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100 anni fa politica ‘inconcludente’ Giolittiano Pigi non ripeta l’errore

ottobre 8, 2012 di Redazione 

Non stupisce che Bersani abbia detto che Giovanni Giolitti – l’uomo che, col suo immobilismo al governo – reiterato in continui ‘ritorni’ a Palazzo Chigi, prima e dopo la grande guerra, in nome del ‘prestigio e della credibilità’ che la sua figura di liberale navigato poteva offrire al nostro Paese – spalancò le porte all’insurrezione, e poi al regime, mussoliniana – fu un “grande statista”. Tecnicamente incontestabile, ma che a Pigi sia venuto in mente di sottolineare proprio il ruolo di Giolitti, appare – alla luce di quanto sta accadendo oggi – abbastanza ‘fatale’. Ma non è per nulla fatale che le cose debbano andare nello stesso modo di allora…

Perché ciò non accada, bisogna usare il buonsenso. Ricapitoliamo: gli italiani – anche se nel ‘fortino’ questo può non ‘arrivare’ – sono sempre più esasperati. Non si ribellano (fino ad un certo punto. In tutti i sensi, e su questo torneremo, cercando di spiegare perché e di capire luci e ombre di questo comportamento), sopportano i sacrifici con compostezza e serietà, come ha detto Monti; ma soffrono. E soffrono, lo abbiamo scritto più volte, non tanto per i sacrifici in sé; ma perché i sacrifici, imposti al di fuori di una qualsivoglia prospettiva di ‘crescita’ (anche qui, in tutti i sensi), appaiono come potenzialmente inutili e a rischio di essere vanificati, e quindi irricevibili. O meglio, ricevibili compostamente nell’espressione di un grande senso di responsabilità; ma, sotto la cenere, alimentando un fuoco che prima o poi a qualcuno potrebbe venire in mente di attizzare.

Ecco: ora immaginate di spalmare tutto questo su altri sei mesi. E’ chiaro che le occasioni, in questi altri sei mesi di vuoto pneumatico ‘politico’ totale, per chi volesse aizzare quel fuoco, si moltiplicherebbero. E qual è il motivo per cui si dovrebbe consentire? Il motivo vero, scavando scavando, è che Bersani sembra non sentirsela di assumersi la responsabilità di guidare il Paese in questo momento di difficoltà, perché l’idea gli fa “tremare i polsi” (parole sue). O anche “dobbiamo dircelo chiaramente, se ce la sentiamo di affrontare tutto questo, nel momento più difficile” (discorso di chiusura della festa nazionale Democratica; 9 settembre scorso). O ancora: “Se voi – amministratori del Pd, ndr – ci date una mano ce la possiamo sentire di prenderci questa responsabilità” (incontro con i sindaci e i presidenti Democratici; poche settimane or sono).

Ma Bersani non è il ‘segretario di se stesso‘; guida il primo partito italiano. E quindi, in ‘qualche’ modo, l’Italia. Il solo partito, il Pd – vuole il caso – che abbia in sé l’onestà e la responsabilità necessaria per fare disinteressatamente ciò di cui il nostro Paese ha bisogno. Per uscire dalla crisi. Ora. Ma anche per uscire dalla crisi ormai trentennale - quella che rende l’attuale congiuntura internazionale particolarmente ‘aspra’ per l’Italia, insieme all’immobilismo delle nostre istituzioni – che ci ha avviati sulla china di un declino che rischia di diventare (di nuovo, ‘presto’) immediato rischio-default, se non si interverrà strutturalmente non solo sulla spesa ma in generale sulla ‘macchina’ della nostra economia. E questo Monti, lo abbiamo visto, non lo sa fare.

Cui prodest, reiterare per altri sei mesi questo immobilismo, quando il Pd, guidato da Pigi o da chi per lui – come dice Bersani la Politica è comunque un ‘gioco’ – ? – di squadra! Non è necessario che il segretario Democratico, da solo, sopporti tutto il peso – ma anche la straordinaria opportunità! – offerta dalla situazione – potrebbe, a partire da gennaio, intervenire poderosamente (che non significa keynesianamente!) per rimettere in moto la nostra economia, scongiurare così ogni rischio di possibili derive, ed evitare che, giolittianamente, si ricrei una situazione simile a quella che, esattamente cento anni fa, ci condusse via via sulla strada della più scapestrata avventura della nostra Storia?

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