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‘Moria’ monocrati verso Politiche Interruzione mandato sfregio ad I.

ottobre 17, 2012 di Redazione 

Vogliamo dirlo una volta per tutte? Se un uomo politico (quale che sia il suo lignaggio: vale, per capirci, anche per Vendola in Puglia e Renzi a Firenze, sul cui possibile contributo alla guida del Paese, non è evidentemente lecito nutrire dei dubbi) ha in mente di puntare ad un incarico pubblico la cui elezione (o nomina) si terrà più in là nel tempo rispetto ad un’altra che ‘interessa’ meno a quella personalità (cosa del tutto legittima! Basta con una concezione burocratica della politica per cui la dimensione nazionale è un’evoluzione di quella territoriale: c’è chi ha talento per occuparsi di affari locali, e chi per fare politica a livello nazionale e oltre), se pensa di tradurre in una scelta concreta questa aspirazione e di candidarsi, in seguito, alla carica più ‘importante’, ha l’obbligo MORALE di non partecipare all’elezione per la carica che viene messa in discussione prima.

Perché una volta occupata quest’ultima, non esiste alcuna ambizione personale, alcuna (presunta) ‘chiamata’ da parte di alcuna ‘autorità morale’ che abbia la pretesa di rappresentare gli italiani, che possa giustificare l’interruzione anticipata del proprio mandato.

Chi venga meno a questa forma di rigore nei confronti di se stesso e degli italiani – candidandosi, come detto, al primo incarico, la cui durata prosegua oltre la scadenza elettorale che dà accesso a quella seconda candidatura; e poi dimettendosi per dare corpo a quest’ultima – compie uno sfregio nei confronti della democrazia rappresentativa e delle nostre stesse istituzioni, e non è degno di rappresentare il nostro Paese.

Nella fotina, Fabio Melilli, presidente (dimissionato. ‘Tra i tanti’) della Provincia di Rieti

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