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Cooperazione, annuncio di Monti Vera si fa collaborando Nordafrica

ottobre 1, 2012 di Redazione 

Cooperazione? Così sono solo parole. La Lega: “Aiutarli, sì, ma a casa loro”. Quando esiste (invece) un’opportunità di sviluppo (comune). Dietro l’ubriacatura montiana restano le esigenze dell’Italia: a) – Rilanciare economia del nostro Sud; b) – Avviare crescita puntando su innovazione. Possiamo farlo con la sponda (in tutti i sensi) Sud del Mediterraneo

Non stupisce che i principali supporters dell’ipotesi di un bis di Monti siano i portatori di una idea (?) di ‘politica’ (?) fondata sul personalismo e sul vuoto pneumatico di contenuti e proposte (e, quindi, di scelte concrete). E non stupisce che la prospettiva di un bis di Monti, sia l’altra faccia della Politica, ovvero si accompagni ad una discussione nominalistica e del tutto sterile e autoreferenziale, consentita dal peccato originale della propaganda pervasiva che ha portato i nostri connazionali a perdere di vista il fatto che nell’ultimo anno – proprio quello del governo Monti! Che ‘sconta’ evidentemente la crisi, che però “abbiamo contribuito ad aggravare” – tutti i principali indicatori del nostro stato di salute come Paese sono peggiorati: dal tasso di occupazione (soprattutto giovanile) alle tasse (che con Monti hanno raggiunto il record del mondo: stupisce davvero che, ora, ai convegni per sostenere Monti come successore di se stesso, si vedano personalità già lette in coda ad appelli anti-tasse – nel solco dei tea party – come quelli di Fermare il declino di Oscar Giannino), ad un Pil che affonda al -2,5% (il che mette ancora del tutto in discussione anche la salvezza finanziaria del nostro Paese, che non può prescindere dall’accrescimento, oltre al taglio della spesa, degli “introiti” – come testimonia, sia pure in modo deleterio, lo stesso aumento delle tasse perpetrato da Monti! – e dunque conferma il fallimento di Monti – e chi pensasse di negarlo, ma non pare che nessuno abbia ancora avuto (gli) argomenti (per farlo), lo deve fare nel merito, e non, appunto, nominalisticamente e trionfalisticamente, con un danno alla ‘verità’ e quindi potenzialmente alla stessa ‘tenuta’, soprattutto in chiave futura, della nostra democrazia – su ogni piano della sua – mancata – azione).

Perché si parla di Monti e non dell’Italia. Della quale, del resto, Monti non si è occupato (nei fatti), occupandosi piuttosto dei mercati e di se stesso (e, al limite, della costruzione europea, che però non può prescindere – altro che soluzioni a livello continentale! – da singoli Paesi in difficoltà che rimettano in moto – in prima persona! E non aspettando che l’Europa, che del resto siamo noi, estragga dal cilindro la soluzione a tutti i nostri problemi – le proprie economie – come sollecita a fare da mesi del resto il presidente Draghi – cessando così di rappresentare quel buco nero delle finanze pubbliche europee che costituisce il principale fattore di rischio per la tenuta dell’euro e della stessa Europa).

Se si parlasse dell’Italia, ad esempio ad un forum sulla cooperazione, si capirebbe che, nel mondo globalizzato, la modalità più efficace, sostenibile e producente (anche per i propri interessi) per ‘aiutare’ il cosiddetto ‘terzo mondo’, non è l’assistenzialismo, non è un contributo a-politico e più vicino al modello della beneficenza una tantum che porta più benefici all’immagine di chi la fa, che reali passi in avanti per la condizione dei cittadini di quelle Nazioni; ma rendersi conto che l’Africa – che ‘dista’ dalla Sicilia un terzo, ‘forse’ un quarto di Bruxelles o Francoforte – costituisce il focolaio del possibile sviluppo del futuro, e che la Primavera araba che ha riportato la democrazia (sì, pur con tutti i limiti che incontra chi vi accede con le proprie sole forze, abbandonato a se stesso da un occidente miope e interessato, dopo decenni di dittatura) rappresenta un possibile assist della Storia – per l’Italia, ma anche per la Grecia e la Spagna e più in generale per l’Europa – per provare a riportare nel Mediterraneo il centro degli scambi culturali e commerciali, e contribuire così, ad un tempo, in modo decisivo, alla ‘salvezza’ di quelle neonate democrazie, al possibile risveglio dell’intero Continente nero – senza fare beneficenza a fondo perduto – e alla costruzione di una possibile ‘autostrada’ di crescita per i prossimi decenni per un Vecchio continente che, se continua invece a guardare soltanto il proprio ombelico, rischia di avvi(t)arsi sulla strada di un poi difficilmente invertibile declino (a cominciare dai rischi-default delle Nazioni che, per la loro posizione geografica, più direttamente e quindi corposamente, ne verrebbero coinvolte e beneficiate!).

Tutto questo mentre i giganti orientali contenderanno agli Stati Uniti la leadership economica mondiale riempiendo quei ‘vuoti’ che, a due passi da noi, la sterilità e l’autoreferenzialità delle tecnocrazie e della politica politicante europee avranno disdegnato di ‘colmare’ (compiacendosi piuttosto di presunte superiorità culturali e di civiltà), prediligendo – magari – la discussione (in corso!) su quali liste mettere a sostegno della ricandidatura di un presidente del Consiglio che non solo non ci ha salvato, ma ha ‘consolidato’ (?) la nostra condizione di Paese barcollante sull’orlo del baratro (economico. Al netto degli interventi di Draghi).

E che mantenere altri sei mesi a Palazzo Chigi mentre nel Paese impazza la campagna elettorale – e i nostri connazionali si trovano, dal par loro, sempre più in difficoltà – e addirittura pensare di riproporre per altri cinque anni alla guida (?) dell’Italia, rappresenta la via più breve per continuare a restare (come ora) immobili. Mentre Cina e India, desiderose di cambiare davvero – e non a parole, sostenute da una stampa che probabilmente assolve alla propria funzione con più lungimiranza e (quindi) responsabilità della nostra; per quel che riguarda il nostro Paese al netto forse del Corriere della sera, che nonostante il suo evidente conflitto di interessi, continua ad offrire anche punti di vista critici nei confronti del governo e in ogni caso della nostra situazione economica – la propria condizione, stringeranno partnership esclusive con Nazioni (dal grande potenziale! Non foss’altro perché rappresentano la porta dell’Africa – più profonda – e per la stupefacente giovane età delle proprie popolazioni) che si trovano appunto a poche migliaia di chilometri di mare dalla Sicilia.

Che, nel frattempo, inseguendo (quando ciò dovesse avvenire, visto che in realtà il Sud è oggi completamente assente dal dibattito pubblico – del resto concentrato su Monti – del nostro Paese) un improbabile traino dell’Europa (continentale), sarà magari fallita. Insieme inevitabilmente al progetto storico della stessa, Europa unita.

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