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Senato ‘approva’ il semipresidenzialismo Se il Parlamento è ostaggio di Pdl e Lega Pd (e Idv) ponga(no) ora fine a stillicidio Non si lasci il Paese sotto scacco destra

luglio 19, 2012 di Redazione 

E’ questo, e non un (nuovo) governo a guida Democratica che assuma finalmente i provvedimenti di cui l’Italia ha bisogno, il vero fattore di instabilità di questo paese. L’instabilità di non sapere che piega prenderà da un giorno all’altro la discussione in Aula perché il primo partito italiano, (non) guidato da Bersani, impaurito dalla prospettiva di doversi assumere in prima persona la responsabilità di affrontare la situazione di difficoltà in cui è calato il nostro paese, cincischia, lasciando però che nel nostro Parlamento continui a prosperare una maggioranza di destra (s)composta dalle più irresponsabili pulsioni personalistiche e populiste di Lega e Pdl. La prova (ulteriore), in qualche modo anticipata dall’intervista di stamane sull’Unità a Massimo D’Alema, si è avuta oggi, quando la vecchia maggioranza ha approvato da sola – e contro il parere degli “alleati” – una riforma che stravolgerebbe completamente il senso delle nostre istituzioni, tasformando una repubblica parlamentare in una sostanzialmente presidenziale, senza che né nel paese, né nelle aule di Camera e Senato – giustamente impegnati a confrontarsi su temi più seri, al momento, e/ perché più urgenti – si sia nemmeno potuto abbozzare uno straccio di dibattito comune. E questo potrà riguardare, dall’oggi al domani (e con una prevedibile climax nell’inoltrarci nella campagna elettorale), qualsiasi provvedimento partorito dall’aula o licenziato dal governo: la ritrovata “morsa” (sulle nostre istituzioni democratiche: si parla infatti di un possibile scambio tra Pdl e Lega in vista delle prossime elezioni che prevederebbe una sorta di desistenza da parte leghista nel non presentarsi alle politiche in cambio della guida della regione Lombardia: che rappresenterebbe un ulteriore passo per il pieno controllo del nord e verso una secessione mascherata, di questi tempi (per molti, finto-europeisti), in – maggiore – autonomia nella chiave della federazione continentale) tra le due forze più estreme (o spregiudicate) del nostro arco costituzionale promette, in presenza di una qualsiasi, rinnovata esigenza privatistica di Berlusconi o di una “voglia” dell’alleato nordista, di dare luogo a inusitate fughe in avanti – contando appunto sullo strapotere della loro maggioranza parlamentare – minacciando lei, così, la credibilità e l’affidabilità del nostro paese (anche rispetto ai mercati e ai nostri partner europei) e generando l’effetto opposto a quello che gli altri membri della “strana maggioranza” sostengono, sventolando presunte ragioni di “responsabilità” e di “interesse del paese”, di voler sortire. Lo spread è tornato sopra quota 500, Monti non sa, nella chiave della crescita, che pesci pigliare, il Parlamento continua ad essere in balia del populismo e degli interessi della metà più caotica e meno responsabile dell’arco delle forze parlamentari, che speravamo di avere consegnato al dimenticatoio con le dimissioni di Berlusconi (non dimentichiamo che si tratta degli stessi deputati e senatori che hanno sostenuto il precedente governo e che il Cavaliere aveva battezzato alla loro nomina attraverso le liste bloccate del Porcellum), e che rischiamo di (ri)vedere moltiplicati nei mesi che ci separano dalla data del voto, per un ulteriore aggravio di instabilità: come abbiamo scritto una settimana fa, è ora che il Pd si carichi finalmente sulle spalle questo paese: prima che sia (davvero) troppo tardi.

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