendenti più noti – insieme a Laura Puppato e Tabacci, di cui continuiamo a ritenere avrebbe più bisogno, una volta nominato assessore, il Comune di Milano – si tendano la mano; non nascondendo le differenze, e al tempo stesso facendo uno sforzo – di responsabilità – per far convergere le vostre proposte verso quella che sarà la proposta ‘finale’ del Pd. Le nostre, come sapete, sono a vostra disposizione. Rendiamoci conto che il vostro – il nostro – partito ha una occasione ma anche un compito e una responsabilità che non è soltanto ‘politica’, ma storica: tirare fuori questo Paese dalle secche (come Monti non sta, facendo); rifarlo grande; e attraverso di esso provare a restituire fiducia non solo agli italiani, ma all’umanità intera. Perché questo, quello di punto di riferimento per il resto del mondo, attraverso la sua capacità di generare nuove idee, attraverso il suo solare ottimismo che la porta ad affrontare con leggerezza (che non significa superficialità) e con la convinzione di poterlo sempre risolvere, ogni problema, attraverso la sua naturale abilità diplomatica (che ha rifatto capolino ancora durante l’ultimo governo Prodi, nei giorni della crisi in Libano; e di cui, sia pure nella sterilità della mancanza di proposte reali, il presidente Monti – e persino, a suo modo, Berlusconi! – è un continuatore significativo) è il ruolo dell’Italia (che, contro ogni pregiudizio, i nostri stessi padri, dando la vita per riuscire a farla Nazione, hanno sempre concepito in una prospettiva di unità europea – avete presente la Giovine Europa di Mazzini? – e persino verso una possibile, unica nazione ‘mondiale’); è quello che siamo stati nel corso di tutta la nostra Storia. Ancora cinquant’anni fa, forse l’ultima volta (al di là dei risultati eccellenti che continuiamo ad ottenere con le nostre individualità ‘richieste’ in tutto il mondo, e che dovremo, presto, creare le condizioni perché tornino a fare la differenza qui, nel loro Paese), quando in poco più di un decennio dalle (sole) macerie lasciateci dalla guerra e dal fascismo siamo diventati – grazie al senso di responsabilità e alla – altruista – voglia di farcela – per noi – dei nostri nonni – la quinta potenza economica del mondo. Come dice Pigi, non nascono foglie nuove senza (quelle) radici; senza il rinnovamento, come dice Matteo – senza l’innovazione – per quelle (grandi, nobili) radici non c’è futuro.

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