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Dopo Monti “soltanto” le elezioni. I guasti d’una propaganda mai vista

settembre 8, 2012 di Redazione 

A Cernobbio sono tutti d’accordo: Monti deve restare presidente del Consiglio. Peccato che Cer- nobbio non sia indicato nella Costituzione della Repubblica italiana come la base sovrana della nostra democrazia, e che quello che pensano gli ‘ospiti’ di Cernobbio – compreso Romano Prodi – vale quanto il numero di voti che essi potranno esprimere alla prossima tornata elettorale.

Monti non ha risolto uno solo dei ‘problemi’ del nostro Paese. L’”agenda Monti” è una sciocchezza: il rigore non l’ha certo inventato Monti, visto che era già stato praticato da tutti i precedenti governi di centrosinistra, e Monti non lo ha nemmeno declinato in modo particolarmente brillante, al punto – giova forse ricordarlo agli ospiti di Cernobbio – che dovette nominare, lui, tecnico nominato, un altro tecnico che fosse in grado di fare meglio ciò che lui non era stato in grado di fare.

Quanto agli altri contenuti dell’agenda concepita dai quindici esponenti Democratici – innovazione, ricerca, formazione, scuola, crescita – Monti ha mostrato di non ‘vedere’ nessuna di queste ‘prospettive’, tagliando senza ritegno le (già poche) risorse stanziate (dai governi precedenti: poco importa che poi, a furor di popolo, sia stato costretto a fare parzialmente marcia indietro) per questi capitoli imprescindibili per la costruzione del nostro futuro.

Monti, tra l’altro, quando deve tagliare, taglia le risorse che vanno alle persone (più deboli): generando il poco simpatico corto-circuito per cui – invece di attivare la crescita riportando nel mercato persone che, per le loro condizioni economiche, spesso legate alla mancanza di lavoro, ne sono oggi ‘escluse’ sia come consumatori sia come ‘produttori’ di ricchezza – aumenta il numero delle italiane e degli italiani che si trovano ai margini, per un conseguente ‘stimolo’, sì, ma ad una ulteriore decrescita.

E tutto questo emerge non nelle valutazioni dei detrattori di Monti, ma nelle statistiche sulla nostra economia. Che lo stesso Monti non può non riconoscere, spiegando infatti che la “ripresa c’è ma non si vede” (“La crisi è psicologica”: ricordate?).

D’accordo, si risponderà; ma quali sarebbero le alternative? E se esistono, perché non sono ancora emerse? Forse perché da troppo tempo c’è chi pensa, da meeting come quelli di Cernobbio, di poter prendere a tavolino decisioni che invece spettano solo agli italiani. Giocando col fuoco di una ‘sospensione‘ della democrazia che porta inevitabilmente al crescente disagio di nostri connazionali (ma il discorso potrebbe essere allargato a tutti gli europei) che, sempre meno, trovano risposte ai loro problemi.

Come abbiamo scritto più volte, già in un’altra occasione, nel corso della nostra Storia, si ricreò una situazione di questo tipo: esattamente – ormai – cento anni fa, quando una politica “parruccona e inconcludente” spalancò le porte ad una deriva autoritaria. Il modo per sgonfiare le bolle di antipolitica non è arroccarsi dentro il palazzo, ma favorire la (costante) partecipazione dei cittadini. Che, quando non ne possono più, finiscono, esasperati, anche magari per votare un comico milionario che predica la trasparenza e la democrazia, e poi pretende di scegliersi lui i “medium” con cui parlare. (M. Patr.)

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