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Draghi salva M. da voto anticipato E da allora è ‘provvedimento zero’

settembre 24, 2012 di Redazione 

16 giorni. Da quando Mario… Draghi ha sospeso il rischio-fallimento per l’Italia di un altro po’, anche se la recrudescenza della speculazione anti-euro di queste ore dovrebbe ammonire tutti circa la precarietà di questa ritrovata condizione (è la stessa nella quale versavamo fino a poco più di un anno fa, senza che a nessuno – che avesse avuto la capacità, e l’onestà, di leggere senza guardarla attraverso lenti deformanti la realtà – venisse in mente di sostenere che la nostra Nazione non fosse comunque ad un passo dal baratro) – ovvero da quando il presidente del Consiglio ha ricominciato a vedere il traguardo di fine legislatura diventare un obiettivo alla portata e ha potuto interrompere l’azione di propaganda che esercitava ogni giorno – fiancheggiato dai supporters della nostra stampa – deliziandoci con annunci e proposte di vertici europei che da ultimo anche i suoi colleghi tecnocrati hanno smesso di accogliere avendo toccato con mano l’assoluta vacuità del formato montiano – il nostro Paese non ha più conosciuto un solo, reale, concreto – per quanto inadeguato – provvedimento assunto o dal governo o, legiferato, dal Parlamento (se si eccettua – forse… – la gestione ordinaria. Che però non basta!).

Il vuoto pneumatico totale. Che significa giorni, settimane buttate (anche per una agenda, quella vera, che viene spalmata di mese in mese!) nelle quali avremmo potuto riavviare con forza la nostra economia – e cominciare a costruire, a 360°, l’Italia del futuro – e in cui invece i nostri connazionali si manterranno sulle (scarse) posizioni conquistate: che per molti di loro significano non arrivare alla terza settimana, che, detto fuor di retorica, significa fare la questua nella quarta, a volte non mangiare o sacrificare magari – anche se gli italiani, molto più lungimiranti – poiché vivono la realtà sulla loro pelle! – dei loro attuali rappresentanti, hanno capito che questa resta l’unica conquista alla quale non rinunciare, perché ne va del futuro dei loro figli e persino del nostro Paese – la possibilità di mandare a studiare (o di continuare a far studiare) i propri figli. Questa è la realtà. Significa che alcuni di loro si ritroveranno, concretamente, a vivere per la strada (non è un’espressione retorica: il numero delle persone, nostri fratelli, che si ritrovano senza casa e si vedono scivolare fino all’ultimo gradino della scala sociale – evidentemente, a quel punto, completamente abbandonati a loro stessi – cresce ogni giorno di più, nell’indifferenza totale di chi dovrebbe agire per loro!). Come suggerisce oggi Pigi Battista sul Corriere parlando delle dittature (degli altri), provassero, coloro per i quali tutto questo non rappresenta un’urgenza tale da non farli sentire in obbligo di fare alcunché da 16 giorni a questa parte, a mettersi nei loro panni; a parlare di rigore e di crescita pesandoli sulla vita reale delle Persone.

Tutto questo si lega, ‘naturalmente’, alla deriva politicista e autoreferenziale che il nostro Paese ha vissuto negli ultimi trent’anni: ciò che conta, perché questo hanno messo in primo piano i media, non sono le scelte che (non) vengono assunte (proprio per questo!), ma il protagonismo (?) dei nomi e delle facce, ai quali, soli, i giornali, la televisione, dedicano approfondimenti e prime pagine. Instillando così nel nostro senso comune l’idea che questa, sia la Politica: e contribuendo in modo decisivo a rafforzare la vanità della nostra attuale classe dirigente, a tutto discapito del suo impegno effettivo per fare (effettivamente) Politica che significa servire il Paese e tutti i nostri connazionali.

In tutto ciò, il paradosso è che chi si occupa di ‘soli’ contenuti, viene tacciato di velleità; chi da mesi fornisce linfa vitale (quella che non si vedeva da anni, in termini di proposte ed idee) ad una Politica sterile e fine a se stessa, viene tacciato, lui, di narcisismo; chi, generosamente, senza chiedere nulla in cambio – come fa peraltro da tempo ‘anche’ il giornale della politica italiana – prova a scuotere gli attuali detentori del potere perché tornino ad assolvere la propria funzione, suggerendo loro financo passaggio per passaggio ciò che andrebbe fatto – e che potrebbero immediatamente fare! – per ribaltare la situazione – e che, attenzione, questi signori raccolgono come spunto autorevole e credibile, facendo propria quella direttrice, salvo poi tornare a perdersi nel chiacchiericcio quotidiano della politica politicante – viene (appunto) ‘accolto’ come portatore di un’idea interessante, che però nessuno si premura di mettere in atto.

E quando, allora, di fronte a quell’immobilismo irresponsabile, altri si mettono in gioco in prima persona per assumersi la responsabilità di fare ciò che loro, semplicemente, nonostante le mille sollecitazioni, continuano – non si sa bene perché – ad esitare dal fare, la reazione è, naturalmente, l’ostracismo. L’ostracismo di una classe dirigente a cui non importa nulla del nostro Paese, ma solo della propria sopravvivenza (politicante). E che non vuole dunque nemmeno sentire parlare di Politica vera. (M. Patr.)

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