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Politica come sacrificio/ dedizione Follini: ‘De Gasperi riferimento Pd’

settembre 12, 2012 di Redazione 

Vendola sostiene un inutile, e demagogico, referendum per la piena reintegrazione dell’art. 18, quando su quel punto di compromesso si ritrovò pure la Cgil e dal quale è possibile ripartire per costruire un sistema del lavoro flessibile, sì, ma perché sia più facile innovare (e – crescere) attraverso (anche) la formazione.

Casini fa il doppio gioco mostrando che la sola cosa che conta, per l’Udc, sono i posti e le proprie clientele. Come dimostra anche che l’unica “ideona” sul futuro dell’Italia che il leader (?) centrista pare saper esprimere, è che “dopo Monti per noi c’è solo Monti”: e forse un accordo di palazzo per portarlo (lui, Casini – !) al Quirinale.

Marco Follini, che il giornale della politica italiana stima da quando era (suo malgrado – ?) ancora segretario del partito (?) di Casini, raccogliendo il nostro spunto, ha scritto che il Pd deve riconoscere in Alcide De Gasperi il proprio principale punto di riferimento Politico e ideale: siamo, ovviamente, totalmente d’accordo.

Ebbene, l’impegno in Politica di De Gasperi era animato dalla sola motivazione di fare il bene del proprio Paese, a costo di sacrifici e rinunce personali.

Cioè qualcosa di assolutamente inconciliabile sia con il populismo di Vendola, sia con il mercantilismo di Casini. Che mirano a perpetuare (nel caso di Vendola, a rinnovare) la propria presenza in Parlamento, senza (almeno, mostrare di) avere a cuore nemmeno lontanamente (?) l’interesse della Nazione.

Il Pd deve smettere di porre al primo punto della propria ‘agenda’ le alleanze. Perché questo – costringendolo a fare i conti con i ‘limiti’ degli altri – lo porta inevitabilmente a depauperare la propria proposta. Quella del partito che incarna l’area, sia pure composita, di opinione e sensibilità maggiormente onesta e responsabile del nostro Paese, composto da persone che hanno nella mente e nel cuore il solo desiderio di salvarlo e rifarlo grande.

E, piuttosto, (ri)cominciare a concentrarsi (e a raccontare!) solo, persino, diremmo, liberatoriamente, (su) ciò che vuole fare (lui!).

L’innovazione (a 360°), da perseguire attraverso la Cultura declinata nella scuola e la formazione, con l’obiettivo di rendere (anche) il nostro un grande Paese moderno, e, mentre raggiungiamo gli altri là dove ci hanno anticipato nell’inerzia dei nostri ultimi trent’anni, puntando ad attribuirgli il respiro e l’ambizione di sviluppare tutto questo con l’originalità che può venire dalla nostra identità e dalla nostra Storia – della Nazione che più di tutte, nel corso del tempo, ha saputo offrire al mondo pezzi del suo futuro, da Roma prima culla della civiltà al genio di Leonardo, fino, da ‘ultimo’, all’invenzione del primo pc nell’Ivrea di Adriano Olivetti – è la parola d’ordine che può mettere d’accordo (in ‘nome’ appunto del futuro, superando così le vecchie, ormai anacronistiche, divisioni) tutte le ‘anime’ dell’attuale Pd.

E farle incontrare con quel 40% di italiani che, negli ultimi quindici anni, non hanno votato, e che non aspettano altro, per tornare a farlo, che di (ri)’scoprire’ che la Politica (vera) non è quella che gli hanno propinato dal ’94 (e anche un po’ prima) ad oggi, ma dedizione e sacrificio per la nostra Nazione. Secondo la migliore tradizione. Degasperiana.

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