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Rehn: ora difficile pareggio nel ’13 Senza crescita conti non reggono

settembre 21, 2012 di Redazione 

Confindustria, la Commissione, o- ra persino Monti certificano in que- ste ore che il fallimento del governo presieduto dall’ex commissario europeo è un dato di realtà. Gli ultrà montiani, a cominciare da lui stesso e dalle tecnocrazie a lui affini, avevano, pomposamente, ottimisticamente e ingenuamente, previsto che il taglio raffazzonato di una parte della spesa (quella per la vita dei nostri connazionali, lasciando intoccate le rendite di posizione delle clientele della politica politicante) – senza alcuna misura per la crescita, ovvero Politica – sarebbe bastato non solo a reggere il confronto con il disastro berlusconiano, ma a salvare il nostro Paese. Niente di più infondato: come il Politico.it scrive da mesi, i tagli fatti male (!) dal governo da un lato e la totale assenza di alcuna idea di cosa fare del nostro Paese e dunque di quale direzione (unitaria!) imprimere alle sue politiche di sviluppo (non solo economico), avrebbero alla resa dei conti mostrato la corda dell’ipocrisia e della strumentalità di una propaganda imperante (che neanche ai tempi della concentrazione berlusconiana dei poteri) tesa – volenterosa – di accreditare Monti come salvatore della Patria, venendo così meno al proprio compito di informare – e non di tifare – e quindi (compro)mettendo (in seria difficoltà) una nostra democrazia che proprio sulla congruità e la verità delle informazioni offerte ai propri cittadini basa la sua capacità di prevenire, accorgersi e reagire di fronte alle (inevitabili) criticità. E che, senza (anche) il costante (e, a lungo, isolato) ‘controllo’ esercitato da parte del giornale della politica italiana, avrebbe rischiato di crogiolarsi nella prospettiva di un prolungamento (persino, a prezzo di una sospensione anche formale della nostra democrazia) di un mandato ad un presidente del Consiglio che sin dai suoi editoriali pre-nomina – nei quali non aveva mai saputo non solo indicare possibili soluzioni, ma nemmeno aveva mai citato la necessità, oltre al rigore, di ricercare la crescita – aveva mostrato di non essere l’uomo capace di tirare fuori dalle secche la nostra Nazione. Intendiamoci: il rigore (prima di tutto individuale, nell’assolvere il proprio ruolo), la serietà, la rispettabilità sono condizioni imprescindibili, ma di certo non sono prerogativa del solo presidente Monti e comunque non bastano a salvare e rifare grande l’Italia. La prima certezza dalla quale (ri)partire è dunque questa: Mario Monti non è il capo del governo che porterà il nostro Paese lontano dal baratro e alla ripartenza. Prima ne prendiamo atto, liberando (anche culturalmente) il nostro ‘gioco’ democratico, più l’individuazione – al contrario – di chi invece ci potrà riuscire, potrà essere facilitata e sostenuta anche da una nostra stampa che – (non) chiedendo conto alla politica politicante dei propri limiti (attuali) – ha forse dimenticato di essere uno dei pilastri su cui si regge la nostra democrazia, e alla quale si richiedono lo stesso grado di onestà e responsabilità – e, possibilmente, terzietà – che sono mancate alla politica italiana negli ultimi trent’anni.

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