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L’Italia non si può (più) permettere nove mesi di campagna elettorale

luglio 16, 2012 di Redazione 

Ecco il contributo portato dall’”agenda Monti” alla salvezza del nostro paese: la (sua) dipendenza (della comunque ipotetica, e utile solo a guadagnare altro tempo, attivazione dello scudo anti-spread) da una sentenza di una corte tedesca che non sarà emessa prima di settembre, consegnando il nostro debito – la cui tenuta dipende dalla (nostra) capacità di rigenerare la crescita, e non da operazioni economiciste che non fanno che rafforzare, agendo solo in funzione dei mercati – e non della nostra economia (reale) – il predominio della finanza sulla Politica – al (più consistente) rischio-default legato alla volatilità della speculazione ad agosto.

Questo governo ha esaurito (ammesso di averla mai avuta) la propria carica propulsiva: anche per evitare che la tentazione (continua) del presidente del Consiglio di far pagare alle persone più deboli il costo del proprio vuoto di iniziativa – mentre con l’altra mano salva i manager pubblici, non sfiora le clientele della politica politicante e lascerà cadere nel vuoto l’appello del vicepresidente di Confindustria Lo Bello di porre fine allo scempio di una Regione Siciliana che ha più dipendenti di Downing Street – possa ingenerare (nuove) tensioni, ridiamo la parola agli elettori, com’è naturale in democrazia, e a novembre (ri)avremo un governo (Politico) nel pieno delle sue funzioni che, a partire da un progetto organico e complessivo tutto proiettato al futuro, potrà porre fine a questa parentesi durata vent’anni, e – mentre “muore” la stagione della politica politicante – cominciare a far rinascere l’Italia.

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