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Il tempo del governo è ormai finito Caro Pd, ora Italia aspetta (solo) te

ottobre 11, 2012 di Redazione 

Il governo Monti (lo ha detto bene Oscar Giannino) è in campagna elettorale. Il sottosegretario Polil- lo (quest’ultimo per lo più in campagna… promozionale – di se stesso – permanente) va in tivù e annuncia una riduzione dell’Irpef (a cui Monti non doveva ancora aver dato il proprio placet, e) che prima viene smentita, e poi, a notte fonda, diventa provvedimento del governo. Ma è un provvedimento-spot utile solo a tenere buono il Partito Democratico, e a guadagnare un altro po’ di ossigeno nel tentativo (disperato?) di arrivare alla fine della legislatura. E di poter (continuare ad) aspirare – vale per Monti ma anche per altri ambiziosi esponenti dell’esecutivo, il che spiega anche il sostegno, in questo senso, dato da alcuni importanti quotidiani nazionali – ad una prosecuzione della propria esperienza. Nella prossima (?) legislatura.

Ma ora il governo è in carica da dieci mesi. Tolte le prime, fondamentali riforme come quella delle pensioni (sia pure con lo scempio – e non, perché semplicemente e asetticamente produce, come ha detto una politicante, “una ferita ai principi di equità e giustizia sociale”! Ma perché – più prosaicamente ma anche drammaticamente – affonda le vite delle Persone – esodati), dopo lo stop (imposto in primo luogo da il Politico.it) sull’art. 18 ha di fatto smesso di governare.

Il taglio alle spese è stato fatto. Male. E avrebbe potuto farlo tranquillamente ogni governo politico e (meglio) democraticamente eletto. Anzi, l’aveva già fatto. Il governo Prodi. Due volte. Occupandosi però anche della crescita. Della nostra economia. Monti ha provato una prima volta e non ci è riuscito. Così ha chiamato un altro tecnico, Bondi. Ma anche a lui non è ‘riuscito’ di toccare quelle clientele della politica politicante annidate in organismi parapubblici che rappresentano il vero, insopportabile buco nero delle nostre finanze pubbliche. Fiorito – che guadagna un terzo più di Obama, ‘come’ il presidente della provincia di Bolzano – è la punta di un (grosso) iceberg. Altro che partecipate e servizi (locali). Ai cittadini(!).

Quei cittadini (più deboli: sono quasi 15 milioni – ! – oggi, i ‘poveri’ in Italia. Una vergogna per un Paese dell’Occidente ricco e democratico – ?) a cui Monti non ha esitato (invece) a tagliare servizi e ad aumentare le tasse. “Costi umani” della crisi, li ha definiti. Sarebbero le famiglie che crollano nella povertà (ieri ne ha parlato persino Casini!) e i protagonisti del nostro sistema produttivo (imprenditori!) che, non facendocela più a sostenere il peso dei propri debiti non aiutati da un esecutivo che – oltre a rifuggire (giustamente) l’assistenzialismo rifugge anche ogni impegno della Politica per coordinare il nostro tessuto produttivo nel suo sforzo per uscire dalla crisi – impegno che gli stessi imprenditori, stanno chiedendo! “Questa politica economica va cambiata” – arrivano a compiere scelte estreme. Su cui i politicanti continuano a non avere il coraggio, e l’onestà, nemmeno di pensare di esprimersi. Se questo è un costo, va tagliato. Nella spending review.

Questo governo, indubbiamente, non ha in cima ai propri pensieri gli italiani. Quegli italiani (nel loro complesso) di cui il Pd, al contrario, rappresenta l’ideale ‘casa’. Il “partito dell’Italia”, lo abbiamo definito la prima volta ormai due anni or sono. Quel partito ‘interclassista’ che, solo, ha i titoli per raccogliere l’eredità, storica, della Dc di Alcide De Gasperi, l’ultimo, vero, grande partito dell’Italia, impegnato ad agire nel suo esclusivo interesse, per il suo solo bene.

Bersani, nonostante la discutibile strategia (vedi il capitolo-alleanze) e il rischio a cui sta sottoponendo la Sinistra e l’intero Paese – di consegnare per altri cinque anni l’Italia in mano alla destra! Dilapidando un vantaggio mai così grande per i progressisti – ha l’onestà e la responsabilità per poter raccogliere – insieme alla classe dirigente nuova che il Pd, a cominciare da Matteo Renzi, ha espresso, e necessaria a dare una scossa ad un quadro politico preda dell’immobilismo – questa sfida. il Politico.it, lo abbiamo già scritto, è pronto a sostenerlo.

Ma deve farlo ora. Perché ‘ogni giorno’ assistiamo al paradosso che il primo partito italiano è costretto ad affossare ogni provvedimento di quello stesso governo – non eletto – che tiene in vita (lui, in modo decisivo). Che senso ha, quando andando al voto (un dovere, e non un optional, in democrazia) potrebbe semplicemente (e direttamente!) fare lui ciò di cui il Paese ha bisogno?

“I meriti del governo sono indubbi ma noi vogliamo metterci più equità”, minimizza Pigi. Ma se invece di essere costretti a trovare (quasi) ogni giorno una quadra (impossibile! Pena, come vediamo, lo stesso immobilismo) tra il sostegno ad un esecutivo che non governa – e che le poche volte che lo fa lo fa a discapito degli italiani e quindi dell’Italia! (come nel caso, Fioroni docet, della scuola) – e il proprio (reale!) disinteresse, i Democratici decidono finalmente di assumersi la responsabilità di caricarsi loro, come ogni primo partito di una Nazione ha il dovere di fare, sulle spalle questo Paese, ad esserne beneficiata non sarà soltanto la sinistra italiana, ma (molto prima!) l’Italia. Un’occasione (per il Pd e per il nostro Paese) che fra sette mesi potrebbe non essere più così sicura. Gli italiani onesti e responsabili – compreso quel 40% che non sta votando e che rappresenta il vostro ulteriore elettorato potenziale – si chiedono, ormai da tempo: che cosa stanno aspettando (ancora)?

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