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Lo squallore del Pdl nel Lazio. Ora aboliamo le indennità di F. Laratta

ottobre 19, 2012 di Redazione 

Oggi la “politica” (?), essendo una dependance dello show business e garantendo forti guadagni (leciti e non), attira a sé (anche) persone che ambiscono alla visibilità, ad arricchirsi (anche a spese degli altri), e che sono poi – per questo stesso stile di vita – facile preda del “reticolo di corruttele” che intreccia, senza eccezioni, l’intero corpo delle nostre istituzioni e quindi dello Stato, rendendolo fragile, inadeguato, e dando forma a quell’immagine di ostilità nei confronti dei cittadini a cui nessuno di noi fatica, da un po’ di tempo a questa parte, ad associarlo. Il deputato del Pd sceglie allora il ‘suo’ giornale della politica italiana per avanzare questa proposta ‘forte’ che mira a restituire la Politica alle sole persone oneste e responsabili che desiderano impegnarsi e, se necessario, ‘sacrificarsi’ per perseguire il bene esclusivo della nostra Nazione (e – di tutti gli italiani). Se è vero, come conferma uno studio pubblicato da La Voce.info e ripreso oggi dal Corriere, che all’au- mento d’indennità corrisponde una diminuzione del tasso di occupazione e del Pil (cioè del tenore di vita dei cittadini!) nelle aree amministrate da coloro che ricevono quel contributo. Perché la Politica è servizio (civile), e richiede disinteresse e sobrietà; altrimenti non è (più, come vediamo) costitutivamente in grado di assolvere alla propria funzione. E a pagarne lo scotto siamo, inevitabilmente, tutti noi. La proposta del parlamentare calabrese. di FRANCO LARATTA*

Nella foto, il disappunto di Fiorito

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di FRANCO LARATTA*

Potevamo immaginare che l’Italia fosse messa così male? Che la corruzione avesse letteralmente invaso e sconvolto gran parte delle Istituzioni? Che fosse penetrata nella politica, nella magistratura, nella chiesa, nelle imprese, nel sindacato, nelle singole persone? Sì, potevamo e dovevamo immaginarlo. Alcuni di noi lo hanno gridato, scritto, denunciato anche nelle sede competenti e sui giornali. Ma è rimasto nulla di più di ‘una voce che grida nel deserto’!

Il Paese è affranto, sconvolto, davanti alle autentiche porcherie viste e vissute nel Lazio. Ora ci si attende una valanga che investirà le altre regioni italiane. Dopo anni di forte attenzione sul parlamento, che ha prodotto un’inversione di tendenza, notevoli tagli, l’eliminazione del vitalizio e di altri privilegi, ora ci si sposta sulle Regioni. Un autentico pozzo senza fondo, su cui possono poco lo Stato e lo stesso Governo, godendo le regioni di una forte autonomia costituzionale. Ma anche qui sapevamo e abbiamo finta di non capire!

Nelle istituzioni nazionali e regionali sono penetrati autentici delinquenti, ladri di professione, gente mediocre che per dimostrare di esistere ha bisogno di festini, prostitute, spesse folli, case all’estero e conti correnti milionari. Tutto, ovviamente, a spese dei cittadini! La domanda viene spontanea: ma un tempo, nella Prima Repubblica, accadeva tutto ciò? Beh!, vorrei rispondere citando Giolitti: “Prima si mangiava pure, ma almeno si sapeva stare a tavola”! Nel senso che gli scandali e la corruzione sono di questo mondo, ma a tutto c’è un limite. Almeno in fatto di decenza.

Allora occorre un rimedio drastico, senza nemmeno discutere troppo. Ben sapendo che si tratta di una cura che farà male, perfino alla stessa democrazia. Ma se non si dà un segnale forte, fortissimo, ai cittadini, finirà che la democrazia sarà considerata non solo troppo costosa, quanto inutile! E allora sarà la fine di questo sistema, sostituito rapidamente da chissà quale altro sistema di potere!

Il rimedio non può che prevedere il taglio totale dei soldi che girano attorno alla politica. Niente più indennità: per nessuno! Dal parlamentare al consigliere regionale, dal ministro al presidente e all’assessore. Il ‘lavoro’ di rappresentante del popolo lo si fa a zero euro. Lo Stato, e le regioni, pagano solo un ‘gettone di presenza’, per cui ognuno è pagato per l’effettivo lavoro che svolge nelle istituzioni. Per chi viaggia si rimborsa il costo del carburante. O il biglietto del treno. Se è necessario pranzare, si potrà rimborsare il costo di un pranzo dietro presentazione di fattura. Con un tetto massimo di spesa.

Niente più! Via ogni altro costo, cancellate autoblù, spese di rappresentanza, uffici ed enti inutili, sprechi, eccessi.

Lo so, sento forti le critiche: così solo i ricchi potranno fare politica; le lobby controlleranno le istituzioni; si rischia di indebolire la democrazia. Giuste, tutte critiche giuste. Ma ora non c’è altra scelta, almeno fino a quando la lezione non sarà servita. Colpa dei ladri e dei delinquenti che si sono infiltrati nelle istituzioni.

Ma prima che queste crollino, bisogna reagire e fare pulizia. Colpendo duramente chi ha provocato questo disastro: 1) intanto va prevista una durissima pena da scontare in carcere per chi si è appropriato dei soldi e dei beni pubblici; 2) restituzione del maltolto o confisca dei beni personali; 3) ineleggibilità a qualsiasi carica pubblica per i colpevoli dei furti e anche per chi ha provocato gravi danni, e perfino il dissesto finanziario, agli enti che ha amministrato. Processo per direttissima e nessuna tutela per gli eletti che hanno rubato e si sono impossessati di beni pubblici.

Immagino anche qui le critiche delle tante anime belle e dei garantisti senza se e sena ma. Giuste, ma anche in questo caso c’è da rispondere che davanti ad una emergenza, si risponde con scelte drastiche, chiare, immediate e dure. Se vogliamo salvare non tanto e non solo le istituzioni. Quando la democrazia!

FRANCO LARATTA

*Deputato del Partito Democratico

P.S.: Una sola cosa un po’ controcorrente: lo Stato può e deve finanziare i partiti (senza i quali non può esserci vera democrazia). Ma a patto che questi vengano disciplinati con legge dello Stato. Una proposta di legge in tal senso (nel 2008 la presentammo alla Camera un gruppo di deputati) non è mai stata approvata. Sarebbe un ottimo strumento per portare luce e trasparenza nella vita dei partiti, nella loro gestione, nei controlli a cui si devono sottoporre, nel sistema interno di funzionamento democratico. Pena la totale esclusione dai contributi pubblici.

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