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Spread non è indicatore ‘indipendente’ Mercati non tengono conto di (soli) tagli Non potrebbero ignorare Pil che cresce Non c’è scorciatoia a stato emergenziale Italia salva rigenerando economia (reale) Ecco, ancora una volta, modo in cui farlo Attesa non porterà con sé una soluzione Agire (subito) o è meglio tornare a votare

luglio 19, 2012 di Redazione 

“Oltre Monti” e “Monti-bis”. E’ l’auspicio delle forze “responsabili” di destra e sinistra. Ora: che cos’è responsabilità (almeno – ma non solo – in Politica)? Per noi è avere in testa il solo interesse della nostra nazione, e fare tutto ciò che è necessario – anche a costo di compiere dei sacrifici – per perseguirlo. Si dirà: ma infatti noi pensiamo di fare il bene dell’Italia cercando di dare continuità all’”agenda Monti”. Benissimo. Ma allora la domanda è: che cosa sta facendo Monti per perseguire l’interesse dell’Italia? L’Italia oggi è in crisi perché è in crisi (innanzitutto) la sua economia. L’interesse dell’Italia è dunque nella ripartenza della propria economia. Che cosa sta facendo Monti perché ciò avvenga? Un giro all’estero per cercare di attrarre investimenti nel nostro paese. Ma perché qualcuno dovrebbe investire in una economia (e in un paese) in crisi? Per renderla attrattiva, bisogna prima rifondarla; e per rifondarla non basta cambiare (togliere) qualche regola e spostare qualche incentivo da qui a lì. Bisogna che la Politica ridia una leadership, un orientamento, alla nostra nazione; un obiettivo, insieme alto e concreto, da perseguire, che consenta di restituire voglia, fiducia, determinazione ai nostri connazionali; e “poi” proceda a far discendere le scelte necessarie a coordinare quell’impegno nel perseguire il rinnovato orizzonte comune. E quell’obiettivo, com’è sempre stato nel corso della Storia (nei momenti di crisi e di “ripensamento”), non può che essere innovare. A 360°. Che significa farlo sul piano della produzione, ma anche culturalmente. Facendo dell’Educazione il perno attorno al quale può ruotare tutto ciò. Un paese in cui i lavoratori dedicano parte della loro giornata lavorativa – o periodi di alternanza con il lavoro tout court – a formarsi, a studiare, a crescere per far crescere poi – con il loro ritrovato spessore, culturale, e quindi umano, e quindi anche tecnico e professionale – le loro aziende; le quali diano loro l’opportunità di valorizzare le proprie ritrovate competenze avviando – grazie alla ricerca – nuovi filoni produttivi; mentre la Politica rifonda la scuola – in questo – stesso – senso: puntando cioè a trasformarla in un motore di crescita, economica e culturale, per una possibile, nuova civilizzazione – e crea il clima necessario restituendo all’Italia l’imprinting di una nazione che fa dello studio, della creatività, dello stesso impegno (anche – politico) la propria cifra: è in un paese così, in cui si rigenera il futuro (non solo dell’Italia ma del mondo intero), che gli investitori hanno voglia di portare le loro imprese. Un paese che quindi, oltre a innovare nella produzione, rigeneri il proprio filone artistico (ovviamente tenendo conto delle nuove modalità espressive e anzi sperimentandone di nuove), cinematografico, letterario, che, cari signori, non sono divertissement: sono la fonte di ispirazione di una comunità che non sia fondata sul solo consumo, e quindi sulla competizione, da essi sia omologata e perda, alla fine, la propria identità e con essa la ‘tenuta’ necessaria per non smarrirsi e cominciare un declino. La cultura non è una spesa a fondo perduto (se ben governata); la cultura è il respiro di una nazione. E la salvezza dalla stessa, emergenziale situazione di oggi, si persegue costruendo, poco alla volta, il nostro futuro. Rassicurando così i mercati; che oggi non possono esserlo: se non altro perché – tagli a parte: ma dopo aver tagliato, cioé ridotto, la nostra “consistenza” (sia pure, in quei casi, infruttifera), bisognerà pure che “compensiamo” e, anzi, invertiamo – senza aumentare subito la spesa – questa “diminuzione”; altrimenti, lo dicono le parole stesse, non cresceremo – non stiamo, tecnicamente, facendo nulla. Aspettando inutilmente una riduzione di uno spread che non potrà venire, perché i tagli da soli non bastano, perché non rigenerano una economia; al limite – e questo è sicuramente un merito che va riconosciuto a Monti – allungano i tempi entro i quali questa rigenerazione – le scelte Politiche necessarie a determinarla – può essere compiuta. Ma quei tempi non sono infiniti; e la nostra spesa, pure inusitata (e finora, peraltro, ridotta male), non è illimitata. Il rapporto deficit/Pil non migliora oltre una certa soglia, se non si agisce anche sul Pil. E per questo ci vuole la Politica. Che nessuno impedisce a Monti di fare: se ormai continue, ripetute sollecitazioni – che pure il presidente del Consiglio aveva mostrato di considerare: come dimostra la riallocazione di fondi per il Sud nel senso dell’innovazione che aveva compiuto a maggio, e anche il capitolo, sia pure svuotato di risorse, sulla formazione nella riforma del lavoro – verranno accolte (immediatamente), saremo i primi a compiacercene. Altrimenti, l’attesa a questo punto è inutile: o si interviene subito o ogni giorno che passa il rischio-default aumenta. E allora è meglio che si torni a votare.

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