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***Mons. Nunnari: “La Politica sia servizio”***
MAFIA, IL CORAGGIO DI UN VESCOVO!
di FRANCO LARATTA*

settembre 5, 2012 di Redazione 

Il deputato del Pd, già membro della Commissione Nazionale Antimafia e in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, racconta sul ‘suo’ giornale della politica italiana il gesto coraggioso, e trasparente, di questo vescovo che denunciando le infiltrazioni delle ‘ndrine nelle cerimonie religiose del cosentino, chiarisce inequivocabilmente che la Chiesa calabrese sta dalla parte delle persone oneste e responsabili che ogni giorno, anche a prezzo della propria vita, combattono per liberare il nostro Sud (e – il nostro Paese) da questo ‘cancro’ che fa sì che la nostra economia, nel Mezzogiorno, praticamente non esista, riducendo il nostro meridione – un tempo culla della civiltà – a quel grande buco nero delle nostre finanze pubbliche che in queste settimane mette a rischio (insieme a Grecia e Spagna) lo stesso futuro dell’euro e dell’Europa. Nei giorni in cui il nostro Paese piange la morte di Carlo Maria Martini, un altro, grande esempio di come la Chiesa, sia pure al netto di un’immagine colpita dagli scandali e dalle manovre dei suoi uomini di potere, continui a rappresentare un punto di riferimento – ‘quasi’, un’istituzione – nelle aree più povere e arretrate della Penisola e per i nostri connazionali più deboli, ‘spesso’ riempiendo il vuoto di una Politica che confonde la propria ‘missione’ (costitutivamente) ‘cristiana’ con la partecipazione allo show business e la propria ‘vocazione’ (?) ‘narcisistica’ e autoreferenziale. Una Politica che – al contrario – è chiamata ad essere “servizio”, dice proprio monsignor Nunnari, cioè a “partecipare alla vita delle Persone”, secondo la definizione – invece – di Antonio Gramsci. Quando ciò avverrà, vivendo a contatto con le italiane e gli italiani poveri del Sud (e non solo; sempre di più) – come cerca di fare, ‘ogni giorno’, l’arcivescovo di Cosenza – sarà possibile forse che anche la politica italiana prenda coscienza che la lotta alla mafia non è una ‘subordinata’ nell’”agenda” delle possibili ‘decisioni’ che una classe politica ormai seduta su se stessa ha perso la forza, e l’onestà, per caricarsi sulle spalle la responsabilità di assumere (da cui la “politica degli annunci” di cui il governo Monti rappresenta la ‘perfetta’ incarnazione); ma che, al contrario, costituisce la premessa di ogni possibile politica di sviluppo nel nostro Paese. E che in questa chiave la Cultura, declinata nella scuola e nella formazione sotto l’egida dell’innovazione, costituisce la leva più potente per emancipare i nostri connazionali dai rischi connessi alla persistente ‘tentazione’ (“imbroglio”, dice Nunnari) mafiosa, e (quindi) per avviare il nostro Paese – anche, attraverso una migliore alfabetizzazione del nostro Sud – sulla strada di una crescita che coinvolga, sempre più, tutti gli italiani. Il parlamentare calabrese, ora, sull’esempio di monsignor Salvatore Nunnari (M. Patr.). di FRANCO LARATTA*

Nella foto, l’arcivescovo di Cosenza

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di FRANCO LARATTA*

Decisamente nette, forti, le parole di Mons. Nunnari, contro la mafia in Calabria. Sono nette ed inequivocabili, tanto da non lasciare più alcun dubbio su quale versante sia schierata la Chiesa in Calabria. Quella chiesa che i mafiosi calabresi hanno spesso usato e utilizzato (Nunnari parla ad un certo punto di ‘imbroglio’!). E la loro presenza si avverte da sempre nei momenti più ‘forti’, nella religiosità popolare, nei comitati delle feste, perfino a fianco delle statue dei santi e della Madonna nelle celebratissime processioni calabresi (chissà se queste processioni non si debbano oggi rivisitare! Nunnari lo lascia capire).

Sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle celebrazioni religiose, nelle feste dei santi, nelle processioni, Mons. Salvatore Nunnari usa espressioni che non hanno precedenti.

Il Vescovo non solo condanna con energia la devastazione che la mafia fa in Calabria, sia dal punto di vista sociale, economico e culturale, ma respinge con forza l’uso che della fede e della devozione verso i santi fanno i mafiosi. I quali si dicono credenti, partecipano alla vita della chiesa, sono protagonisti attivi in tante celebrazioni. E sono molto devoti, portano addosso rosari e i santini e riempiono le loro case e i loro rifugi di quadri con immagini sacre. La loro fede viene ostentata, mai nascosta. Una sorta di vera e propria ‘religiosità mafiosa’ , utile a dare l’idea di clan ‘benedetti’ dalla Chiesa, amati da Dio, quindi rispettati dal popolo.

E di ciò sono tutti a conoscenza (ma non sempre preti e laici hanno la voglia e la forza di opporsi all’ingombrante presenza malavitosa nella vita delle istituzioni religiose).

La Chiesa con Giovanni Paolo II, nella sua celebre e durissima condanna della Mafia nella Valle dei Templi, si è schierata decisamente contro la criminalità mafiosa che condiziona drammaticamente il sud, mentre la sua influenza si è estesa fino al nord del Paese e i suoi collegamenti con altri Paesi europei e del continente americano ne fanno una delle organizzazioni più potenti al mondo.

In passato altri vescovi calabresi si erano schierati apertamente. Ricordo l’allora vescovo di Crotone Mons. Agostino (poi arcivescovo di Cosenza prima di Nunnari) si è battuto contro certi ‘compari’ nella cresima dei ragazzi, che avevano un significato assai poco religioso.

La Conferenza episcopale calabra ha approvato qualche anno fa un duro documento contro la mafia.

Ma è nei territori, nelle parrocchie, nei movimenti cristiani che si registra con sempre più determinazione l’impegno di numerosi ‘preti antimafia’ che lavorano, sempre più minacciati, per combattere la criminalità, mettendosi a capo di associazioni, indirizzando apertamente i fedeli alla lotta contro le cosche e contro il crimine. Rischiando anche la vita.

Ma oggi Nunnari compie una scelta che non lascia dubbi: se sei mafioso non puoi stare nella chiesa, nemmeno marginalmente! Basta tolleranza, basta con le zone grigie, basta con qualsiasi forma di contatto.

“Mi appello a voi, uomini di mafia” scrive Nunnari, ma l’appello è una condanna netta contro l’odio, la violenza, la morte e la devastazione che compiono le ‘ndrine in Calabria. E quindi un richiamo deciso ad «una Chiesa che purtroppo, soprattutto nel passato, non sempre è riuscita a discernere i vostri atteggiamenti a tal punto da cadere in questo imbroglio» rappresentato dall’«inserimento subdolo nelle pratiche della pietà popolare». Parole forti che lasceranno il segno e che meritano pieno sostegno da parte di tutti, credenti e laici, senza distinzione.

L’arcivescovo di Cosenza si è distinto in questi anni per le sue prese di posizione sempre chiare, dirette, mai ambigue. Una personalità forte, molto influente, ma sempre vicino ai deboli, agli emarginati.

Quando di recente a Cosenza scoppia il problema dei Rom, la voce del Vescovo si alza forte perché “questi fratelli sono martoriati non solo dalla povertà ma anche dagli agenti atmosferici e dai pericoli che incombono sui loro campi, come le piogge torrenziali e gli incendi che si sviluppano all’interno e all’esterno delle loro già precarie baracche”. E invita la città ad accogliere i rom, come fratelli!

E poi la celebre lettera ai politici dello scorso anno. Un richiamo al senso di “servizio” che chi fa politica deve assolvere con responsabilità e senza “sbarrare il campo all’entrata delle nuove generazioni”.

Nunnari evidenzia quanto sia forte il rischio dell’antipolitica mentre si consuma “un teatrino fatto di lotte, fazioni, guerra tra posizioni” che somiglia molto alla pura “gestione di potere”, mentre la ‘politica è servizio’!

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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