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***Continui annunci, provvedimenti zero***
SENZA CRESCITA L’ITALIA NON USCIRA’ DALLA CRISI
di GAD LERNER

agosto 22, 2012 di Redazione 

Il ministro Passera ha fatto notare nei giorni scorsi che la crisi di produttività è “peggio” dello spread per il nostro Paese. In realtà non è “peggio”, bensì ne è la causa (prima). Perché è vero che i mercati sono ‘indipendenti’. Ma se un Paese cresce rigenererà le risorse necessarie a ‘pagare’ qualsiasi debito, e in ogni caso la sua economia entrerà in un circolo virtuoso che renderà il bilancio strutturalmente solido. Non sono concetti inafferrabili. Ma i principi di base della più essenziale dottrina economica. E’ per questo che il Politico.it scrive da tempo che l’Italia non si salverà se non lo faranno i suoi cittadini. Perché la nostra salvezza passa per la crescita (e non per il suo continuo ‘annuncio’, reiterato interminabilmente da Monti – senza che nel frattempo sia stata assunta alcuna misura – tra vertici europei e Meeting di Cl), e la crescita passa per una rielevazione delle condizioni (culturali, quindi sociali, quindi professionali) dei nostri connazionali. Ed è inevitabile che il governo che non è stato in grado di assumere alcuna misura per la crescita, finisca per essere lo stesso che parla oggi di “uscita dalla crisi vicina”, mentre gli italiani annaspano nelle loro sempre peggiori situazioni economiche: perché Monti e Passera guardano solo agli indicatori mercatistici, ed è proprio per questo (per la loro distanza dal Paese ‘reale’) che non hanno ancora saputo mettere in campo un solo provvedimento – che non può, a differenza della propaganda, prescindere appunto dalla nostra economia reale, cioé dai cittadini – per uscire dalla crisi. Gad, ora, sull’immobilismo dell’esecutivo dei professori. di GAD LERNER

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Rientro dalle ferie con la sequenza di dichiarazioni rilasciate al Meeting di Rimini dal premier Monti e dal ministro Passera. Descrivono una situazione migliore che nel 2011 e profetizzano che la fine della crisi sia vicina. Mi chiedo che razza di economisti siano coloro i quali, seppure incaricati di guidare una nazione, considerino della crisi solo gli aspetti macroeconomici e di bilancio. Cioè guardano solo ai conti e all’andamento dei mercati. E’ evidente a tutti che l’italiano medio sta peggio oggi che un anno fa. E’ altrettanto chiaro che gli effetti della recessione sull’economia reale, sia delle aziende sia delle famiglie, sono in via di ulteriore aggravamento. Non suona offensivo preconizzare la prossima fine della crisi, sulla base di parametri evidentemente distanti dall’esperienza dei cittadini?

GAD LERNER

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