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No a modello sviluppo ‘pesante’ Italia punti Bellezza-innovazione

agosto 11, 2012 di Redazione 

L’energia è un settore strategico. E il ‘problema’ di mantenere (e, nel caso dell’approvvigionamento, aumentare) il controllo sulle strutture dalle quali dipende (oggi, in tutti i sensi) la nostra autonomia esiste anche in un mondo che, auspicabilmente, andrà sempre più verso una maggiore integrazione e ‘unità’: e anche se a nessuno verrà in mente di “smontare i pali dell’alta tensione, i tubi del gas o gli sportelli postali, e di portarli in Cina”. Ma nel concentrare sulla produzione e sullo smistamento dei (vecchi) combustibili il piano sviluppo (?) dal quale dovrebbe dipendere la capacità dell’Italia di vedere il proprio Pil tornare a crescere, il ministro Passera ‘tradisce’ l’impostazione meramente utilitaristica di chi ha passato la vita a far quadrare i bilanci di una banca, e non ha mai praticato la complessità e la ricchezza di sfumature della Politica. Mentre tutto il mondo spinge sulla ricerca e sull’innovazione, il governo Monti taglia i fondi per l’impegno del nostro paese in questo senso; e mentre, ricercando e innovando, il mondo ”lascia’ (progressivamente) le vecchie fonti di energia, causa di inquinamento, di ‘abbruttimento’ per il modello di crescita (da anni cinquanta) poco attento al territorio e alla sostenibilità non solo ambientale ma anche sociale e per ciò che riguarda la possibile qualità delle nostre vite – vedi il caso dell’Ilva – che esse impongono, puntando sulle rinnovabili, l’”ideona” di Passera – ministro del paese occidentale, ed europeo, dalla più grande ’esposizione’ al sole che sia dato conoscere - per rigenerare la crescita nel nostro paese è concentrarci maggiormente su petrolio, metano e gas: e sull’infrastrutturazione ‘pesante’, e ulteriormente penalizzante la Bellezza del nostro paese, che il perseguimento di quella prospettiva “strategica” (?) richiede. Quando, anche sul piano infrastrutturale, la nostra civiltà, grazie alla Rete, va sempre più verso un modello ‘leggero’ e ad impatto ambientale zero. I combustibili fossili provengono soprattutto dal Continente nero, così che l’industria (e il trasporto) pesante verrà concentrata soprattutto al Sud: proprio quel sud dove questo modello di sviluppo poco lungimirante e mirato al risultato (?) immediato, ma a prezzi carissimi soprattutto nel tempo e per le generazioni che verranno, ha già ad un tempo prodotto i danni maggiori e dove il nostro territorio è ancora per buona parte incontaminato, e ha mantenuto la sua bellezza originale. E’ per questo che, nel sollecitare il governo Monti a ‘investire’ (non necessariamente risorse finanziarie, ma il proprio impegno strategico) nel Mezzogiorno, avevamo indicato nella (stessa) innovazione, nella ricerca, il ‘modello’ da applicare con ancora maggiore convinzione al nostro meridione: così da non ripetere gli errori degli anni cinquanta e sessanta, quando, a costo di ‘crescere’ (un po’) selvaggiamente, avevamo degradato le nostre principali città – a cominciare da Roma - ed anche una parte delle nostre campagne e delle nostre coste (naturalmente questo sfruttamento dissennato prosegue tutt’oggi, vedi la proliferazione di porticcioli della Liguria, vedi le ville sul mare di Ischia e della Campania, con l’aggravante della tentazione condonistica). La Bellezza, come la cultura (sono poi la stessa cosa), non sono beni ‘accessori’ dei quali chi sia concentrato sullo ‘sviluppo’ possa e ‘debba’, per otttimizzare l’impegno, fare a meno: sono, al contrario, l’unica leva di (vero) sviluppo, che è poi quello più consono e ‘adatto’ all’identità di una Nazione, così che sia sostenibile, (quindi) duraturo e tale da migliorare (non solo aumentando la ricchezza materiale) la qualità della vita dei suoi cittadini: che saranno grazie a ciò più motivati e nella condizione di imprimere una (ulteriore) accelerazione a quella stessa tensione alla crescita. Scongiurando al tempo stesso il rischio-degrado (sociale. Almeno per una delle sue cause principali, che è il degrado – prima di tutto urbanistico – delle nostre città e in generale del nostro territorio) e la creazione di terreno (questo sì) fertile per l’attecchimento della criminalità, a sua volta causa principale (poi) di ogni ulteriore ‘blocco’. Cultura, Bellezza, innovazione, turismo: queste sono le chiavi (strategiche) dello sviluppo dell’Italia del futuro. Chi ipotizza di aumentare (esclusivamente) la produzione petrolifera e rilanciare ossessivamente l’ideologia infrastrutturale (che, allo stesso modo, non va ovviamente nemmeno negata in modo assolutistico e ugualmente ideologico), dovrebbe farsi chiedere (dai giornali che fanno da megafono e non ‘criticano’ la Politica) se lo fa per il bene dell’Italia, o soltanto per riempire il proprio attuale vuoto di iniziativa.

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