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***Il futuro dell’Italia***
LA PRODUTTIVITA’ AUMENTA CON LA FORMAZIONE
di GIULIA INNOCENZI

ottobre 14, 2012 di Redazione 

Togliamocelo dalla testa: non è vero che l’unica via alla crescita (?) sia ridurre gli spazi (di vita) dei lavoratori. Abolire l’art. 18. Ridurre i tempi delle pause nel corso di una giornata di lavoro. Ridurre – o non armonizzare – i salari. Chiedere semplicemente ai lavoratori di lavorare di più, come ha proposto il – pur da noi stimato – presidente di Confindustria. Questa è (anche) la tesi dell’ad Fiat, che non è il presidente del Consiglio – portatore di una responsabilità generale – e non ha (infatti) esitato, in tempi recenti, a mettere il proprio stretto interesse di attore sul mercato davanti ad ogni principio di opportunità non solo nei confronti dei lavoratori ma dell’intera nazione – chiudendo stabilimenti, trasferendo armi e bagagli in America, minacciando di farlo ancora, di più – nonostante – come hanno ricordato in molti – la casa torinese (?), oltre ad essere un simbolo del nostro Paese, (lo è anche perché) ha ricevuto cospicui aiuti da parte dello Stato dal dopoguerra ad oggi e ha come minimo un debito di riconoscenza – o un legame di comune appartenenza – con tutti noi. (E invece) noi possiamo rendere il sistema-Italia (il) più appetibile non solo perché il diritto dei lavoratori viene ridotto all’osso, come avviene in Cina, dove – però, attenzione (!) – per questo – causa di numerosi, continui suicidi tra i “lavoratori”-schiavi – la prospettiva di uno sviluppo inarrestabile, a doppia cifra e superiore, per ritmo e intensità, a quello degli Stati Uniti comincia a traballare. Ma puntando sull’innovazione che si persegue attraverso la ricerca e la formazione; ovvero sul nostro capitale umano. Che, come dimostra la fuga di cervelli (nella quale siamo assolutamente il Paese capofila al mondo!), come dimostrano le parole dell’ex presidente Bce (!) Trichet (che prima di inviare, insieme al suo successore Draghi, la letterina di cui quel poco di “agenda Monti” che esiste davvero costituisce il più fedele, ed esclusivo, calco, si confessò stupefatto per come l’Italia, “con quelle sue risorse umane” – furono le sue, sinceramente ammirate, parole; e non con i ‘suoi’ margini di sfilacciamento in senso liberista del proprio unico, ultimo fattore di tenuta: la coesione – non riuscisse ad uscire dalla situazione di stallo), è, culturalmente, il più ‘fertile’ al mondo. Siamo la terra che ha dato i natali al genio di Leonardo, di Michelangelo, la patria della creatività; che cosa stiamo aspettando (ancora) a far riemergere – ‘anche’ tra i lavoratori dipendenti! Che potranno così esserlo sempre meno – dal modello di produttività alienante e, in ultima analisi, controproducente che propone Marchionne – attraverso la formazione e la Cultura – la nostra principale leva di produttività, di crescita, e di rigenerazione (della nostra produzione e) del nostro futuro?
Come ci spinge a ‘valutare’, all’interno, la co-conduttrice di Santoro a ServizioPubblico.
di GIULIA INNOCENZI

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di GIULIA INNOCENZI

Secondo il Presidente di Confindustria Squinzi per uscire dalla crisi gli italiani dovrebbero lavorare di più. Ma gli italiani già lavorano tanto: 1774 ore l’anno, 363 più dei tedeschi. Quello che ci manca invece è la produttività, che aumenta con la formazione dei lavoratori (spetta allo stato) e gli investimenti nella tecnologia (spettano agli imprenditori). Consiglio quindi di puntare il dito altrove, magari in casa propria, e non sempre sui soliti sfigati.

GIULIA INNOCENZI

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