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***Spending (p)review***
LA “MANNAIA” DI MONTI SUI DEBOLI. MENTRE LA CASTA PROSPERA
di MASSIMO DONADI*

luglio 11, 2012 di Redazione 

Perché il governo, il cui unico riferimento sono le tecnocrazie europee e i mercati – e non ciascuno di noi – ha il (solo – ?) obiettivo di mantenere in vita se stesso, e per questo non si azzarda neppure a toccare i (veri!) sprechi che gravano sulla nostra spesa, quelle clientele della politica politicante annidate in organismi para-pubblici a fondo perduto (nel senso che non servono a nulla, se non ad assicurare le prebende, e una – altra – ? – “poltrona”, ai propri membri) che trovano la loro “vetta” paradigmatica nella pletora di dipendenti della (pur autonoma – ?) Regione Siciliana, vero buco nero della nostra finanza (perché l’autonomia della Regione, buona per le assunzioni, non vale per il pagamento degli stipendi che ricade su tutti noi), e rispetto alle quali la “sparizione” del tetto ai gettoni dei manager pubblici dai provvedimenti del governo (“rivelata” stamane dal Corriere) tradisce l’ipocrisia e la strumentalità di questo esecutivo (come nel caso dello scudo anti-spread, “coperta di Linus” della insipienza di Monti nel rigenerare la crescita, prima chiesto “ma non ce ne avvarremo”, e che ora che ce ne vogliamo “avvalere” non sarà comunque “pronto” prima di settembre, così che nella volatilità dei mercati di agosto saremo pronti noi a rischiare il default; avendo fino ad oggi passato il nostro tempo a tirare la giacchetta ai nostri partner europei, invece di concepire misure per la crescita che avrebbero risolto definitivamente il problema e senza farci dipendere da altri), che colpisce senza pietà i “poveri” per lasciare inalterati i privilegi (altro che lotta alle corporazioni) dei ricchi (dipendenti dello Stato). I voti dei cui referenti politicanti sono però necessari al professore (?) per rimanere in carica fino al 2013 (e poi magari avanzare la propria ri-candidatura a Palazzo Chigi, con tanti saluti a chi lo avrà sostenuto fino ad allora “lealmente” – prevedibilmente non ricambiato, come anticipa la visita del drappello di deputati Pdl a Palazzo Chigi per decidere sulla Rai escludendo il Pd – appoggiato magari da un Berlusconi la cui riproposizione come “candidato”, vista l’inutilità e gravosità per il Cavaliere – anche per la contrarietà delle cancellerie europee – potrebbe essere sostituita da un – naturale, data l’identità “di destra” dell’ex presidente Bocconi – sostegno futuro alla premiership del professore), e non vanno messi a rischio. Ma, così, si mette a rischio solo la vita degli italiani (e/ anche attraverso la tenuta – di “lungo” – ? – periodo – del nostro bilancio): mentre amici e parenti dei politicanti possono continuare a prosperare (e a sperperare, con la loro presenza e in-direttamente, soldi pubblici). Come ci racconta il capogruppo di Idv alla Camera, che passa in rassegna alcuni degli altri (costosissimi) organismi che i tagli della salvifica “agenda Monti” (che non hanno mancato di schiantare la nostra ricerca e di far compiere un altro passo verso la privatizzazione al sistema sanitario – perché questa è la strada tracciata) hanno dimenticato di sfiorare.
di MASSIMO DONADI

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di MASSIMO DONADI*

Un comitato “fantasma” all’interno del ministero della Difesa che spende 3 milioni di euro per progetti assegnati ai componenti della stessa commissione. E’ il “Comitato per la prevenzione e il controllo delle malattie” che, in cinque anni, non ha prodotto nulla sul piano della prevenzione delle malattie del personale militare. In compenso, ha finanziato 7 progetti di ricerca, dalla validità scientifica quantomeno dubbia, per quasi 3 milioni di euro. La denuncia, pubblicata da Repubblica, è partita dal collega senatore Caforio. La cosa grave è che, alcuni di questi progetti, sono stati assegnati a due componenti dello stesso Comitato, ed un terzo al coordinatore delle strutture operative di ricerca, in uno scandaloso conflitto di interessi.

Non solo. Nel mirino della procura di Roma e della Corte dei conti, che stanno indagando su questi presunti sprechi, cè anche la gestione dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, una società al 100 per cento del Ministero: il costo del cda della Sin, la spa di servizi informatici di Agea, passato da 240mila euro a 600mila. In più, due auto blu nuove fiammanti, acquistate per 70mila euro l’una del tutto inutili.

Altro giro, altra corsa. Nel Lazio, con la metà degli abitanti della Lombardia (5 milioni contro 10) i consiglieri regionali percepiscono uno stipendio doppio rispetto ai loro colleghi del Pirellone: 10mila euro contro 5. Ognuno dei 71 consiglieri regionali costa ogni anno ai cittadini del Lazio quanto un appartamento da 355mila euro, il 20 per cento in più di quanto “valeva” nel 2009. E per i 71 eletti ci sono 79 poltrone. E poi ancora. I costi dell’Assemblea sono lievitati toccando i 115 milioni di euro e le spese continuano ad aumentare di anno in anno.

Solo tre esempi di come ancora, nel nostro paese, viene gestito il denaro pubblico. Un mare di sprechi, di privilegi, di prebende elargite sottobanco e nel sottobosco della politica, senza alcun obiettivo di buona amministrazione e pubblica utilità. Era qui che il governo Monti avrebbe dovuto agire, incidendo nella carne viva degli sprechi. A fare la spending review del mio stivale, come ha fatto Mister Mario, ci sarebbe riuscito anche un bambino.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera di Italia dei Valori

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