Top

Dl innovazione, giusto plauso al governo Ma (nuove) regole non bastano (ancora)

ottobre 5, 2012 di Redazione 

La prima, fondamentale cosa da dire riguardo al decreto sviluppo licenziato ieri dal Consiglio dei ministri, è che si tratta di un nuovo, grande risultato de il Politico.it: mentre il resto della stampa, e della politica politicante, si occupa di regole per le primarie e di leggi elettorali, di promozione di se stessa e di altre amenità autoreferenziali, il giornale della politica italiana, ormai dal febbraio di tre anni fa, e con una accelerazione negli ultimi mesi, è impegnato per favorire la presa di coscienza che l’unico modo per far ripartire la nostra economia – e anche per rigenerare culturalmente la nostra società – è puntare sull’innovazione che si persegue attraverso la ricerca e la formazione. Il riconoscimento dell’urgenza di imboccare questa prospettiva dato dal capo dello Stato lo scorso agosto – in una lettera al governo che naturalmente ha avuto un peso decisivo nello spingere l’esecutivo sulla strada dell’impegno per l’innovazione; anche se va ricordato che molti mesi prima, proprio in seguito ad una costante campagna di ‘sensibilizzazione’ e di sollecitazione del – solo – giornale della politica italiana in questo senso, l’esecutivo dei professori aveva già assunto una misura una tantum (e, sia pure, spot) per favorire l’innovazione al sud – ha rappresentato, lo abbiamo scritto, il punto di arrivo della prima parte del nostro lavoro: quella fondata sull’obiettivo di favorire appunto quella presa di coscienza collettiva, così che il riorientamento del nostro sistema nel senso dell’innovazione potesse essere propiziato da un clima di attenzione e di disponibilità da parte della nostra classe dirigente. Tutto questo oggi comincia a produrre frutti anche sul piano, più concreto, che dovrà caratterizzare la seconda fase del nostro impegno: quello della vera e propria messa in atto dei propositi che abbiamo enunciato. Il governo licenzia infatti un decreto sviluppo che mira a fare del’innovazione un fattore strutturale della possibile ripartenza- e della crescita – della nostra economia, di fatto cominciando a realizzare il nostro progetto. La volontà espressa nel decreto da parte dell’esecutivo di promuovere tra gli italiani la conoscenza dei nuovi strumenti per favorire la nascita di start-up e dunque l’innovazione d’impresa, attraverso forme di promozione ‘pubblicitaria’ (ma vengono in modo minaccioso alla mente le campagne televisive/ pubblicità progresso patrocinate dalla presidenza del Consiglio, passate alla storia per la loro invisibilità), è sicuramente una componente essenziale per consentire che le molte misure ‘di dettaglio’ – la creazione di una vera e propria legislazione dedicata alle start up e all’innovazione – possa essere appunto conosciuta e quindi ‘praticata’ – evitando che resti lettera morta – dai cittadini. E le regole in sé sono sicuramente – di questo non era dato dubitare, rispetto alle capacità dell’ex commissario europeo e anche del ministro per lo Sviluppo, oltre che dello straordinario patrimonio di tecnici e funzionari di cui, ancora,  paradossalmente – rispetto allo scadimento della classe politica – la nostra struttura ministeriale continua a disporre: basti vedere il caso dell’ex direttore del tesoro Vittorio Grilli, strumentalmente e ingiustamente buttato nel tritacarne degli scandali legati alla corruzione della politica politicante – e del suo sottobosco di clientele e strutture di potere – al quale la figura sobria, generosa – per chi non lo sapesse il ministro Grilli ha rinunciato ad uno stipendio alcune volte superiore a quello che oggi prende, per mettersi al servizio del governo Monti e del proprio paese, in un primo momento senza neppure poter avere la ‘dignità’ dell’effettivo riconoscimento del suo ruolo di ministro – dell’attuale titolare dell’Economia è inconfondibilmente estranea agli occhi di chiunque non rincorra pretestuosamente visibilità e magari un posto in Parlamento – le regole, dicevamo, sono sicuramente interessanti e ‘innovative’: nello specifico, poi, si tratterà – come lo stesso esecutivo si ripromette di fare – di monitorare e verificare la loro efficacia e utilità. Sono un (buon) inizio (anche se si intravvede appena, ma questo dipende del resto probabilmente da ciò che stiamo per indicare a seguire, l’idea di un ‘sistema’ integrato tra la scuola, l’università e la formazione, la ricerca, e il nostro tessuto imprenditoriale – compreso, anzi, esaltato più degli altri, il ‘comparto’ – che dovrà evidentemente essere sempre meno ‘considerato’ tale, ‘a parte’ rispetto agli altri – delle nostre start up! Che è vero che – come accade negli Stati Uniti – proprio per le loro caratteristiche intrinseche – l’originalità, la capacità creativa di chi le avvia – tendono naturalmente ad una forma di ‘anarchia’ imprenditoriale; ma immaginate che tipo di spinta alla generazione di numerose, e con più possibilità che alcune di loro vadano ‘ in porto’, start up potrebbe venire da una scuola e da una università che – senza rinunciare, anzi, imprescindibilmente ritrovando!, il proprio spessore educativo e culturale (a 360°) – a tutto questo fossero ‘preparate’ a contribuire e a stimolare, creando un clima culturale propizio a tutto ciò). Quello che continua a mancare, tuttavia, è l’assunzione di responsabilità di una leadership che non solo indichi ai cittadini – semplicemente informandoli – cosa possono – ‘tecnicamente’; ‘regolarmente’ – fare; ma mobiliti il loro impegno in questo senso, indicando una prospettiva che non prenda forma soltanto in una (pur virtuosa) nuova regolamentazione; ma nell’assunzione appunto di responsabilità di un presidente del Consiglio che si faccia portatore di una idea (di fondo), dell’indicazione di un orizzonte comune verso il quale portare il nostro Paese, e che per questo metta in campo non solo la propria capacità – in questo caso sì, strettamente ‘tecnica’ – di ridefinire le regole; ma anche di rappresentare un punto di riferimento coordinando lo sforzo delle nostre imprese, del nostro sistema dell’istruzione e culturale, e in generale di tutti noi, per tornare a fare del nostro paese il luogo nel quale si concepisce – sul piano produttivo ma, magari, in prospettiva, anche artistico, etico e filosofico – il futuro del mondo. P.s.: Si noti come, aprendo le home page dei siti dei principali quotidiani del nostro Paese – i siti in-ter-net! Stiamo parlando di un decreto per l’innovazione tecnologica, a cominciare dalla Rete – i pezzi dedicati al decreto innovazione siano ‘soppiantati’, nella ‘gerarchia’, dal taglio ai costi della politica e da altre notizie più o meno effimere o di ‘contesto’ – tipo la discussione sulla ‘forma’ che il Pdl assumerà sulle schede elettorali, o di nuovi, tremebondi, ‘patti tra i partiti’ – ma che nulla hanno a che vedere con lo sforzo reale per far ripartire la nostra economia – ovvero direttamente con la Politica vera – Finché i quotidiani continueranno ad imitare le riviste di gossip, alla nostra democrazia continuerà a mancare – anche se ‘dovesse’ tornare/ anche quando tornerà fino in fondo la Politica – una delle gambe. Senza la quale rischia di non poter restare in piedi – a lungo.

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom