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Monti: “Normale sia crescita zero” Certo, non sapendola (ri)generare

ottobre 17, 2012 di Redazione 

Monti (che mente sapendo di mentire, e gli italiani cominciano a stancarsi, di tutto ciò): “Potevamo aspettarci che i segnali di crescita fossero così deboli? Credetemi (con tono rassicurante e ammiccante di chi la sa lunga – ma non ne è più tanto convinto neppure lui): ce lo potevamo aspettare”. Non avendo assunto, in ormai un (intero) anno di governo – come certifica anche la presidenza di Con-fin-du-stria(!) Non esattamente quei conservatori della Cgil – alcuna misura per poterla rigenerare, certamente ce lo potevamo aspettare. Ciò che non possiamo più aspettare è un governo che (non) governa (e che ci racconta che la crisi è psicologica esattamente – sì, e-sat-ta-men-te, con altrettanto profluvio di bugie riadattate in una neo-lingua d’occasione – come quello che lo ha preceduto): se le massime istituzioni del nostro Paese, si accontentano di vedere l’Italia sospesa (e in ‘sicurezza’ solo grazie allo scudo anti-spread di Draghi!) sull’orlo del baratro per qualche altro mese (/ anno, se il fantasma del Monti-bis dovesse prendere corpo e ‘destinarci’ ad un futuro prossimo di continuo snellimento del nostro corpo – sociale – finché che non avremo più carne – viva – sulla quale incidere, con tanto di reiterato immobilismo sul fronte della crescita – a ulteriore conferma della previsione su quei segnali!), per poi tornare ‘esattamente’ al punto di partenza avendo però nel frattempo buttato altri mesi/ anni della nostra vita nazionale (mentre gli altri Paesi accresceranno il gap su di noi! Dandoci s’intende di gomito tutte le volte che parleranno bene di Monti e delle “impressionanti” riforme che avrebbe compiuto nel nostro Paese – invisibili almeno quanto la sua fantomatica Agenda per il futuro – mentre loro investono nelle ricerca ed innovazione alle quali Monti, invece, taglia o non fornisce convintamente risorse e non dedica una direzione di marcia da attribuire al nostro Paese) rinviando in nome del personalismo montiano (del cui futuro politico, con tutto il rispetto, non ci potrebbe fregare di meno) ogni concreta assunzione di misure per rimettere in moto – strutturalmente – la nostra economia, vorrà dire che trarremo la conclusione che la generazione che ci ha ridotti nella condizione attuale – sull’orlo del fallimento, e di cui Monti è organica espressione – non considererà concluso il proprio compito finché non avrà finito di dilapidare l’eredità dei nostri nonni (sulla quale ha vissuto di rendita fino ad oggi!) e non avrà messo gambe all’aria l’Italia come i “segnali” ai quali assistiamo da trent’anni promettono, prima o poi, di farla finire. Con buona pace di tutti noi che – esattamente come i padri della nostra Nazione – dovremo ricominciare daccapo. Sperando di non finire, lungo il (reiterato! Per volontà delle élite -? – del nostro Paese che però, forse, non vanno al supermercato da qualche mese: altrimenti ascolterebbero i cittadini comuni – tutti noi! – dire di non poterne più di un esecutivo che fa – male – cose che “tutti saprebbero fare” – aumentare le tasse, tagliare i servizi, senza avere una sola idea da mettere in campo – mentre la politica politicante si aggrappa a quest’ultimo miraggio nella speranza – vana – di sopravvivere al terremoto che la aspetta al varco qualunque tentativo essa metta in campo di congelare il meccanismo democratico ipotecando l’esito delle elezioni con il personalismo – ripetiamo – montiano); nella speranza, dicevamo, di non finire, lungo il parallelismo (che, a cento anni di distanza, qualche preoccupazione, a chi ha davvero a cuore la nostra Nazione e non soltanto la propria sopravvivenza – politicante – la suscita) Monti-Giolitti, in qualche nuova, sconclusionata avventura (-rigetto dell’attuale sterilità ed immobilismo) che completi il capolavoro anti-italiano di una classe dirigente omologata dal mercato e resa mediocre, e di cui i tecnici al governo rappresentano la più perfetta fotografia. ‘Soltanto’, un po’ più onesta (Monti, che ci racconta che non ci sarebbe mai potuta essere crescita nell’ultimo anno, naturalmente escluso).

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