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Ora basta con (euro)vertici e chiacchiere Italia punti adesso decisa su innovazione Scuola, università/ formazione, la ricerca Costruire sistema integrato per ripartire E progetto sviluppo insieme a Nordafrica Grecia, Spagna, Sud: chance di salvezza Torneremo ad essere la culla della civiltà

ottobre 19, 2012 di Redazione 

Monti annuncia un vertice sugli euroscettici per la “prossima primavera”. Van Rompuy presenterà le sue proposte per un bilancio comune nel vertice “di dicembre”. Ecco la dimostrazione plastica di come questi signori concepiscono il loro impegno: un calmo, diluito, prolungato mandato nel tempo. Ma i problemi di oggi richiedono l’immediatezza di risposte rapide!, e possibilmente più efficaci della continua convocazione di vertici nei quali non si decide nulla. Politica!, e non chiacchiere. Che cos’è la possibile politica europea, concretamente, in questo momento? Un governo italiano che metta in campo una leadership forte per trainare il nostro sistema fuori dalla crisi riavviandolo sulla strada della crescita nel darci la stella polare dell’innovazione da perseguire attraverso la ricerca e la formazione. I “fatti” che chiede Squinzi. Una linea chiara!, e non una serie di regole e regolette e piccoli incentivi a pioggia che bastano a riempire i cinquanta minuti di una conferenza stampa, ma non a far uscire le nostre imprese dalla crisi. Ma per questo ci vuole una concezione (non statalista ma) che preveda un ruolo forte del governo nello spingere – nel coordinare – le imprese ad uscire dal pantano. Quello che chiedono loro: una strategia! Predisponendo un sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e tessuto imprenditoriale. Nell’ultimo decreto innovazione, che pure rappresentava un passo in avanti, c’erano solo (nuove o vecchie, e riscritte) regole: ma la Politica non è mettere (solo) delle regole; per quello ci sono già le authority. La Politica è assumersi (in prima persona!) la responsabilità di dire quale direzione vogliamo prendere, e mettersi alla guida dell’impegno di tutti nel muoversi – ciascuno dalla propria ‘postazione’ sociale, parte del sistema – in quella direzione.

E poi è ora di finirla di prenderci in giro: la Grecia, con la solita, grigia, vampiristica e tradizionale politica di bilancio, non può essere salvata: perché il suo debito è un enorme buco nero che risucchia qualsiasi tentativo, e qualsiasi aiuto, i quali dunque rappresentano uno spreco fine a se stesso e ad oltranza, che saremmo costretti a reiterare all’infinito. La Grecia ha bisogno di due cose: che (si superi questa concezione vampiristica concedendo non solo ‘altro tempo’, ai greci, ma la possibilità di vedere ridotte le proprie pendenze nei NOSTRI confronti: o l’Europa deflagrerà in un modo molto meno ‘sostenibile’ di quello che ci aspetta – comunque! – se continueremo a stringere il cappio finanziario intorno al collo dei nostri fratelli di Atene; e che) i politicanti europei smettano di guardarsi l’ombelico, chiusi nei palazzi di vetro (offuscati) di Bruxelles e, compiendo un giro su se stessi di 180°, vedano che a poche centinaia di chilometri dalla Sicilia, ma anche dalla Grecia e dalla Spagna – guarda te il caso: proprio le aree depresse e in difficoltà! Vuoi vedere che a volte la Storia serve soluzioni semplici, che però soltanto chi abbia davvero a cuore i ‘propri’ popoli – e non soltanto le passerelle dei vertici europeicisti – è in grado di vedere? – ci sono popolazioni giovanissime che hanno appena compiuto uno sforzo per liberarsi di dittature che noi stessi avevamo alimentato e sostenuto (!), e che non aspettano (ciò nonostante!) che un nostro cenno per proiettarsi – insieme a noi: ma li immaginate quei grandi centri di ricerca e di innovazione euroafricani, che potremmo aprire in Sicilia, frequentati dai nostri giovani – ‘prossimi’ ad essere liberati dal cancro della mafia! Anche grazie/ – e da quei ragazzi tunisini, libici, egiziani, che in questo modo!, assicureremo alla democrazia; e non voltando loro le spalle perché magari hanno una vera religiosità e non si sono ancora lasciati sterilizzare dal mercato omologante che ha ridotto nella mediocrità le nostre classi dirigenti – evitando (o limitando nell’apposito spazio) tra l’altro quel modello di sviluppo (?) pesante con cui il ministro Passera minaccia di voler deturpare gli ultimi angoli incontaminati della Penisola – nella prospettiva di un grande progetto di crescita comune nel quale – vista la loro giovane età – sarebbero loro a trainarci!, e non viceversa. Cosa stiamo aspettando (ancora)?

Ve lo diciamo noi: una classe dirigente figlia di questo tempo. Che avverta le necessità della società di oggi; a cui guardi con i filtri della cultura moderna. Una cultura mondialista! La cultura di internet; e non dello “scontro di (in)civiltà”. E che abbia voglia – anche perché poi dovrà viverlo! – di costruirlo sul serio!, il (proprio) futuro. E non trovare il modo di passare comodamente una vecchiaia, ai cui ritmi (calanti) piegare la scansione – sempre più diluita! Mentre cittadini greci – ed italiani! – muoiono suicidi ‘perché’ i loro governanti pensano soltanto a loro stessi – degli impegni e delle decisioni (?) della politica del Vecchio continente.

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