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Annuncio di Monti: ora la crescita Stavolta agire, o fare posto ad altri

settembre 6, 2012 di Redazione 

Ma dopo tante belle parole – al meeting di Cernobbio – la situazione rimane la stessa: la disoccupazione alle stelle, sempre più italiani scivolano nella povertà, la nostra economia decresce al 2,4% (per tutto il prossimo anno secondo le previsioni). E fra qualche mese/ anno, pure a scudo anti-spread varato (che significa anche solo istituito, visto che la sua principale funzione è quella, preliminare, di deterrenza della speculazione, come fece notare per primo il ministro Grilli), ciò significherà ritrovarci esattamente nella situazione di un anno fa: perché Monti-bis o non Monti-bis, una economia che non genera ricchezza è un’economia che non può pagare il proprio debito, e i cui ‘costi’ a lungo andare sono destinati ad aumentare; e un bilancio in cui pure vengano contenute le spese ma che non alimenti il segno più, è un bilancio che, alla fine, torna sotto il segno rosso.

A questo punto la questione è semplice: o Monti si assume subito la responsabilità di mettere in campo la leadership necessaria a riorientare il nostro sistema – come adesso, dopo mesi di ‘resistenza’, anche il premier dichiara di voler fare – nel senso dell’innovazione, partendo dalla ricerca e dalla formazione, cioè coinvolgendo nello sforzo per la ripartenza non soltanto gli imprenditori ma anche ciascuno dei nostri lavoratori – cosa per la quale, per avviare intanto la formazione e preparare i nostri ‘operai’ ad accompagnare le loro imprese nel senso di una riqualificazione e di un riorientamento del loro ‘impianto’ produttivo – e che una volta che avrà ‘informato’ i lavoratori, genererà una ‘spinta’, un bisogno di far sì che l’impresa possa cominciare ad innovare che corrisponderà, ne siamo certi, anche a ritrovate condizioni economiche che consentano di poter cominciare a realizzarlo più ampiamente e ‘definitivamente’  - non serve individuare particolari risorse, ma solo avere la capacità, e la visione, di avviare una collaborazione virtuosa tra la nostra scuola, l’università, la ricerca e il nostro sistema produttivo (e all’interno di quest’ultimo, come cerca di sollecitare bene quasi ogni giorno Dario Di Vico sul Corriere parlando di filiera e di ‘fusioni’) – oppure il dibattito sul Monti-bis non può che finire subito, e ricominciare immediatamente quello sul voto anticipato (che noi continuiamo a considerare la soluzione maggiormente nell’interesse del Paese, visto che – per dirla con Ottone – “prediche” come questa ne abbiamo e ne sono state fatte tante, e come si vede non hanno sortito alcun effetto), perché – non è una nostra pruderie – passare altri sette mesi ad annunciare ad ogni occasione di incontro con la stampa, che “ogni sforzo del governo sarà da oggi finalizzato a creare le condizioni perché il nostro Paese possa tornare a crescere”, e ritrovarsi, il giorno dopo, con altri lavoratori (e – le loro famiglie! Quelle tanto solleticate dalla politica politicante) praticamente ‘sulla strada’, e le previsioni di (de)crescita di nuovo peggiorate rispetto al mese precedente – senza che nel frattempo sia stato fatto ‘nulla’, è qualcosa che non ci possiamo più permettere di sostenere.

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