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***Il futuro dell’Italia***
CONTRO L’IMMOBILISMO, IL RINNOVAMENTO
di GIUSEPPE ROTONDO

settembre 18, 2012 di Redazione 

Un nuovo sistema per dare spazio alle nuove generazioni. Giuseppe Rotondo, coordinatore di ‘Insieme per il Pd’, affronta il tema del ricambio della classe dirigente. Ma nell’intervista spiega anche i problemi del profilo identitario del Partito democratico.

In Italia il rinnovamento generazionale è un tema “sempreverde”. Quindi significa che non si attua mai. Cosa devono fare i giovani per conquistare la propria opportunità?

“È un problema in molti campi, potremmo dire è una delle cause del fatto che la società italiana è ingessata, bloccata, ferma, non avanza a livello culturale, sociale ed economico. Non c’è rinnovamento perché troppi settori sono gestiti da caste, da ambienti chiusi, non c’è meritocrazia e quindi non c’è democrazia dell’accesso, si entra solo per cooptazione. Se questo è il quadro, allora non dipende dai giovani, è difficile conquistare qualcosa in queste condizioni. Bisogna cambiare sistema, rompere i monopoli delle caste, aprire tutti i settori al ricambio secondo meccanismi trasparenti e meritocratici”.

Il Pd è nato per le nuove generazioni, ma sin dalla sua nascita è stato guidato dai dirigenti provenienti da Ds e Margherita. C’è il rischio che il partito perda consensi perché appare già “vecchio”?

“Credo che non sia un rischio, ma una realtà. Hanno fatto invecchiare un bambino appena nato. Se il Pd fosse stato visto come il progetto originale e innovativo per cui era stato pensato, ora, in questo periodo di rifiuto della vecchia politica vista come capace solo di gestire potere fine a se stesso, avrebbe raccolto il consenso che invece si è indirizzato verso il MS5 o si è annullato nell’astensione. È naturale che, rimanendo la stessa dirigenza, il PD sia visto appunto come i DS e come la Margherita. Ecco quindi che il tema del rinnovamento non è un tema marginale: non si tratta di ambizioni personali, come la vecchia dirigenza vorrebbe far passare, ma di dare un futuro ed un senso politico al PD”.

Su argomenti delicati, come diritti gay e bioetica, la base del partito sembra più laica della segreteria. Come si può trovare il punto di incontro con i cattolici del Pd?

“Proprio perché plurale il PD non può essere un partito che cerca sempre la mediazione al ribasso, l’unanimismo. Un partito che ha paura di votare, dividersi e quindi scegliere. Nello statuto ci sono molti strumenti democratici per decidere in modo chiaro su quei temi, come i referendum interni che permettono ad iscritti ed elettori di poter determinare scelte su questi temi: non dovremmo avere paura ad utilizzarli.

Tutti i partiti progressisti al mondo hanno posizioni chiare e concordanti su questi temi: non possiamo solo noi tentennare nelle scelte o peggio avere posizioni che sono tipiche di partiti conservatori. Altrimenti qualcuno potrebbe domandarsi se è compatibile essere progressisti e cattolici allo stesso tempo. Io, personalmente, penso proprio di sì: uno dei primi atti di Andrew Cuomo, governatore dello stato di NYC, figlio di Mario, famiglia di dirigenti cattolici e democratici come lo sono i Kennedy, è stato far approvare una legge che ha aperto i matrimoni anche a persone dello stesso sesso. Allora il problema non è essere cattolici o meno, ma semplicemente essere conservatori o progressisti su certi temi. Dobbiamo essere laici: non vuol dire essere laicisti, come i teo-con ci accusano di essere, significa semplicemente riconoscere che la politica è indipendente dal Magistero della chiesa di Roma, niente di più”.

L’alleanza con l’Udc non è vista bene da gran parte dell’elettorato. Per quale motivo c’è questa tentazione che a sua volta genera il rischio di marginalizzare il rapporto con Sel e Idv?

“Credo che per l’elettorato il problema sia innanzitutto che cosa noi vogliamo, quali sono le nostre proposte chiare per l’Italia da qui a 10 anni, il nostro modello di società. Dopo aver chiaramente definito questo, allora verranno le alleanze. Bene allora ha fatto Bersani, che di fronte alla manifesta opposizione di Casini al riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, ha ribadito che il PD, una volta al governo, tra le molte cose che dovrà fare in molti settori per dare un’impronta progressista alla società Italiana, ci sarà anche il riconoscimento delle unioni civili tra persone stesso sesso e quindi chi vuole allearsi con il Pd deve sapere che noi non rinunceremo, in nome delle alleanze, a dare un governo di impronta progressista a questo paese. Questo mi sembra l’approccio giusto, che può essere compreso dalla base. All’elettorato Pd spaventa che i nostri valori possano essere sacrificati in nome di tatticismi”.

Come immagina un “partito di massa”, quale è il Pd, del Terzo Millennio?

“In una società post-ideologica, dove le scelte di voto non sono determinate a priori in base all’adesione ad un ideologia simile a una fede, ma che necessità sempre piu’ di idee forti che indichino il percorso che tenda a una società piu’ giusta, equa, libera e democratica, un partito può essere di massa solo se è un partito aperto, vaso comunicante con la società. Un partito non ingessato in strutture decisionali verticistiche, che fa leva invece sulla cittadinanza attiva e sulla partecipazione. E che abbia un turnover costante della sua classe dirigente a tutti i livelli attraverso meccanismi trasparenti e meritocratici e non attraverso la cooptazione. Il radicamento nella società contemporanea caratterizzata dalla frammentazione sociale, dipende dalla capacità di attingere continuamente nuove risorse dalla società stessa. Serve meno politica fatta tutta la vita dagli stessi soggetti e più cittadini che provenendo dagli ambiti sociali più vari decidano di dedicare una parte della loro vita alla politica in un partito, portando con sé la ricchezza del proprio trascorso nella società.

Un partito che sappia accendere la speranza perché indica chiaramente un percorso di cambiamento per un progresso della società sul piano culturale, sociale ed economico. Un partito che mostri che una società più giusta, più equa, più solidale e libera per uno numero sempre crescente di persone, è possibile”.

Stefano Iannaccone

Insieme per il Pd promuove la discussione e la composizione in rete di un possibile programma da offrire ai candidati alle primarie del centrosinistra: lo trovate qui.

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