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***Sul decreto sviluppo***
CARO MONTI, ORA AL PAESE SERVE UNA SVOLTA
di ANDREA SARUBBI*

luglio 26, 2012 di Redazione 

Un governo di destra (liberista) non ha probabilmente nelle sue corde i provvedimenti – o, meglio, le azioni – necessarie a salvare (e rifare grande) l’Italia. Nemmeno se alla sua guida c’è una persona onesta e responsabile come il presidente Monti e non un volto del populismo berlusconiano degli ultimi vent’anni. Per due possibili ragioni. La prima è che i governi liberisti, per definizione, (si) negano ogni possibilità di coordinamento e/ o “dirigismo” (così chiamano la funzione di leadership e orientamento – anche del sistema economico – da parte della Politica): e una economia in crisi – sia pure frutto di una congiuntura internazionale sfavorevole; ma nel caso dell’Italia, anche dell’arretratezza del nostro sistema produttivo, fermo agli anni Settanta, e della trentennale latitanza della politica che ha causato tutto ciò – per rimettersi in gioco ha invece bisogno proprio di una “spinta”, come la definisce nel pezzo che state per leggere il deputato del Pd; quella che noi immaginiamo potrà venire (nel modo più efficace e lungimirante) “solo” dal darci l’obiettivo di tornare ad essere la culla mondiale dell’innovazione. Il governo, come vedremo nel pezzo di Sarubbi, anche per le sollecitazioni in questo senso del presidente di Confindustria, ha in qualche modo recepito questa “indicazione” (che il Politico.it gli rivolge da tempo), limitandosi per il momento ad unificare gli incentivi nel senso della ricerca (inizialmente “azzoppata”) e, appunto, dell’innovazione; il che è un ottimo passo in avanti – come lo sono altri provvedimenti contenuti in questo decreto, ad esempio gli incentivi alle ristrutturazioni – senza consumare altro suolo – nella chiave del risparmio energetico – ma non basta ancora ad imprimere quella “spinta”, quella svolta che (se vogliamo sperare di tornare a crescere significativamente, e non solo di uno 0,) non potrà venire che con un pizzico di sano coordinamento politico che potrà poi progressivamente essere allentato quando il sistema si sarà rimesso in moto. La seconda ragione è che la destra (pure) storica e “cavouriana”, di cui Monti rappresenta la perfetta (re)incarnazione, ha nel suo dna il riconoscimento della primazia del bene “della nazione”, come soggettività “ideale” e (in parte) astratta, “familiare” alla cultura elitaria di cui i suoi esponenti sono espressione, su quello “del paese” (ovvero del “corpo vivo” del “popolo”, degli italiani): ed è per questo che pone il risanamento del bilancio prima e “sopra” la vita dei nostri connazionali, facendo pagare “soltanto” a loro (attraverso i tagli, attraverso le tasse; magari immaginando di introdurre la possibilità del licenziamento facile) il prezzo del rigore. E’ infatti vero, come dice Monti e come abbiamo detto noi per primi, che il modo per “aiutare” gli italiani (e nella fattispecie le persone più deboli) è salvare l’Italia, perché se lo Stato fallisce sarà un problema per tutti (e tanto peggio andrà proprio per le persone che già oggi stanno soffrendo): ma la salvezza dell’Italia – che verrà solo con la ripresa della crescita – non potrà prescindere dal “contributo” (e quindi dal coinvolgimento) di “ciascuno” dei nostri connazionali, secondo le possibilità che ciascuno esercita nel nostro sistema economico: in quanto (semplici) consumatori, come “imprenditori” (compresi piccoli artigiani e start-up con zero dipendenti) o come (collaboratori) “dipendenti” di questi ultimi. “Deprimere” la capacità di spesa dei primi, gettare nell’instabilità i lavoratori consentendo (e, anzi, suggerendo) agli imprenditori di puntare a salvare solo loro stessi introducendo (come era stato fatto in un primo momento, sempre nella chiave, liberista, di ridurre semplicemente i lacci perché chi ne ha – “già” – le forze possa tornare a muoversi da sé) la possibilità di licenziare, non è, per così dire, un buon viatico perché ciò possa avvenire in modo virtuoso. Detto ciò, non vorremmo più sentire dire – come già invitava a prestare “attenzione” dal fare il direttore De Bortoli – che lo spread pressoché sugli stessi livelli dell’ultimo Berlusconi, indichi una situazione (anch’essa) uguale ad allora: i tagli alla spesa non bastano (e sono stati fatti certamente in modo disordinato, come dimostra l’inevitabile passo indietro del governo proprio sulla ricerca) ma erano (e sono) necessari per consolidare un bilancio che per essere sostenibile ha bisogno di crescita ma anche di vedere ridotte le proprie spese improduttive. E’ poi “facile” (?) immaginare cosa sarebbe successo se, oltre a non realizzare quei tagli, alla guida del paese fosse rimasto, in vece della figura onesta e responsabile – ed autorevole – del suo successore, il “leader dei moderati”. Con Monti abbiamo dunque fatto un altro tratto di strada che con Berlusconi ci sarebbe probabilmente stato negato; ma ora senza una “spinta” – senza la leadership della Politica vera che non sembra però essere nelle corde di questo governo – rischiamo di non riuscire a percorrere quello successivo. Mentre un esecutivo Politico nel pieno delle sue funzioni che sappia quale direzione imprimere al paese, potrà cominciare – da subito, senza aspettare altri sette-otto mesi di fibrillazioni mercatiste – a far rinascere la nostra economia. Sarubbi ora, sui comunque importanti (e che ora vanno nella – stessa – giusta direzione) contenuti del decreto sviluppo.
di ANDREA SARUBBI*

Nella foto, il presidente del Consiglio

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di ANDREA SARUBBI*

Il decreto sviluppo non è la soluzione a tutti i problemi dell’Italia, per carità. Ma è simbolicamente importante – lo dicevo ieri – perché mette finalmente una crocetta nella colonna lasciata finora vuota da Monti: ci dice che nessun governo, nemmeno uno di emergenza, può pensare di rimettere in moto un Paese fermo senza dargli una spinta.

Nel testo licenziato dalla Camera di spinte ce ne sono diverse: ecco qui le principali, divise per punti e spiegate brevemente.

Infrastrutture. Per finanziare le infrastrutture si punta sui project bond, ossia sulle obbligazioni emesse dalle società di progetto: se le acquisti, avrai una tassazione sugli interessi agevolata al 12,5 per cento; se ci perdi, puoi dedurre per intero gli interessi passivi dalle tasse. In più, si applica il regime di defiscalizzazione a tutte le nuove opere infrastrutturali in partenariato pubblico-privato.

Ristrutturazioni. Innalzati il limite delle spese da 48.000 a 96.000 e la percentuale della detrazione dal 36% al 50% per le ristrutturazioni edilizie sostenute dal 26 giugno 2012 fino al 30 giugno 2013. Proroga fino al 30 giugno 2013 (dal 31 dicembre 2012) della detrazione del 55% per le spese per interventi di riqualificazione energetica degli edifici.

Incentivi. L’idea è di abbandonare i finanziamenti a pioggia e di riordinare il settore degli incentivi alle attività imprenditoriali, per recuperare risorse e concentrare la politica industriale su progetti di rilevante interesse nazionale. I settori sono: ricerca, sviluppo e innovazione; rafforzamento della struttura produttiva, in particolare del Mezzogiorno (85% delle risorse complessive); promozione della presenza internazionale delle imprese e attrazione di investimenti dall’estero.

Iva. Il governo Berlusconi aveva introdotto l’Iva all’incasso per partite Iva con fatturati fino a 200 mila euro l’anno, tagliando fuori molte piccole e medie imprese; il governo Monti ci ha aggiunto uno zero, arrivando a coprire il 96,8% delle imprese italiane. Si estende inoltre la possibilità per i costruttori edili di portare a compensazione anche l’Iva relativa agli immobili venduti o locati 5 anni dopo l’ultimazione dei lavori.

Imprese. Contributo a favore di tutte le imprese che effettuano nuove assunzioni a tempo indeterminato di profili altamente qualificati, attraverso un credito d’imposta del 35% sulle spese effettuate per le nuove assunzioni di personale, con un tetto massimo di 200 mila euro per impresa.

Spettacolo. Riconoscimento della qualifica di micro, piccola e media impresa agli organismi dello spettacolo costituiti in forma di impresa operanti nei diversi settori di attività, che potranno così usufruire delle agevolazioni nazionali e comunitarie previste dalla normativa vigente per le PMI.

Lavoro. Introdotte numerose modifiche alla riforma del lavoro, tra cui: la possibilità di ridurre gli intervalli di tempo tra più contratti a termine in caso di attività stagionali e in ogni caso previsto dalla contrattazione collettiva; la possibilità di assunzione di apprendisti in somministrazione a tempo indeterminato; l’estensione da uno a due anni dell’arco di tempo entro il quale sono determinati i requisiti necessari per essere considerati titolari di “autentiche” partite Iva; la possibilità anche per il 2013 di cumulare le prestazioni derivanti dalla cassa integrazione con il voucher (buono lavoro); l’estensione al 2014 delle disposizioni previste per il 2013 in materia di periodo transitorio di mobilità (più favorevoli per i lavoratori); il congelamento per un anno delle aliquote per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps non assicurati presso altre forme obbligatorie.

Energia. Tra i vari cambiamenti previsti dal decreto, c’è il nuovo assetto delle concessioni idroelettriche, con la previsione di una durata rapportata alla quantità di investimenti futuri, nonché di una adeguata remunerazione delle opere oggetto della gara, che deve svolgersi in assenza di conflitti di interesse. Poi ci sono semplificazioni burocratiche per la raffinazione petrolifera e accelerazioni per infrastrutture energetiche strategiche ancora in attesa del via libera dalle Regioni, ma contemporaneamente si introduce una fascia più rigida di rispetto, fino alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette.

Mobilità sostenibile. Reti per la ricarica dei veicoli elettrici; diffusione di flotte di veicoli a trazione elettrica, ibrida, Gpl, a metano e biometano, biocombustibili e a idrogeno; incentivi all’acquisto di veicoli a trazione elettrica o ibrida (contributo per l’acquisto, anche in locazione finanziaria, di un veicolo nuovo a basse emissioni complessive, previa consegna di un veicolo da rottamare da parte del proprietario o dell’utilizzatore). Un decreto ministeriale conterrà norme specifiche per la riqualificazione elettrica dei veicoli circolanti.

Città. Il decreto prevede un Piano nazionale per le città, finanziato da un Fondo di 250 milioni di euro e finalizzato alla riqualificazione di aree urbane, contenendo il consumo di nuovo suolo non edificato. Inoltre si destinano 68 milioni di euro a manutenzione e recupero degli alloggi privi di soggetti assegnatari di proprietà degli ex Iacp, da destinare alle particolari categorie sociali svantaggiate.

Terremoti. Per l’Emilia si prevedono diverse cose, oltre all’apprestamento urgente di moduli abitativi provvisori: tipo il credito di imposta per le assunzioni di profili altamente qualificati da parte di imprese locali oppure altri contributi (sempre sotto forma di credito di imposta) pari al costo sostenuto per la ricostruzione, il ripristino o la sostituzione dei beni d’impresa o di lavoro autonomo distrutti o inagibili a causa del sisma. Per l’Abruzzo, le nuove norme chiudono la fase della gestione dell’emergenza e aprono quella della ricostruzione e dello sviluppo. Si stanziano poi 35 milioni per il miglioramento sismico degli edifici gravemente danneggiati dal sisma del 2009 in Abruzzo.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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