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Futuro dell’Italia. Caro Pigi, ti han raccontato… (Prime prove di slealtà da parte Monti. Qui a Pd)

settembre 14, 2012 di Redazione 

Ti hanno raccontato che il governo Monti era nell’interesse dell’Italia. E invece il nostro Paese, un anno dopo (perché è già quasi passato un anno), al netto delle decisioni di Draghi (di Draghi!) che ci hanno salvato dal cadere nel baratro (per il momento), sta molto peggio di prima. “Abbiamo aggravato la recessione”, dice Monti, usando la prima parola di verità da quando è presidente del Consiglio. Ti hanno raccontato che una volta esaurita l’esperienza del governo dei professori, avresti governato tu. E invece Pdl e Udc (sì, quell’Udc nel coltivare l’alleanza con il quale hai sacrificato, in questi anni, molte delle ambizioni tue e del Pd) (fanno il doppio gioco e) ‘tramano’ alle tue spalle (approfittando di un Parlamento che tu, noi, il Pd, ha colpevolmente lasciato che continuassero a ‘controllare’), preparando il terreno ad una situazione ingovernabile, dopo il voto (altro che “quella sera il mondo dovrà sapere chi ha vinto”) e alla necessità di accedere nuovamente all’opzione della Grande Coalizione, escludendo il Pd dalla guida (in prima persona) dell’Italia e favorendo una nuova ascesa di Monti (ovvero della destra, che rischia così di ritrovarsi al governo ininterrottamente dal 2008 al 2018: “Sullo statuto dei lavoratori il Pdl la pensa – ovviamente – come Mario”, dice Alfano. E non si creda che, al prossimo giro, sarebbe così facile orientare le scelte – liberiste – del neo-senatore a vita) a Palazzo Chigi. Ti hanno raccontato che se avessi corso alle primarie, le avresti vinte: e invece tutti, fuori dal Palazzo, sanno che, probabilmente, non le vincerai tu: perché gli italiani vogliono il cambiamento, e quando hai avuto la possibilità di determinarlo (caduto Berlusconi, o tutte le volte in cui, in questi mesi, si è pensato di andare al voto), hai preferito cedere il passo. E consentire che si mantenesse lo status quo. Ti hanno raccontato che se fossi rimasto leale a Monti, lui lo sarebbe stato nei tuoi confronti: e invece, dopo avere cercato di irretirti una volta con il tentativo (bloccato, in primo luogo, da il Politico.it) di abolire l’art. 18 (che avrebbe azzerato ‘ogni’ consenso possibile al nostro partito), adesso torna alla carica sui diritti delle persone più deboli, provocando e mettendo ancora una volta nell’angolo il Pd (ne parla, all’interno, il conduttore de L’Infedele). Del Partito Democratico, lo abbiamo scritto più volte, l’Italia ha bisogno come il pane: ma non aspetterà all’infinito che una classe dirigente da troppo tempo chiusa su se stessa, metta l’orecchio a terra, e si accorga che fra altri sette mesi la vittoria del centrosinistra (o almeno la sua possibilità di governare) potrebbe non essere più (?) così sicura (M. Patr.)di GAD LERNER

Nella foto, Pigi

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di GAD LERNER

Questa Bersani farà fatica a digerirla, ma è una sfida meditata che Mario Monti ha escogitato di lanciargli a freddo: la delegittimazione governativa dello Statuto dei Lavoratori. L’idea non certo nuova secondo cui la codificazione dei diritti solo in apparenza avvantaggerebbe i più deboli; mentre solo la loro “flessibilità” sarebbe in grado di procurargli la benevolenza dei forti. Una visione conservatrice e neoliberista già smentita dalla storia, e comunque agli antipodi delle ragioni fondative del Partito Democratico. “Con lo Statuto dei Lavoratori meno posti di lavoro”, è la sintesi del discorso di Monti. Una provocazione bella e buona di fine legislatura, per chi ha già digerito in silenzio la riforma Fornero e consente al governo Monti di sopravvivere.

GAD LERNER

(14 settembre 2012)

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