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***Il futuro dell’Italia***
IL PD PUO’ FARE A MENO DEI TECNICI
di GAD LERNER

luglio 26, 2012 di Redazione 

E la Sinistra non ha bisogno di legittimazione. E’, anzi, l’unica forza in grado di coniugare non (solo) equità e rigore, equità e sviluppo, come si dice – ormai – con un pizzico di retorica di troppo. O, meglio, effettivamente questi stessi binomi ma nella loro declinazione moderna, e attuale. Che – cosa ben più importante – può assicurare la salvezza dell’Italia e/ attraverso la crescita/ rinascita degli italiani. La destra, lo abbiamo già visto, vede Nazione e Popolo come due entità distinte. E invece una nazione in cui il semianalfabetismo di ritorno riguarda il 60% dei cittadini – record negativo assoluto nell’occidente civilizzato – la cui scuola è ferma all’organizzazione (didattica. Perché quello che conta sono i contenuti e le modalità di insegnamento, e non i livelli di competizione tra gli studenti) della riforma Gentile (governo Mussolini), la cui televisione pubblica è ormai una succursale della tivù commerciale (di proprietà del maggiore populista del Paese), è una nazione che cresce (in tutti i sensi) solo se cresce (culturalmente) il suo popolo; e, ad un tempo, quella crescita può determinare la piena espressione dello straordinario potenziale delle nostre risorse umane, che costituiscono il nostro vero – e invidiato e ‘ricercato’ in tutto il mondo, come dimostra la ‘caccia’ al laureato italiano aperta dall’industria tedesca, raccontata domenica sul Corriere da Dario Di Vico: alla quale non si risponde però – passivamente – puntando a ‘gestire’ quel nuovo ‘mercato del lavoro’ europeo, ma facendo in modo che le nostre migliori intelligenze siano finalmente valorizzate innanzitutto nel nostro paese – patrimonio (e, appunto, fattore di crescita – economica); e costituire – nello stesso momento! – la più efficace leva di eguaglianza che sia mai stata concepita nella Storia politica della Sinistra: ‘citata’, l’”Educazione”, per la ‘prima volta’ da Mazzini, e ‘andata perduta’ nel ‘nichilismo’ de facto (materialista) del marxismo. Scuola, università e formazione, ricerca, il tutto collegato al nostro sistema produttivo: è questo che è ‘necessario’ ed essenziale per la rinascita del nostro paese. E, potendo l’Italia contare sulla più straordinaria tradizione storica e culturale del mondo – che non si traduce solo nell’eredità dei beni – archeologici, architettonici – che ci sono stati tramandati dal passato, ma nella nostra potenzialità di riavere quello stesso ‘respiro’, di rigenerare quella stessa ‘cultura’ – il ritorno della Politica (e della – vera – Sinistra) può coincidere con il Nostro ‘ritorno’ in cima a quelle classifiche mondiali che oggi ci vedono arrancare nelle retrovie. Gad ora, all’interno, sull’(ingiustificato) ‘senso di inadeguatezza’ dell’(attuale) classe dirigente del centrosinistra. di GAD LERNER

Nella foto, il conduttore de L’Infedele

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di GAD LERNER

I giornali sono pieni di indiscrezioni sui sostenitori di Monti che vogliono presentarsi alle elezioni richiamandosi al suo governo. Naturalmente sognano che sia il professore della Bocconi in prima persona a guidarli nella campagna elettorale. Ma si accontenterebbero di una sua benedizione, e comunque di essere autorizzati a agire in suo nome. Tra i più impegnati profeti del montismo si segnalano gli ex presidenti di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo e Emma Marcegaglia, più o meno attratti dalla politica ma tradizionalmente poco propensi a rischiare in proprio. Con loro, come è ovvio, le residue pattuglie del Terzo Polo, rinforzate da alcuni potenziali transfughi dal berlusconismo, più una schiera marginale di esponenti del Pd.

L’unico mio commento è: magari! Magari i tecnici decidessero di sottoporsi al responso di un giudizio popolare, come si usa in democrazia. Magari Mario Monti fondasse un partito. Magari si presentassero con lui i vari Passera, Fornero, Cancellieri, Severino. Vedremmo così quanti voti pigliano. Magari, perchè no, appoggiati dalle potenti tecnostrutture di Montezemolo o di Oscar Giannino. Magari, dico io. Ma non succederà. La borghesia italiana non ha una forte tradizione di propensione al rischio. E quelli che ci hanno generosamente provato non sono mai andati al di là di un 5% di consensi elettorali.

Uno degli effetti benefici di un’eventuale impegno politico diretto di Monti si ripercuoterebbe sulla sinistra, costretta finalmente a distinguersi e a fare la sinistra. Con buone chances di scoprirsi più forte e in grado di vincere di quanto essa non creda. Uno degli handicap di cui soffre la sinistra italiana oggi è, infatti, l’intima convinzione di non poter fare a meno dei tecnici.

GAD LERNER

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