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Caro Pigi, per il bene del paese le primarie si tengano prima Chirico

luglio 10, 2012 di Redazione 

“Siamo indispensabili”. Così Rosy Bindi, pure “amica” del giornale della politica italiana – con cui spesso si è trovata d’accordo – definisce se stessa e gli altri della classe dirigente Democratica degli ultimi vent’anni. Il distacco dalla realtà del nostro paese di un’intera generazione è ormai evidente. “Il potere logora chi non ce l’ha”, ma, soprattutto, come ci insegna la Storia, chi lo detiene da troppo tempo. E, certo, le tentazioni “rottamatrici” non aiutano: è comprensibile e persino “condivisibile”, l’impeto “giovanile” – lo diciamo senza nessuna ironia – di Matteo Renzi, ma avere posto la questione del rinnovamento del Pd in questi termini non ha sicuramente favorito il dialogo tra “vecchi” e “nuovi” (e non depone a favore della capacità di leadership del sindaco di Firenze). Che è – il dialogo – lui sì “indispensabile”, almeno se guardato con gli occhi di una cultura (Politica), la nostra, che considera la condivisione, il coinvolgimento, il “fare squadra” uno straordinario valore aggiunto. Mostrare (però, a propria volta – da parte della “vecchia” classe dirigente), di credere (allo stesso modo) nella modalità opposta, fino a mettere in discussione – o, meglio, a fingere di dimenticare – i più fondamentali principi democratici, come quelli oggettivamente non rispettati nel corso dell’assemblea di sabato, finisce per essere contro i (propri) stessi interessi: perché non sarà trincerandosi nel bunker della propria autoreferenzialità, che l’attuale classe dirigente potrà sperare di dare un contributo al Pd di domani. Ed è (“anche”) contro gli interessi del Pd. E quindi dell’Italia. Perché laddove non c’è democrazia, o – come sottolinea giustamente ogni volta Pier Luigi Bersani – ce n’è più che negli altri partiti, ma questo, magari, diventa un alibi perché non ce ne sia “abbastanza”, il rischio di cortocircuiti (“denunciato” dal “nostro” Gad Lerner alcuni mesi fa) è sempre forte. Da cui il nostro appello a non togliere alla partecipazione quei canali di espressione che sono vitali per un corretto gioco democratico, e che – soprattutto in momenti di crisi come questo – possono fare la differenza tra una coesione che può aiutare a superarla, e una (ulteriore) frattura – tra classe al potere e società; tra cittadini e istituzioni; tra nucleo “integrato” di una società e chi invece ne sta vivendo ai margini – che soprattutto in un paese in cui la tentazione di far saltare i banchi della nostra vita comune è “sempre” – ancora – forte, è responsabile porsi l’obiettivo, e darsi il rigore, di contribuire ad evitare. In altre parole, quando un membro di un’assemblea democratica presenta un ordine del giorno e chiede di votarlo, “non c’è ragione – per usare le parole di Franco Marini – per non metterlo in votazione”; e quando si stabilisce di fare una primaria che promette di dare sfogo al bisogno di partecipazione di cittadini esausti da venti, e più, anni di autoreferenzialità che ora mettono a repentaglio le loro condizioni di benessere minimo attraverso un rischio-default frutto proprio di questa concezione “proprietaria” della Politica, è bene non rinviarla a quando non potrà più essere “vera”, perché è questo, e non favorire, appunto, la partecipazione, il modo in cui si dà linfa e fiato a quegli “apprendisti stregoni” di cui poi, tanto, ci si duole. La giovane esponente di Radicali Italiani e firma di Panorama, ora, sulla scarsa democraticità del partito…democratico (di sabato). di ANNALISA CHIRICO

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di ANNALISA CHIRICO

Oltre i froci c’è di più. Lo dico col massimo rispetto per gli omosessuali di tutto il mondo. Io, del resto, sono a favore del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso. Non vi è ragione per cui uno Stato laico debba impedire a due persone che lo desiderano di assumere reciproci diritti e doveri. La Chiesa è libera di atteggiarsi come vuole, secondo i crismi e i dogmi della religione. Lo Stato non può discriminare.

Come dicevo, oltre i froci c’è di più. La bagarre scoppiata nel corso dell’Assemblea nazionale del PD racconta del Partito guidato da Pierluigi Bersani molto di più della sua atavica indifferenza sui diritti civili. Sulla stampa è emersa la protesta delle “minoranze”, come le ha definite con spirito cristiano Rosy Bindi. I froci sono rimasti scontenti perché il documento più coraggioso presentato da Anna Paola Concia non è stato messo ai voti, mentre è stata sottoposta al voto assembleare una versione light partorita dal Comitato presieduto appunto dalla Bindi.

Analogo trattamento è stato riservato ai tre ordini del giorno promossi da Giuseppe Civati, consigliere regionale lombardo ed ex rottamatore. Civati si concentra sulle regole per le primarie, primarie per i parlamentari e limite ai tre mandati. Anche in questo caso la presidenza – leggete Rosy Bindi – nega all’assemblea il diritto sacrosanto di esprimersi su quei documenti.

Ora, io vi chiedo a che cosa serva mai un’Assemblea, sia pur di delegati e non di iscritti, se i documenti che promanano dall’assise non sono sottoposti al voto. Se la riunione si riduce alla passerella dei parlamentari, cui certo non mancano le occasioni per esprimersi, e nella manipolazione scientifica del gioco assembleare, allora a che cosa servono queste mega riunioni?

ANNALISA CHIRICO

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