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Tag Sinistra (nel 2012) è la Cultura E’ antidoto “alienazione” consumi

ottobre 12, 2012 di Redazione 

Nel nostro Paese lo spartiacque è stato rappresentato dalla sconfitta del 2001: fu allora che l’attuale classe dirigente del centrosinistra, disorientata dall’apparente imbattibilità di Berlusconi, decise – pungolata anche da commentatori che oggi tendono a demolire ogni ambizione dello stesso centrosinistra di tornare a governare – che sarebbe sopravvissuta solo se, in un paese ‘di destra’, si fosse messa a predicare le stesse ricette (in primo luogo economiche) della destra stessa. Ed è per questo che, oggi, una parte della classe dirigente del Pd, vede in un Monti che applica alla perfezione il mantra liberista – tagli allo stato sociale, deregulation, liberalizzazioni che vanno a colpire sempre le fasce di concorrenzialità più deboli – il proprio punto di riferimento ideale. Non rendendosi conto (?) che se siamo nell’attuale situazione di crisi, è proprio perché, grazie a ‘rese’ come quella del nostro centrosinistra nel 2001, la tesi liberista ha potuto dilagare, e la ricetta della ‘concorrenza selvaggia’ (ma solo tra i più deboli) ha prodotto i guasti di cui oggi (sempre i più deboli) paghiamo il prezzo. Ma il punto vero è che il cedimento della sinistra è stato, prima di tutto, culturale; un cedimento a quella ‘società dei consumi’ in cui la produzione e il consumo materiale rubano sempre più spazio alla dimensione personale, umana e in ultima analisi culturale e ‘spirituale’. Ed è qui il vero punto di caduta di una stessa economia (non troppo) sociale di mercato che non è più in grado di ‘contenere’ (e sostenere) se stessa, e di una società che quegli stessi ‘poteri forti’ che agitano quegli interessi economici, riescono (al contrario) a ‘controllare’ meglio proprio grazie quella omologazione (figlia della – correlativa – incultura) che essi stessi hanno perseguito. Con il fine di determinare la costruzione di un unico target, al quale ‘somministrare’ meglio i propri prodotti e/ anche perché i neo-nati ‘consumatori’ sarebbero stati acculturati all’unico valore dell’arricchimento e del ‘consumo’, come unico termometro di ‘dignità’ (?) e prestigio sociale. Da qui discende, ad esempio, la scuola “ad obiettivo”, in cui contano solo i risultati e non lo spessore educativo – che ‘riguardi’ tutti – annunciata con relativa riforma da Monti, e poi fatta rientrare dall’alzata di scudi del Pd a cominciare da un ex ministro della Pubblica – da lui meritoriamente tornata ad essere definita così – istruzione Fioroni che però oggi propone, chissà perché, la prosecuzione di questa stessa esperienza e di questo modello per altri cinque anni. La Sinistra non è questo, o non è (e diventa quella Destrasinistra di cui parlava Pasolini); e non solo non se ne deve vergognare – e tanto meno abbassare la testa di fronte alle lavate di capo di quegli stessi commentatori oggi passati dall’altra parte della ‘barricata’ – ideologica – alla ricerca di ulteriore legittimazione – ma ha il dovere di prendere coscienza che soltanto scrollandosi di dosso questa ‘camicia di forza’ ideologica, avrà la libertà e, finalmente, la capacità propositiva (consentita dal ritorno alla “partecipazione alla vita delle Persone” indicata come condicio sine qua non per la Politica da Antonio Gramsci attraverso il recupero di un contatto non mediato da schemi imposti da altri con la realtà) necessaria a ridarsi un profilo. Un profilo che, simmetricamente ma non in opposizione a tutto ciò (bensì come chiave costruttiva per la rigenerazione della nostra cultura politica e dunque della nostra società; e in definitiva per rendere ancora sostenibili – futuribili – quegli stessi interessi economici!), non può che essere opposto a quello legato all’ideologia liberista: e cioè essere fondato su quella Cultura – intesa come disponibilità degli strumenti di conoscenza per essere liberi nel pensiero e quindi nella definizione delle proprie scelte e dei propri modelli di vita; all’opposto, appunto, di quella “acculturazione” che impone (sovra)strutture di pensiero e di ‘vita’ come un pacchetto all inclusive prendere o lasciare, togliendo spazio alla ‘coltivazione’ delle proprie peculiarità e capacità – questo è il significato etimologico di cultura, coltura – a vantaggio della preponderanza della parte ‘materialistica’ legata all’edonismo, ‘fuorviante’ – anche in senso strettamente cristiano e religioso – del consumo – che rappresenta (o consente), in ultima analisi, la vera Libertà; la libertà di essere fautori di se stessi e della propria vita, e quindi della nostra società; e di non piegare la testa ai modelli (che Pasolini stesso definiva, non a caso, di ‘nuovo fascismo’) imposti dall’alto da pochi padroni del vapore – nel mondo delle banche e della speculazione internazionale – di cui non è dato, in definitiva, nemmeno di conoscere l’effettiva identità.

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